scritto da francesca il 30 11 2020
Volevo, ossia, vorrei scrivere qualcosa di molto impegnativo per tutta la Valle di Eldy, avevo in mente tante belle cose anche per cercare di sollevare un po' gli animi. Mi sono detto: scrivo una barzelletta? No! non sarei capace. Canto uno stornello alla fiorentina? Mi sono ricordato, per fortuna, che sono stonato come una campana "avvezzata" si dice dalle mie parti. Cambio idea e mi preparo per suonarVi qualcosa, ma non trovo il bocchino del Sax. Andrò a vedere sulla macchina se fosse uscito dalla custodia. Insomma, mi sono alzato con tanti buoni propositi che man mano si dissolvono nell'aria come volute di fumo. Amiche e Amici, dovete perdonare questa mente contorta: dovrò inventarmi qualcosa di diverso. Eppure, la soluzione la devo trovare. Vuol dire che mi fermerò un attimo a riflettere. A volte, ricaricare le pile fa bene. E se le pile fossero talmente scariche da buttare? Il mio angelo custode mi tira per i capelli e grida così forte che mi spacca i timpani. Meno male che lo sento solamente io, è un accordo tra me e Lui. Il mio passeggiare strano non sfugge alla moglie che mi guarda come se fossi un marziano, le sorrido come dire: tranquilla. Qualcuno suona il campanello di casa, è il postino, non vado neanche a vedere tanto sono solamente bollette da pagare. E' l'unico movimento che si vede dalla finestra, tutto tace. Anche le tortore, sono allineate silenziose sul filo della luce. Non ricordo cosa dicevo all'inizio di questo intervento. Ecco! Ora ricordo. Dovevo scrivere qualcosa di allegro. Quando ho aperto la finestra, ho picchiato la testa nell'inferriata, mi ha fatto bene perchè sono sempre distratto, penso contemporeanamente a troppe cose e, quando uno ne vuol fare tante, di solito combina dei guai. Per quello sono un asso: avevo messo la moka sul gas e sono andato a farmi la barba. Quando sono ritornato in cucina era tutto strinato. Per fortuna la capa era andata a fare la spesa e non si è accorta di nulla: ho rimesso tutto in ordine. Facciamo così, siccome stamani non combino nulla di buono, lo rimanderò alla prossima volta e, vi prometto, che scriverò cose veramente importanti, dovessi ricorrere a Michelangelo. Sapete, lui qui era di casa. Aveva aperto le cave per estrarre le colonne per i Medici. A proposito di medici, non telefonate perchè non risponderà nessuno. Mi chiamano e devo smettere proprio ora che mi ero ricordato cosa dovevo scrivere. Acc! Sarà per la prossima volta.--------------------------------------------------------------Giulio Salvatori
Premessa: non voglio fare la "morale" a nessuno. Il mio unico intento, con questo racconto, è di farci riflettere.-------------------------------------------------------------------------------------------- Un giorno, in un bosco molto frequentato, scoppiò un incendio. Tutti fuggirono, presi dal panico. Rimasero soltanto un cieco e uno zoppo. In preda alla paura, il cieco si stava dirigendo proprio verso il fronte dell'incendio. Non di là, gli grido lo zoppo, finirai nel fuoco. Da che parte allora? Chiese il cieco. Io posso indicarti la strada, rispose lo zoppo, ma non posso correre. Se mi prendi sulle tue spalle potremmo scappare tutti e due molto più in fretta e metterci al sicuro. Il cieco seguì il consiglio dello zoppo. E i due si salvarono insieme.------------------------------------------------------------------------------------------------ Se sapessimo mettere insieme le nostre esperienze, e le nostre delusioni, le nostre ferite, le nostre conquiste, ci potremmo molto facilmente salvare tutti. Buona lettura buon tutto -----------------------------------Guglielmo. (Tratto da Piccole storie dell'anima di Bruno Ferrero)◄░
scritto da francesca il 26 11 2020
