scritto da francesca il 25 05 2020
Pensavo. Magari non dipende da te. Magari il fatto che sei infelice, arrabbiato, amareggiato, solo, triste, spaventato, trascurato, alienato, stanco, esasperato. Magari non dipendente da te. Dico, il fatto che vivi una vita che non ti soddisfa, che non hai amici veri, che non riesci a essere né felice, né soddisfatto. Magari dipende da altro. Anzi, guarda, magari dipende da altri. Da gente che arriva da fuori. Forestieri. Da gente sconosciuta, gente di chat che sarà bene rimanga tale. Gente con altra cultura, altra pelle, altre religioni, idee distanti. Gente che non si capisce quando parla. Che è rumorosa, fastidiosa, tanta, poca, diversa. Anzi no, magari dipende dal tuo vicino di casa. Quell'antipatico del tuo vicino di casa. Magari è colpa sua se sei infelice, arrabbiato, indolente, amareggiato, solo, triste, spaventato, trascurato, alienato, stanco, esasperato, se ti ritrovi chiuso in casa, se non hai i soldi per arrivare a fine mese, se gli altri ce la fanno e tu no, se non piangi, se non trovi parcheggio, se piove un secondo dopo che hai portato a lavare la macchina, se la tua squadra del cuore gioca male. Magari è qualcosa di più grande. Il Governo. Un complotto, perché no? Ordito da potenze straniere. L'Unione Europea. Le banche. I sionisti. L'America. La Russia. Le compagnie farmaceutiche. Il nuovo ordine mondiale. Magari è per quello che sei infelice, arrabbiato, indolente, amareggiato, solo, triste, spaventato, trascurato, alienato, stanco, esasperato, rassegnato, ferito, magari è per quello che ti senti braccato, in trappola, in prigione, che ti vedi brutto, che non pensi prima di parlare, che scagli minacce sui social e poi metti foto di gatti. Magari è ancora più grande. Magari è Dio, onnipotente e in vena di lezioni. O un dio con la lettera minuscola, ma sadico uguale. Oppure il diavolo probabilmente, la sfortuna, la sfiga, quella nera, quella che si accanisce, il karma, l'oroscopo, l'allineamento dei pianeti, il destino cinico e baro che dall'alto ha puntato il suo lungo artiglio proprio contro di te. Magari è per quello che sei infelice, arrabbiato, indolente, amareggiato, solo, triste, spaventato, trascurato, alienato, stanco, esasperato, rassegnato, ferito, abbandonato, incompreso, dimenticato, con la schiena a pezzi e la sveglia alle sei meno cinque. Magari non dipende da te. Il fatto che non leggi più un libro, che non ti vedi più un film, il fatto che il tuo amico è morto, che urli contro la televisione, che non chiedi più scusa, che vedi tutto nero, che non riesci a realizzare mezzo sogno, a far sorridere qualcuno, a dire la verità, a essere te stesso con te stesso, a smettere di odiare, di gridare, di disprezzare, di isolare, di perseguitare, di censurare, di inseguire, di linciare, di credere ciecamente, di non andare mai a controllare, di prendertela con chi ha meno, chi è indifeso, chi sta sotto perché è a portata di ceffone e con chi sta sopra perché tanto non ti sente. Magari non dipende da te la smania di voler vedere ancora un altro muro, un altro confine, un'altra scissione, un altro balcone, un altro rotolo di filo spinato, un altro “altro”, un'altra storia che si ripete senza che tu te ne accorga perché intanto te la sei dimenticata. Magari non dipende da te. O magari sì.
scritto da francesca il 19 05 2020
La primavera è la stagione che invita a fare le semine nei campi, potare le siepi, tagliare l’erba ecc. Mi raccontava mio padre, che il Monsignore della parrocchia di una città vicina, aveva un uomo che faceva tutti questi lavori nei terreni della chiesa. Una mattina, aveva lavorato così tanto che commosse la perpetua, la quale si rivolse al Monsignore chiedendogli se poteva apparecchiare anche per il bravo Antonio: questo era il nome del camarlengo. Avuto il consenso, corse dall’uomo dicendogli che, al suonare delle ore dodici, si presentasse pulito e lavato che era loro ospite. Allo scoccare dei dodici tocchi, era già sulla soglia della canonica; la donna lo accompagnò in sala pranzo, proprio di fronte al Monsignore. Quando arrivò con il mangiare, il Reverendo iniziò la preghiera di ringraziamento: “Signore, benedici noi e il cibo che stiamo per prendere.” Antonio, più che pregare, guardava il contenuto del vassoio che la perpetua aveva posato sul tavolo. Conteneva una grossa bistecca di carne e una più piccola, ma tante patatine arrosto e altri bocconcini di carciofi impanati e fritti. Non poteva mancare un bel fiasco di vino rosso con la scritta: Chianti. Quando Monsignore si accorse che la bistecca grande era rivolta verso Antonio, cominciò a parlare: "Vedi Antonio noi ti ringraziamo del lavoro che fai tutti i giorni, è un giardino ovunque. Bravo! Mi fa piacere averti alla mia mensa. Sai Antonio, volevo dirti che, bello sarebbe girare il mondo e conoscere usi e costumi delle genti...." E mentre diceva queste belle parole, aveva girato il vassoio, così che, la grossa bistecca, ora si trovava dalla sua parte. Antonio si accorse di questa bravata del Monsignore, e ci mancò poco che imprecasse, ma si riprese subito: trionfò la saggezza contadina, e: "Reverendo, sa, io non posso girare il mondo come dice lei, sono povero e la ringrazio della Sua bontà, però, mi hanno sempre detto che, la sera, ognuno deve ritornare a casa sua". ​ E rigirò il vassoio dalla sua parte. Il Monsignore fece finta di nulla completò la preghiera: "E danne a coloro che non ne hanno" ------------------------------------------------------------------------------------------- Giulio Salvatori 18/05/’20 ​
