Più passano gli anni e inesorabile i ricordi si aggrovigliano, però, diventano sempre più
nitidi, chiari, quasi come se fossero filmati. E siccome è tutta la notte che mi frullano nella
testa, sento il desiderio di esternarli, di raccontarli, anche se l’amarezza e la rabbia, è tanta.
Quando vado nel piccolo cimitero del mio paese, sono lì, schierati con foto un po’ sbiadite
che però riconosco, “sento” anche le loro voci. Ecco che parlerò di mio padre e degli Uomini
di ieri. Gente avvezza alla fatica e al sacrificio per portare un pezzo di pane a casa.
Lavoro duro la cava di quei tempi. L’estate ti brucia il sole anche perché le “tagliate” nel
monte fanno da specchio aumentando il caldo. L’inverno è freddo perché non ci sono ripari,
e sei esposto alle intemperie, perché il lavoro deve andare avanti.
Molti cavatori, poi, furono costretti ad emigrare e si ritrovarono a cavare carbone nelle
miniere. Mio padre, scampò la vita nelle miniere di Pola, perché era risalito perché aveva
finito il turno di lavoro. Contarono 350 morti. Mancava all’appello, il figlio di Oscar, un
amico cavatore. Il giorno successivo, anche se c’era il divieto, si calarono di nuovo nella
galleria dove sapevano e lo trovarono svenuto ma vivo. Con la testa era rimasto fuori da
una buca piena d’acqua. Tante volte mio padre ci ha raccontato questo atroce fatto.
Questi uomini, tra cui mio padre, sono andati in pensione con i polmoni ricoperti di silicosi:
morti soffocati, e chi è vissuto, una misera pensione.
Queste sono pagine di storia del lavoro, che non trovi scritte in nessun libro scolastico.
Queste sono verità che i nostri “onorevoli” dovrebbero leggere come una preghiera.
Queste sono le persone: Uomini e le loro Donne, che hanno contribuito a
fare grande l’Italia.
Giulio Salvatori
Buongiorno,
non voglio commentare le diatribe che leggo sul rullo perché alimenterei ulteriormente le polemiche, esacerbando ancor più gli animi dei contendenti. Ma una considerazione la devo fare. Come mai Enrico si palesa solo ed esclusivamente in un blog (Bosco)? Eppure i blog qui sono ben quattro. Se ne escludiamo uno (Parliamone) che è andato alla deriva da tempo, ne rimangono altri due (Incontriamoci e Poesie) che sono gestiti dalla sottoscritta. Ora, io non pretendo complimenti né salamelecchi o smancerie varie, però, per par condicio, ci dovrebbe essere una parità di trattamento, o quantomeno un’imparzialità di condotta.
Ora, delle due l’una: o Enrico è di parte in quanto sostenitore non equo, o quell’Enrico lì non è l’Enrico che io ho conosciuto a Vicenza, a Milano, ad Assisi e in altri luoghi d’Italia.
Propendo per la seconda ipotesi. Infatti, se gli scrivo mail non mi risponde, se gli telefono idem.
Enrico, ci sei o ci fai? Se ci sei veramente (ma soprattutto se sei veramente tu), fatti un giro anche da queste parti, in fondo sto gestendo i “tuoi” due blog da anni.
Un saluto a tutti.
Francesca