INTERMEZZO DIVERTENTE-------------------------------------------------------------------------------------------- Quando ero bambino, qualche anno fa, mia madre mi raccomandava sempre di essere gentile e educato.- “Quando vedi la Palma che va alla fonte con il secchio, corri e glielo porti a casa. Quando sei seduto da qualche parte e vedi che una persona anziana è in piedi, alzati e la fai sedere…- Insomma , tutti quei buoni insegnamenti che una mamma da ai figli. :- “Ricordati, che chi fa del bene, riceverà sempre del bene “- Infatti la buona Palma, mi regalava sempre un quadretto di cioccolato , ma questa è un’altra storia che mi serve solamente per raccontarvi quanto mi è successo in virtù del mio “buon” cuore. Ho un piccolo appezzamento di terreno dove coltivo un po’ di tutto e pochi giorni fa sono tornato a casa con una cassetta di insalata e ho cominciato a regalarla ai vicini di casa. Da ultimo ho pensato di fare altrettanto con la Clara e ho suonato al campanello di casa inutilmente, non rispondeva nessuno e mi sono attaccato all’interruttore del citofono. Un urlo come una sirena , ossia, un tuono, risponde :-Chi è ? Che volete, che succede ? Vi dirò brevemente che Clara e Furio sono marito e moglie , sono su con l’età e sono entrambi molto sordi, ecco che ogni mio tentativo di ricevere una risposta era inutile, nel frattempo , sentendo tanto baccano ,era arrivata la vicina di casa e cercava di spiegare che ero io che suonavo…Macchè, gridava ancora più forte : - Lo sapevo che doveva succedere, è morto il mio Furio, Furioooo, Furioooo – Ma Furio non rispondeva. Finalmente apre la porta :- Ma sei te che suoni ? Avete visto il mi’ marito ?Furiooo . Ci fa entrare, Furio dormiva pesantemente sul divano e la Clara quando capì che non era morto si rivolse a me inferocita :- Sei un maleducato, mi hai spaventata..- e altri titoli che non riporto .Le diedi la cassettina dell’insalata sperando che capisse il mio intento, ma mi spinse “dolcemente” fuori . Rimase la vicina di casa a calmarla e spiegarle il tutto : gli insegnamenti di mia madre non erano serviti a nulla. Verso l’una , mentre sono a tavola, sento bussare alla porta, era Clara con una bottiglia di vino in mano, la posa sul tavolo e in silenzio se ne va. La pace è fatta. Mentre finisco di mangiare mi sembra di sentire la voce di mia madre :- Hai visto?Chi fa del bene, riceverà sempre del bene, ricordalo sempre.-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Giulio Salvatori (Il solito maledetto toscano)
scritto da francesca il 25 11 2020
Io canto le donne prevaricate dai bruti, la loro sana bellezza, la loro “non follia”, il canto di Giulia, io canto riversa su un letto la cantilena dei salmi, delle anime “mangiate”, il canto di Giulia aperto portava anime pesanti, la folgore di un codice umano disapprovato da Dio. Canto quei pugni orrendi dati sui bianchi cristalli, il livido delle cosce, pugni in età adolescente, la pudicizia del grembo nudato per bramosia. Canto la stalla ignuda entro cui è nato il “delitto”, la sfera di cristallo per una bocca “magata”. Canto il seno di Bianca ormai reso vizzo dall’uomo, canto le sue gambe esigue divaricate sul letto, simile ad un corpo d’uomo era il suo corpo salino, ma gravido d’amore come in qualsiasi donna. Canto Vita Bello che veniva aggredita dai bruti, buttata su un letticciolo, battuta con ferri pesanti e tempeste d’insulti, io canto la sua non stagione di donna vissuta all’ombra di questo grande sinistro, la sua patita misura, il caldo del suo grembo schiuso, canto la sua deflorazione su un letto di psichiatra, canto il giovane imberbe che mi voleva salvare. Canto i pungoli rostri di quegli spettrali infermieri, dove la mano dell’uomo fatta villosa e canina sfiorava impunita le gote di delicate fanciulle, e le velate grazie toccate da mani villane. Canto l’assurda violenza dell’ospedale del mare, dove la psichiatria giaceva in ceppi battuti,di tribunali di sogno, di tribunali sospetti. Canto il sinistro ordine che ci imbrigliava la lingua, e un faro di marina che non conduceva al porto. Canto il letto aderente che aveva lenzuola di garza, e il simbolo-dottore perennemente offeso, e il naso camuso e violento degli infermieri bastardi. Canto la malagrazia del vento traverso una sbarra, canto la mia dimensione di donna strappata al suo unico amore, che impazzisce su un letto di verde fogliame di ortiche. Canto la soluzione del tutto traverso un’unica strada, io canto il miserere di una straziante avventura, dove la mano scudiscio cercava gli inguini dolci. Io canto l’impudicizia di quegli uomini rotti alla lussuria del vento che violentava le donne. Io canto i mille coltelli sul grembo di Vita Bello, calati da oscuri tendoni alla mercé di Caino, e canto il mio dolore d’esser fuggita al dolore per la menzogna di vita, per via della poesia.------------------------------------------------------------------------- Alda Merini