scritto da francesca il 24 03 2020
Da sequestrato , nei miei piccoli vagabondari da una camera all'altra della casa , spesso essendoci bel tempo mi siedo anche fuori nel piancito del giardino a leggere o a guardare le piante che a dispetto del virus cominciano la rinascita. Otto giorni fa stavo lì seduto mangiucchiando un biscotto , quando un merlo arriva a un metro da me , mi guarda muovendo il capino come per dire "e a me niente ?" Ho gettato qualche briciola che ha beccato contento. La cosa si è ripetuta il giorno dopo e anche negli altri giorni. Tendevo a gettare le briciole sempre più vicino a me , finché lo ho messe a qualche centimetro dai piedi e lui imperterrito a ha continuato a beccare. Qualche giorno fa , faceva più freddo non avevo voglia di uscire e sono rimasto in cucina a fare colazione con la porta finestra prospicente il giardino aperta. Il merlo è arrivato e ha cominciato a saltellare intorno facendo uno strano verso , poi vedendo che non uscivo senza timore è entrato in casa fino ai miei piedi e voltava la testa verso la finestra come per dire "mi porti o no da mangiare !" . Mi sono alzato e lui trotterellante davanti è arrivato sino al punto dove normalmente gli do le briciole e così ho fatto. La cosa ormai si ripete d'abitudine , o viene in casa se la portafinestra è aperta o rimane davanti finché non esco. C'è da chiarire un particolare i merli sono generalmente monogami, quindi sono una coppia , anche in questo caso c'è la femmina grigio marrone con il becco dello stesso colore , mentre il maschio ,come tutti sappiamo, è nero corvino con un bel becco arancione. Quando metto le briciole arriva anche lei , ma il maschio la manda via e lei può beccare solo quando lui è sazio e se ne vola via (questi maschi !!!!). Lei però furba e intelligente come tutte le femmine , aspetta che lui non ci sia , entra in casa senza tanti timori, se mai svolazza anche sulla tavola poi si va a fermare sul gradino della porta finestra. Ho capito che cosa vuole !! Devo mettere le briciole quasi all'esterno perché lei possa volar via se necessario , ma abbastanza vicine a me in modo che possa beccare indisturbata , perché se ci sono io presente lui non si attenta a mandarla via. Che dire , mai avrei pensato di addomesticare un merlo ,ci voleva questo terremoto , quello che mi fa pensare è che tutta la natura continua imperterrita il suo ciclo come se nulla stesse succedendo , come se il virus non esistesse, questo dovrebbe farci pensare a quanto siamo fragili noi dominatori del mondo, fragili e stupidi, ma spero che questa prova così drammatica ci faccia capire che il nostro primo pensiero non è quello di accumulare e consumare , ma salvaguardare ...sarà il verbo del futuro. Franco
scritto da francesca il 18 03 2020
Chiuso in casa ho ancor più la possibilità di pensare a ciò che ci sta accadendo e oltre a queste disgrazie fisiche , enunciate ogni giorno come un bollettino di guerra , ci si comincia a rendere conto e a conteggiare le altre non meno gravi tragedie : quelle economiche . Forse col corona virus alla fine si arriverà a una decina di migliaia di morti , ma rapportato ai 60 milioni di abitanti italiani , siamo allo zero virgola .... Tragedia sia ben chiaro , ma se così sarà non è tanto diversa dalle solite morti per infarto (in un anno 25.000 prima di arrivare ad un ospedale !) , non parliamo delle morti per tumori che sono cifre non confrontabili. Mi sembra di essere nel dopoguerra (io c'ero) nel 47/48 , quando avevamo solo i morti da contare e le macerie , ma noi italiani abbiamo ricominciato a ricostruire con fantasia, caparbietà e voglia di vivere. Dopo questo terremoto cambieranno le abitudini di noi piccoli capitalisti consumatori , dovremo rinunciare a tante cose e questo monterà la nostra rabbia verso chi avrà ancora ville , case , barche , aerei privati e conti in banca nei paradisi fiscali e forse , quando tutto sarà passato e le borse riprenderanno, guadagnerà anche sulla tragedia avvenuta. Mi auguro che a loro si chiederà il conto delle estreme ricchezze fatte spesso sulla pelle degli operai (anche quelli pagati con un pugno di riso , quelli che loro malgrado ci hanno regalato questa pandemia). Penso che questa tragedia segnerà lo spartiacque tra una democrazia egoista che si scandalizza per quattro neri che sbarcano su di un gommone e una democrazia sociale , che cercherà di equilibrare le ricchezze , dove cultura , salute e lavoro saranno veramente un patrimonio garantito a tutti , come sancisce la nostra Costituzione. Guardo fuori c'è il sole , almeno quello ...e mi viene in mente una frase di una bellissima canzone di De Andrè : "...dai diamanti non nasce niente , dal letame nascono i fior " Franco
