scritto da francesca il 5 02 2024
                        Carnevale è tempo di travestimenti. Una volta il travestimento aveva uno scopo ben preciso che oggi non si usa più, ci si nascondeva dietro una maschera, occultando la propria identità, ci si comportava come meglio si credeva per chi non aveva il coraggio delle proprie azioni a viso scoperto. La maschera come parola sia di lingua greca e latina "mettere una maschera sul volto ha il significato di assumere quella personalità e mostrare quel carattere".  Carnevale, tempo di scherzi, di trasgressione, di allegria, di carri pittoreschi con mille colori e scenografie per strappare un sorriso. Come dicevo Carnevale tempo di gioia che va d'accordo con la burla e si sposa con il buonumore. Mascherandosi si potevano invertire i ruoli, ci si burlava dei potenti ed era ammesso fare la caricatura di vizi o malcostumi. Indossiamo a volte una maschera per proteggere il cuore da brutti incontri. Mostrare i vero volto è un percorso molto difficile, accertarsi con il vero volto chi sei, ecco che allora indossiamo maschere di protezione e copertura e nascondiamo la nostra vera personalità. La maschera deve essere quello che sei, non nascondere la reale identità, usa la maschera di quello che sei, non nascondere la reale identità, usa la maschera di quello che sei, quella del cuore, una maschera che tutti noi una volta abbiamo messo. Condividiamo il Carnevale con gioia e con un sorriso. Che dietro la tua maschera ci siano sogni da raccogliere con mille mani pronte a raccoglierli. Buon Carnevale.                           Gugli
scritto da francesca il 25 01 2024
                              Più passano gli anni e inesorabile i ricordi si aggrovigliano, però, diventano sempre più nitidi, chiari, quasi come se fossero filmati. E siccome è tutta la notte che mi frullano nella testa, sento il desiderio di esternarli, di raccontarli, anche se l’amarezza e la rabbia, è tanta. Quando vado nel piccolo cimitero del mio paese, sono lì, schierati con foto un po’ sbiadite che però riconosco, “sento” anche le loro voci. Ecco che parlerò di mio padre e degli Uomini di ieri. Gente avvezza alla fatica e al sacrificio per portare un pezzo di pane a casa. Lavoro duro la cava di quei tempi. L’estate ti brucia il sole anche perché le “tagliate” nel monte fanno da specchio aumentando il caldo. L’inverno è freddo perché non ci sono ripari, e sei esposto alle intemperie, perché il lavoro deve andare avanti.                                                             Molti cavatori, poi, furono costretti ad emigrare e si ritrovarono a cavare carbone nelle miniere. Mio padre, scampò la vita nelle miniere di Pola, perché era risalito perché aveva finito il turno di lavoro. Contarono 350 morti. Mancava all’appello, il figlio di Oscar, un amico cavatore. Il giorno successivo, anche se c’era il divieto, si calarono di nuovo nella galleria dove sapevano e lo trovarono svenuto ma vivo. Con la testa era rimasto fuori da una buca piena d’acqua. Tante volte mio padre ci ha raccontato questo atroce fatto. Questi uomini, tra cui mio padre, sono andati in pensione con i polmoni ricoperti di silicosi: morti soffocati, e chi è vissuto, una misera pensione. Queste sono pagine di storia del lavoro, che non trovi scritte in nessun libro scolastico. Queste sono verità che i nostri “onorevoli” dovrebbero leggere come una preghiera. Queste sono le persone: Uomini e le loro Donne, che hanno contribuito a fare grande l’Italia.                                         Giulio Salvatori
scritto da francesca il 22 01 2024
Buongiorno, non voglio commentare le diatribe che leggo sul rullo perché alimenterei ulteriormente le polemiche, esacerbando ancor più gli animi dei contendenti. Ma una considerazione la devo fare. Come mai Enrico si palesa solo ed esclusivamente in un blog (Bosco)? Eppure i blog qui sono ben quattro. Se ne escludiamo uno (Parliamone) che è andato alla deriva da tempo, ne rimangono altri due (Incontriamoci e Poesie) che sono gestiti dalla sottoscritta. Ora, io non pretendo complimenti né salamelecchi  o smancerie varie, però, per par condicio, ci dovrebbe essere una parità di trattamento, o quantomeno un’imparzialità di condotta. Ora, delle due l’una: o Enrico è di parte in quanto sostenitore non equo, o quell’Enrico lì non è l’Enrico che io ho conosciuto a Vicenza, a Milano, ad Assisi e in altri luoghi d’Italia. Propendo per la seconda ipotesi. Infatti, se gli scrivo mail non mi risponde, se gli telefono idem. Enrico, ci sei o ci fai? Se ci sei veramente (ma soprattutto se sei veramente tu), fatti un giro anche da queste parti, in fondo sto gestendo i “tuoi” due blog da anni. Un saluto a tutti. Francesca
scritto da francesca il 19 01 2024

Qualche tempo fa una persona mi ha ripreso chiedendomi, con fare quasi disperato: " perchè non commenti il mio post?”. Prima di rispondere tra la gamma infinita di risposte possibili che avrei potuto dargli, mi sono interrogata e ho capito che, al di là di tutto ciò che si pubblica, esiste una disperata solitudine da web.

So che non è una novità, che probabilmente ci sono arrivata anche per ultima, ma toccare con mano la disperazione di chi contempla il proprio isolamento sul display di un personal computer, è una cosa che può certo dare una vertigine. Quell’isolamento è scandito dalla mancanza di commenti o di like. SE TI COMMENTANO IL POST, ALLORA TU ESISTI!!mi-piaceC’è una solitudine da computer e un’angoscia da p.c. che può togliere persino il respiro e creare ansia e inquietudine. Addirittura depressione, nei casi più gravi. E il pc, invece di unire più rapidamente e creare comunità solidali con contatti rapidi e veloci, è diventato un mondo virtuale popolato da una comunità digitale impalpabile e amorfa. Di fatto, un mondo parallelo che non ha alcun contatto con la realtà della vita vera. Ci si può perdere nel web e come nel labirinto di Shining ci si può annullare. Il fenomeno è così’ dilagante e diffuso su scala planetaria che ormai molti, attorniati da una folla di fantasmi, sotto stress, soli come cani, stanno lì nel bel mezzo dell’oceano del web convinti di avere intorno centinaia di amici. E'  come se si fosse tutto rovesciato: il mezzo è diventato il fine; il contenitore, ha avuto la meglio sul contenuto. 
 Come si guarisce? Secondo gli esperti, stabilendo regole condivise con i membri della comunità. Dopo una certa ora, niente post, niente like, niente mail ma una telefonata, oppure ci sentiamo domani. Si chiude Pc, tablet, computer e si legge, si esce, ci si incontra o si sta in compagnia di sé stessi. Ma perché comunichiamo sempre meno guardandoci negli occhi? Qualcuno di voi ha la risposta? Io posso suggerire: scriviamoci di meno e incontriamoci di più. Francescagif