In epoca di pandemia dove l'isolamento dura mesi e gli unici volti che vedi sono quelli della tua compagna , del tuo compagno o lo specchio , diventa difficile sopravvivere , come dice Debora Kestel psicanalista e direttrice OMS " l'incertezza , la paura , l'isolamento , le turbolenze economiche , causano o possono causare sofferenze psicologiche " Esci per far la spesa e vedi solo gli occhi delle persone perché il volto è coperto dalle mascherine , poi ci sono le distanze che devi rispettare e se per caso scambi poche parole con chi ti sta di fronte (almeno a un metro) tremi perché pensi sia un portatore asintomatico. Hai bisogno di parlare , di incontrare qualcuno e a questo punto non importa se realmente o virtualmente , tanto Francesca, Alfred, Guglielmo , Rosa, Giannina , Giulio ,Riccardo ( tanto per citarne qualcuno) , li conosci da anni e sai come la pensano . Poi li hai immaginati e l'immagine mentale mediata dai loro scritti , quindi dai loro caratteri , esce chiara ed è certamente qualcosa di più che una immagine virtuale a volte suffragata anche da qualche fotografia. Qualche parola , un saluto, qualche piccolo diverbio , cose scritte , pensate , la descrizione di ciò che hai mangiato a cena o la descrizione dei mali quotidiani può vincere l'isolamento. Non ho mai fatto un mistero sul fatto di essere uno strenuo sostenitore di Eldy ,che in questo momento è sacrosantamente utile. Ci si incontra nella piazza , quasi sempre ad ore stabilite , ad esempio per passare la serata , leggi con gioia alla mattina i saluti di Giannina , Lorenzo ed altre persone di buon cuore. Si scrivono pensieri, spesso importanti , si danno suggerimenti di vita e di storia, si parla d'arte e di territorio ,di fatti realmente vissuti, di poesia e di filastrocche ...che volete di più !? Ringrazio per l'ennesima volta questo piccolo (grande) social e tutti quelli che lo frequentano e mi scappa , come dice Francesca , un abbraccio stritoloso per tutti. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------Franco
scritto da francesca il 11 05 2020
Cari amici, proprio adesso che siamo in un momento storico del nostro Paese io voglio credere che qualcosa di buono può ancora accadere. Ho bisogno di pensare positivo. So benissimo, e non sottovaluto, la gravità del momento e la profonda crisi che stiamo attraversando. I grandi problemi che attanagliano il nostro Paese. Da quello sanitario, in primis, a quello economico e quant'altro. E poi le guerre. le violenze, le tragedie, gli eccidi e i massacri mondiali che, al di là del Covid, non hanno mai smesso di colpire. Forse il mio è un sogno, un'utopia,ma voglio crederci ancora una volta. Forse la mia è una malattia cronica che si chiama "ottimismo" e quindi ho speranza. Credo fermamente che esista comunque, qualcuno che, come me, abbia il desiderio di Abbracci e Speranza. In questi mesi siamo stati obbligati a traslocare dentro un computer o dentro lo spazio ancor più claustrofobico di un cellulare, asettico e a distanza di sicurezza da ogni essere umano, anche il più caro. Abbiamo messo in pausa amori e sensi, baci e abbracci, progetti e rimpianti, ma non la voglia di riviverli ancora. Un virus, tanto minuscolo quanto prepotente, ha scombussolato le nostre vite, ha modificato in maniera transitoria il nostro modo di amare, ma non ha tarpato le ali al bisogno di abbracciare e baciare ancora, di condividere sentimenti e affetti dai quali adesso dobbiamo mantenere la "distanza sociale". Lo so che non è facile vivere senza baci e abbracci. Ci vuole un gran talento per resistere a quest’anestesia totale dei sensi e delle emozioni libere. È un assurdo quotidiano, fatto di attesa ma io sono certa che continuando a combattere, prima o poi raggiungeremo l'agognato traguardo. E NON MI ARRENDO! Voglio costruire speranza dentro di me, perché l’Italia che produce risultati di successo c’è. E’ viva e vitale, diffusa in mezzo a noi. È l’Italia che non si rassegna al declino. Datemi pure della pazza idealista, dell'illusa ingenua e magari dell'inveterata ottimista ma OGGI HO PROPRIO BISOGNO DI UNA SANA INIEZIONE DI FIDUCIA!!! E con queste prospettive.....aspetto! ---------------------------------------------------------------------------------------------------- Francesca