scritto da francesca il 7 03 2020
Domenica 8 marzo è la "festa della donna " , sono già anni che personalmente contesto questo anniversario , non certo per un vetero maschilismo che non mi appartiene , ma per uscire da una generalizzazione sessantottina e prendere in considerazione i veri problemi antichi ed attuali. Mi schiero totalmente con le compagne di vita che ancora prendono stipendi più bassi dei maschi , che non fanno figli perché non hanno aiuti idonei, che sono violentate e uccise dall'idiota e antico concetto che l'uomo è il padrone , è armato quindi facilitato ad uccidere e ha un onore da difendere. Questi uomini sono maschi rimasti in epoche culturalmente ancestrali , hanno solo sostituito la spada con la rivoltella , con la banale scusa dell'autodifesa. L'8 marzo lo dedicherei a tutte le donne uccise , violentate , stuprate , sottomesse, plagiate, prostituite, mal pagate , abbandonate ,bruciate come streghe , esiliate nei conventi , senza anima e senza la possibilità di avere una opinione. L'8 marzo per me non è una festa , ma il ricordo delle DONNE MARTIRI di tutte le epoche e di tutto il mondo e le donne , quelle che si sono conquistate la libertà e che lottano ancora per dignità e lavoro, devono essere le prime a schierarsi per trasformare una "festa", spesso solo consumistica, in un evento storico di grandissima importanza. 8 marzo LE DONNE MARTIRI Franco
scritto da francesca il 4 03 2020
Ciao Mamma, questo fine settimana sarebbe il mio turno ma non potrò venirti a trovare. Né potrebbe farlo Piero, mio fratello. Con lui ci siamo parlati più volte. Siamo in buona salute ma, vivendo a Milano, non vogliamo correre nemmeno un infinitesimale rischio di portare ‘sto cavolo di virus nella tua bella casa di riposo appollaiata lassù, sulle colline delle Langhe. Gli anziani sono fragili e il contagio, qua in pianura, ha fatto vittime solo tra loro. Non ci vedremo, quindi, e mi sa che dovrai avere pazienza ancora un po’, finché il pasticcio non sarà risolto. A proposito di anziani. Sono contento che tu abbia smesso da tempo di leggere i giornali. Prima ti sarebbe venuta l’ansia, con tutto il gran parlare di epidemia, pandemia, contagi, ospedali, pazienti zero, scuole chiuse e supermercati saccheggiati. Poi ti sarebbe venuta la depressione. Perché quaggiù, finora, sono morte solo persone anziane o indebolite dalle malattie, come sei tu e come sono quasi tutti i tuoi conoscenti. Pochi giorni fa è mancata quella signora che frequentavi da tanti anni, prima vicina di casa e poi vicina di stanza nella casa di risposo, e ho visto quanto ne hai sofferto. Come se non bastasse, molti ci stanno anche spiegando che questi anziani erano già stanchi e malati, pieni di acciacchi magari pure gravi, e quindi tutto sommato non contano. Non sono “vere” vittime del virus. Capisco che troppe reazioni all’aumento dei contagi sono state esagerate e che dovremmo darci tutti una calmata. E sono sicuro che gli scienziati e gli specialisti provvederanno nel più breve tempo possibile. Ma intanto mi fa orrore veder circolare l’idea che il morto vecchio sia un po’ meno importante degli altri. Come se fosse stato un vivo per sbaglio. Ho sentito anche dire: “Sono morti con il coronavirus, non per il coronavirus”. Col cavolo. Senza il virus tutte queste persone sarebbero vissute ancora. Una settimana? Sei mesi? Un anno? Cinque anni? Non importa. Sarebbe stato un tempo di vita, pieno di affetti, curiosità, memorie, scoperte. E forse anche dolori. Che però fanno parte della vita quanto le gioie. Che vogliamo fare di questo tempo? Lo buttiamo via, è inutile, è brutto? E ai malati gravi o terminali diciamo che il loro tempo non vale nulla? Agli immunodepressi che è colpa loro, perché il coronavirus è un’influenza come un’altra? Fin dove scendiamo, lungo questa scala? In questo clima un po’ così mi è tornato in mente, pensa un po’, il nonno Ugolino, tuo padre. Lui morì bene, a un’età più che veneranda, senza soffrire, mentre guardava in Tv il Giro d’Italia. Ricordo che quando veniva a mancare qualcuno della sua leva, lui, forse per scaramanzia, diceva sempre con un po’ d’ironia: a l’è mancai il fià, gli è mancato il fiato. Perché alla fine moriamo tutti così, smettendo di respirare. E non c’è gran bisogno di scienziati per saperlo. Nel frattempo, vorrei che chi muore non venisse trattato come un incidente statistico solo perché anziano e malato. Vorrei rispetto. Per lui, per i suoi giorni e per chi gli vuol bene. Il coronavirus sparirà, gli anziani no e i malati no. Emergenza o no, meglio non prendere cattive abitudini. Ciao Mamma, adesso prendiamo a calci il virus e poi ci vediamo. (web)