scritto da francesca il 11 05 2016

IL BLOG DI TUTTI - Pronti, via!!!

 

Eccomi qua, sono Giulio Salvatori, quello che si definisce “il maledetto toscano”. Si, lo so,  alla Franci non piace ch’io mi definisca così, ma adesso lei non c’è e voi non glielo direte. Purtroppo tocca a me l’ingrato compito di rompere il ghiaccio col primo post della nuova versione del blog, il BLOG DI TUTTI.

   

(Francesca)  - E invece ci sono, credevi di liberarti di me caro toscano, vero? E invece no.  Ora via su, fa’ i’-bbono che vò a presentà ‘l tu pezzo.

 Cari amici si tratta di un racconto scritto da Giulio, in dialetto toscano col quale (lui non lo dice perché è modesto), ha vinto il Primo premio al Concorso Letterario Dialettale “Silvano Alessandrini” nell’Aprile 2015. E’ un’opera che rappresenta un vero spaccato di vita d’un tempo che, ormai, pare trascorso definitivamente. Seppur scritto in forma dialettale sono certa non ci sia alcuna necessità di traduzione (perderebbe il suo suggestivo fascino). E’ sicuramente di facile comprensione per tutti ma, in ogni caso, per qualsiasi necessità ci sarà sempre il “brontolone” di Giulio a tradurre e dare spiegazioni. E' una parlata della sua terra, la Versilia Storica,  che va scomparendo e che lui cerca di mantenere viva. Questo è il suo intento che gli fa certamente onore!

Perciò, visto che ho già parlato troppo, bando alle ciance e….AVANTI TUTTA!!

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IL  DOPPIO   ‘N   TERZO

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‘Scolta bimbo ! Anco se te ‘n lo poi sapè ,  ti dico col core  che   le campane  del nostro paese un’hano più ‘l sono d’una volta, sembrino tamburlani rovesciati giù per il viottero   che  porta ne’ Raggioni . Un rotolà continuo senza melodia , diceino i nonni che  la latta è un ferro  sordo , ‘n sona  : ma le nostre campane èn di bronzo , ottone e c’è anco dell’ argento  , per la miseria !

Così come l’hano regolate , sonino meglio i campanacci de le pecore : te lo dico io ! Quando la mandria passava nel paese  c’erino de’ bronzini che t’arrivaino al cervello tant’erino ‘ntonati  e argentini . Un ci credi ? Lo sò che un mi capisci .

Prima di mettè il campano ale bestie  sai quante volte lo provaino : lo stringevino,  l’allargavino, lo limaino, arrotondavino il battàgliéro ,  insomma   ogni campano avea un sono diverso, servia per riconosce la pecora e il branco. Così aveino fatto i nostri vecchi con le campane  perché le voleino  ‘ntonate  e che tutte e tre ‘nsieme fessino  un bel sono : un accordo come ne la musica ‘nsomma .Le doveino sentì anco gli angeli !

T’ho  fatto questo paragone per fatti capì che a  sentì sonà il campanile così ,  ti ven la ciccia di gallina ; i nostri  vecchi si rigirino nela tomba .

Oggi èn tutti per il moderno, come se le cose vecchie fussin  tutte da tirà  ala macea .Ma ciandate… all’acqua a Bendiloni !

Quando si facea il doppio’n terzo sentii le campane una a una : quela grossa, quela mezzana e la piccola : Dinnn ,   Donnn ,   Dannn ,     Dinnn ,  Donnn ,  Dannn .

Ora  sembra di sentì un gregiolone  :- