scritto da francesca il 20 10 2021
Ed eccoci qua, a ripercorrere in un pomeriggio, insieme a tanti amici, tremila anni di astronomia attraverso esperimenti che ci fanno rivivere le mirabili imprese spaziali del grande Museo della Scienza che si trova all'interno del Planetario digitale di Torino, posto sulla collina dell'Osservatorio di Pino Torinese. Iniziamo la visita divertendoci con i percorsi interattivi, esibizioni di abilità fisiche come il "salto sulla Luna", acrobazie ed equilibrismi. Con la nostra espertissima guida del Planetario e il suo valido assistente, conosciamo il grande "circo" del Sistema Solare, cerchiamo di comprendere la differenza tra forza di gravità e forza centrifuga prendendo coscienza che quest'ultima è la forza a cui ogni corpo è sottoposto quando è messo in rotazione a causa di uno spostamento verso l'esterno.     Dopo aver acquisito rudimentali nozioni relative a queste terminologie scientifiche, ci facciamo letteralmente togliere il fiato dalla proiezione, sotto la cupola del Planetario, della volta celeste e di tutto ciò che ruota, gira, naviga nell'enorme spazio dove noi, Pianeta Terra, siamo solo un piccolissimo puntino. Che la magìa abbia inizio! Siamo comodamente seduti in una poltrona, ma quando spengono le luci sembra proprio di essere nello spazio. Gli occhi rivolti verso l'alto, stiamo partendo per un vero e proprio viaggio alla scoperta dei più affascinanti oggetti che popolano l'Universo. E tra questi ci sono I BUCHI NERI che forse sono i più potenti e spaventosi. Così, attraverso avanzate simulazioni al computer, siamo andati dall'altra parte dell'infinito, alla caccia dell'ultimo dei mostri cosmici per ammirare, e anche temere, l'incredibile potere di un BUCO NERO.     Ci siamo avventurati oltre il punto del non-ritorno verso l'ultima Terra di Nessuno della Natura, a caccia di BUCHI NERI, di questi corpi celesti che si formano dalla morte di una stella e che non si lasciano sfuggire nulla, neppure la luce. Nell'Universo ne esistono alcuni giganteschi, con massa che spesso raggiunge e supera milioni di volte quella del Sole. I BUCHI NERI  non sono visibili direttamente ma noi crediamo alla Teoria di Einstein e agli studi teorici degli anni Sessanta che dimostrano che la vita di una stella può culminare in una esplosione e collassare nella sua parte più interna. La forza di attrazione gravitazionale di un Buco nero è immensa: qualunque cosa che gli passi troppo vicino viene catturata e gli cade dentro, senza poterne più uscire. Nemmeno un raggio di luce, che è la cosa più veloce che esista in natura, può sfuggire a questo mostro. Insomma amici, io ve l'ho descritto con parole mie, povere e semplici ma vi assicuro che è stato tutto strabiliante e io sono uscita un pò confusa ma felice!     Francesca  
scritto da francesca il 16 10 2021
  Verona è, nell’immaginario comune, la città degli innamorati per l’infelice storia di quell’amore contrastato, consumatosi in tragedia, di Giulietta e Romeo che il genio di Shakespeare ha fatto conoscere a tutto il mondo. A me, che l’ho visitata più volte, e l'ultima di recente, sono rimasti indelebili ricordi di una città dal grande fascino, suggestioni derivanti dalla splendida antica architettura che pervade tutta la città e dall’immenso patrimonio di cultura e arte che fondendosi nell’arco di un millennio offrono un panorama, quasi raro, di purezza artistica nella sua massima espressività. Ma andiamo con ordine. Il mio percorso, attraverso suggestivi vicoli e incantevoli piazze inizia in Piazza Bra. Era l’antica Piazza d’Armi con palazzi del ‘400 e ‘500 lungo i cui portici corre il “Liston”, il passaggio pubblico sempre animato. Inevitabile il mio “incontro” con quello che è uno dei monumenti simbolo della città, l’ARENA, uno dei più antichi Anfiteatri Romani edificato nel 30 d.C., maestosa ed imponente mi appare in tutta la sua magnificenza.

