scritto da francesca il 27 06 2017
E' arrivata l'Estate e siccome la nostra Italia è una grande attrazione turistica per le sue bellezze paesaggistiche, la sua storia, la sua arte, il suo cibo e quant'altro, è ulteriormente presa d'assalto da milioni di turisti che ogni giorno, e magari ogni notte, ne invadono strade, piazze, monumenti, musei, parchi ecc.
"LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO", diceva F. Dostoevskij . Si vede che il grande scrittore russo non si era mai fatto tre ore di fila per entrare alla Galleria degli Uffizi oppure non era mai stato ingoiato da migliaia di turisti lungo le strade degli scavi di Pompei. Nè gli era mai capitato di essere stato fagocitato da milioni e milioni di visitatori che nei periodi comandati assalgono le nostre città d'arte. Perchè se gli fosse capitato di fare un'esperienza di quel tipo forse avrebbe capovolto la sua famosa affermazione, che sarebbe diventata così: "CHI SALVERA' LA BELLEZZA DAL MONDO?" Vale a dire come fare a garantire la possibilità di visitare luoghi d'arte ma nello stesso tempo salvaguardare la fragilità del nostro tesoro più grande, il più ricco concentrato di bellezze artistiche e monumentali, architettoniche e paesaggistiche che esista al mondo, dall'invasione di decine e decine di migliaia di visitatori i quali, soltanto perchè sono turisti e hanno pagato il biglietto di andata e ritorno per il nostro paese, si sentono a volte in diritto di ciabattare dappertutto?
Per sgombrare il campo da ogni ipotesi di snobbismo vorrei chiarire che non ho nulla contro l'industria del turismo, ci mancherebbe altro! E' uno degli asset centrali della nostra economia, della nostra bilancia commerciale. Il turismo da solo vale quasi il 12% del nostro PIL. I lavoratori impiegati nel comparto turistico sono oltre un milione e mezzo. Le piccole e medie imprese che vivono di turismo sono 350.000. E' il solo settore, il turismo, in crescita occupazionale con 64.000 posti di lavoro in più registrati lo scorso anno.
Ben vengano i turisti, allora! Però il punto è un altro, e sarebbe a dire: come conciliare il progresso con lo sviluppo? In altre parole, come tosare la pecora senza farla morire di freddo? Il nostro paese è in grado di reggere un'invasione simile senza accusare danni al nostro patrimonio paesaggistico e culturale?
Una città "merletto" come Venezia è in grado di preservare i suoi innumerevoli tesori d'arte dall'invasione di migliaia di turisti ogni giorno? Le chiese, i musei, i palazzi monumentali e le loro corti, quanto reggeranno?
Ogni giorno gli addetti alle pulizie dei nostri luoghi d'arte sono costretti a raccattare centinaia di tonnellate di cartacce, bottigliette di plastica, materiali di scarto di una folla schiamazzante e incivile. E' impensabile mettere un biglietto d'ingresso a Piazza San Marco, tanto per dire. Ma chiunque abbia visitato Venezia negli ultimi mesi dell'anno, sa bene che una visita in quella città-capolavoro può trasformarsi in un incubo, e invece di godere della bellezza di un posto unico al mondo si finisce per sgomitare nel tentatiovo di farsi strada tra la folla e così occorre rinunciare a qualunque visita ai siti d'arte se non si vogliono affrontare code chilometriche.
Ogni anno a Roma transitano 40 milioni di turisti, Venezia ne conta 35 di milioni di visitatori all'anno, un pò meno di Roma, ma Venezia è grande quanto un quartiere della capitale ed ha 60.000 abitanti appena, cioè meno del quartiere più piccolo di Roma.
D'altronde per tutti questi luoghi simbolo del nostro Paese è impensabile far pagare un ticket d'ingresso, ma presto o tardi serviranno dei regolatori di accesso ad aree come queste. Insomma andrà istituito una sorta di numero chiuso come, mi sembra, stiano già pensando di fare alcune Amministrazioni Comunali.
Lo scorso anno nel nostro paese si sono registrate 56 milioni di presenze di turisti, occorre tentare di decongestionare i grandi attrattori a favore di percorsi alternativi, meno noti. A Roma, per esempio, il Colosseo registra 6 milioni di visitatori all'anno, ma Palazzo Venezia che è bellissimo e si trova ad appena 600 mt. di distanza da lì, ne ha contati appena 50mila lo scorso anno. In milioni accorrono a visitare gli splendidi Musei Vaticani ma pochi passeggiano tra le navate della splendida Chiesa di S. Pietro in Vincoli dove c'è il Mosè di Michelangelo. Piazza di Spagna non è stata solo una devastazione di un'opera d'arte, ma la sua umiliazione, ridotta ad un vespasiano dagli hooligans olandesi sotto gli occhi del mondo.
Bisognerebbe spiegare ai turisti, ancora prima del loro arrivo, che qui da noi c'è arte dappertutto, in ogni angolo del paese. Insomma, siamo sempre lì. E' una questione di educazione. Ecco, forse a salvare la bellezza potrebbe essere proprio l'educazione, la cultura, lo studio. Mi rendo conto che è una strada lenta, ma non impraticabile.
Voi che ne pensate?
Francesca