ARENA

La bellissima giornata di sole rende ancora più scintillante l’effetto cromatico del “rosa” della pietra veronese con la quale è rivestito l’esterno. I lavori fervevano all’interno ed all’esterno dell’Arena per l’allestimento dell’opera che sarebbe andata in scena la sera stessa, LA TRAVIATA di Giuseppe Verdi (con l’onorevole presenza del Presidente della Repubblica). Proseguendo per Via Mazzini ho due possibilità: visitare la casa di Giulietta col famoso balcone oppure accedere direttamente a Piazza delle Erbe. Sono anche romantica, oltre amante dell’arte, e così decido di fare entrambe le cose. Mi dirigo al famoso n. 23 di Via Cappello (dalla famiglia Dal Cappello, divenuta poi Capuleti) e attraverso il portico d’ingresso, di epoca gotica, percorro il piccolo cortile e mi fermo proprio sotto il balconcino, teatro di romantici quanto segreti incontri dei due innamorati. Ammiro il bell’edificio dalle antiche mura che rievoca il fascino dell’epoca medievale. Nell’uscire mi accorgo delle migliaia di graffiti e bigliettini che ricoprono completamente le pareti del portico e penso che gli innamorati di tutto il mondo comunicano attraverso le medesime simbologie: a Roma c’è Ponte Milvio con quintalate di lucchetti e a Verona c’è casa di Giulietta per suggellare il “per sempre” di un amore. Immortalo il tutto all’interno della mia “digitale” e proseguo il mio percorso. La Basilica di SAN ZENO MAGGIORE mi attende per “parlarmi” di grande arte. Si tratta di una delle più belle chiese romaniche d’Italia, una costruzione a tre navate e tre absidi, eretta nel primitivo nucleo dell’area cimiteriale romana e paleocristiana, vicina alla Via Gallica e dedicata al Vescovo Zeno, nel suo luogo di sepoltura, per conservarne memoria e reliquie. Osservandone l’armoniosità delle linee architettoniche e la sobrietà della decorazione (classico dello stile romanico) vengo attratta dall’imponente rosone, che i veronesi definiscono anche “ruota della fortuna”, vi sono raffigurate sei statue che rappresentano le alterne vicende umane.

BASILICA DI SAN ZENO MAGGIORE

Di notevole importanza e pregiatissima fattura è il “Portale bronzeo”, opera di diversi maestri, i cui rilievi, in bronzo appunto, costituiti da formelle con le scene della vita di Cristo, evidenziano stili diversi i cui personaggi trasmettono un’intensa carica emotiva. Brevemente cercherò di descrivervi una, delle centinaia di formelle, che più mi ha colpito: “La lavanda dei Piedi”. Gli apostoli, confusi dal divino gesto di umiltà, sono seduti sulla parte alta della lastra bronzea; in basso, la figura inginocchiata di Cristo, visto di schiena e dall’alto, si erge (e sembra un assurdo, considerati i canoni prospettici e l’obbligatorio vincolo di aderenza alla lastra..), accingendosi alla lavanda dei piedi del primo apostolo che con una mano solleva ginocchio e tunica. E sorge spontanea la naturalezza nel dare spazio a sentimenti ed emozioni che sembra quasi contrastare con i convenzionali schemi dell’epoca. Entro nella Basilica e percorrendo le navate laterali ammiro l’”Altare rinascimentale”, gli Affreschi di scuola giottesca del XV secolo, i pannelli votivi di vari maestri anonimi che hanno costituito la storia della pittura veronese, l’altare barocco con una “Pietà” in pietra tenera dipinta, un importante affresco, la “Crocifissione” attribuito ad un grande pittore di scuola giottesca, Altichiero, l’Iconostasi con statue in marmo policrome, probabilmente di fattura tedesca, un monolite in porfido di enorme coppa proveniente da un edificio termale e la Cripta enormemente ricca di colonne e capitelli, molti provenienti da edifici precedenti, nella cui urna è custodito il corpo del Vescovo Zeno. Ed eccomi davanti all’Altare Maggiore ed al capolavoro della pittura rinascimentale settentrionale, la meravigliosa “Pala del Mantegna”, uno stupendo trittico rappresentante una sacra conversazione di “Madonna con Bambino” al centro, e quattro santi su ciascun lato.

Andrea Mantegna- Madonna con Bambino

La Madonna è seduta su un trono, circondata da angeli, cantori e musici. Ai suoi piedi un lussuoso tappeto rosso e in alto, sotto a festoni vegetali ci sono putti che sorreggono cornucopie all’interno di un fregio dorato; al di sotto uno splendido cielo azzurro con nuvole bianche. I Santi dei dipinti laterali sono i Patroni di Verona, rappresentati con i libri in mano, secondo la regola benedettina “lectio divina”. Proseguendo il mio percorso in questa straordinaria città giungo alla Chiesa di Sant’Anastasia, un bellissimo esempio di gotico italiano. Gli Scaligeri, famiglia che intorno al 1290 governava la città di Verona, contribuirono, insieme ad altre famiglie veronesi, a far erigere questo sacro edificio la cui facciata, però, è rimasta tuttora incompiuta. E’ la chiesa più grande di Verona e si sviluppa in tre grandi navate sorrette da 12 imponenti colonne di stupefacente marmo rosso. Sul transetto si affacciano cinque cappelle, all’ingresso due “Acquasantiere”; una, opera dello scultore Paolo Orefice (1591), l’altra dovuta allo scalpello di Gabriele Caliari, padre del pittore Paolo Caliari, detto il “Veronese” (1495). Anche qui ammiro prestigiosi “altari”, opere delle celebri scuole del Sansovino e del Sanmicheli. Ma l’opera più importante si trova sopra l’arco d’ingresso della Cappella Pellegrini, è un affresco di Pisanello (Antonio Pisano) che dipinge “S.Giorgio e la Principessa”, unica opera superstite delle decorazioni fatte dal Pisano in questa Cappella. Il mio commento è contenuto in ciò che ne dice il Vasari e che qui riporto: “Et per dirlo in una parola, non si può senza infinita meraviglia, anzi stupore, contemplare questa opera fatta con disegno, con grazia e con giudizio straordinario”. Io continuerei l’ininterrotto percorso d’arte ma i miei amici mi ricordano che se io vivo di solo nutrimento spirituale loro desidererebbero mettere qualcosa anche nel corpo, in poche parole sono quasi le 14 e i morsi della fame si fanno sentire, così cerchiamo un ristorante nel quale impietosire coloro che, dietro equo compenso, potrebbero offrirci qualcosa da metter sotto i denti. Casualmente scopriamo che siamo nientedimeno che nella casa di Romeo, e così, come si dice, abbiamo fatto “bingo” senza saperlo. Ristorati e riposati riprendiamo il cammino, il complesso del Duomo mi attende per scoprire altre meraviglie. Si tratta di una Cattedrale, dedicata a S. Maria Assunta (o S. Maria Matricolare), facente parte di un complesso architettonico in stile romanico per quanto riguarda l’esterno con arcate gotiche sorrette da alti pilastri in marmo rosso che costituiscono le tre navate interne. Il Duomo sorge sull’area dove, tra il 362 e il 380 sorgeva la prima basilica paleocristiana della quale sono tuttora visibili ampi resti di pavimento a mosaico.

DUOMO

La seconda basilica paleocristiana crollò nel VII secolo a causa di un incendio o di un terremoto. Fanno parte di questo complesso, la Chiesa di Sant’Elena e il Battistero. In quest’ultimo ho ammirato la bellissima “vasca battesimale” ottagonale, capolavoro della scultura romanica. Ricavata da un unico blocco di marmo, reca scolpite scene dai Vangeli dell’Infanzia. Ma il pezzo forte, nel Duomo di Verona, è sicuramente il dipinto di Tiziano raffigurante “L’Assunta” nella cappella Cartolari-Nichesola, ristrutturata dal Sansovino intorno al 1500, unica opera eseguita dal pittore per la città di Verona.

TIZIANO - L’ASSUNTA

In questo dipinto, Tiziano abbandona il tradizionale riferimento alla morte rappresentando invece il miracoloso evento dell’ascesa al cielo della Vergine tra il turbamento e l’agitazione degli Apostoli. L’uso originale del colore crea vividi bagliori accentuandone i naturalistici contrasti. A questo punto rimane ben poco tempo per altre visite anche se ci sarebbe molto da vedere ancora, però un’ultima importante visita ad alcuni monumenti è d’obbligo: LE ARCHE SCALIGERE.

ARCHE SCALIGERE

Si tratta di tre sepolcri in arte gotica, superbe tombe pretese dai tiranni della città, gli Scaligeri, protette da cancellate in pregevole lavoro di ferro battuto, pertanto impossibili da avvicinare. Sepolture preziose di cui si compiaceva l’arte del medioevo, intreccio di forme capricciose, impennacchi di ferri d’alabarde, corone di fogliami di spine a triplo dardo. Con la mente piena di immagini, l’anima nutrita a sazietà, mi avvio verso casa in un viaggio di ritorno convinta sempre più che arte e sentimento camminano abbracciati. Mi sovviene un estemporaneo pensiero: l’arte nutre anima e cervello e blocca la strada all’invecchiamento. Buona domenica a tutti!! Francesca
scritto da francesca il 7 10 2021
    Viva il Seicento, viva il Barocco! E' il secolo della scienza, è il secolo della mistica, è il secolo della meraviglia! E la meraviglia è la cifra principale della Chiesa di Santa Maria della Vittoria in Roma, il cui decoro complessivo non lascia dubbi. E in mezzo appare lei: la Santa spagnola, TERESA D'AVILA. Scolpita tra il 1647 e il 1652 dal grande Gian Lorenzo Bernini è un'opera geniale dove la Santa appare in piena estasi e i parenti la guardano tutto intorno come se fossero a teatro. Un tripudio  di marmi, dove il marmo si fa stoffa, si fa legno, si fa pietra preziosa; dove l'architettura si rompe, diventa tonda e lascia cadere dall'alto il raggio di luce che la illumina.     Una scultura straordinaria che segue fedelmente il racconto che la stessa Teresa fa della propria estasi:   "Vedevo vicino a me un angelo in forma corporea, non era grande ma piccolo e molto bello. Teneva in mano un lungo dardo d'oro la cui punta di ferro sembrava avere un pò di fuoco. Pareva che me lo configgesse a più riprese nel cuore, cacciandomelo dentro fino alle viscere, che poi mi sembrava strappar fuori quando ritirava il dardo, lascia domi avvolta in una fornace di amore. Lo spasimo della ferita era cos' vivo che mi faceva uscire dei gemiti, ma insieme pure tanto dolce da impedirmi di desiderarne la fine e di cercare altro diversivo fuori che in Lui. Benchè non sia un dolore fisico, ma spirituale, vi partecipa un poco anche il corpo, anzi molto."       Lascio a voi qualunque interpretazione. Io, una me la sono fatta. Ciao a tutti.       Francesca
scritto da francesca il 25 09 2021
Ciao amici, sono stata assente un bel pò, ma adesso sono tornata. In questa lunga Estate ho visitato parecchi luoghi della nostra meravigliosa Italia. Tutti splendidi ma uno mi è rimasto particolarmente nel cuore. Se qualcuno di voi l'ha visto può capirmi. Si tratta di: CIVITA DI BAGNOREGIO Mi sono seduta davanti a questo spettacolo, una mattina alle 7 quando non c'era anima viva intorno, e ho ammirato il suo aspetto fuori dal tempo e l’atmosfera magica che aleggiava intorno mentre la nebbia si dissolveva ed il sole saliva. Poi sono salita attraverso il lungo ponte che conduce fino al centro del “Paese che Muore”, così purtroppo è chiamata Civita in quanto poggia su uno sperone di tufo che, a causa di una costante erosione, rischia di far scomparire lentamente il Borgo. Mi sono  “persa” tra le viuzze esplorando gli anfratti più segreti, ho ammirato gli scorci più suggestivi senza seguire un itinerario preciso, lasciando che la bellezza stessa di questo luogo mi guidasse alla scoperta. Uno dei punti più spettacolari del centro di Civita è il Belvedere, una piazzetta affacciata direttamente sullo strapiombo dei calanchi a Nord del paese, da dove si può ammirare una meravigliosa vista su tutta la Valle dei Calanchi. L'avete capito che mi sono lasciata ammaliare da questo incredibile borgo.   Buona domenica a tutti! Alla prossima.   Francesca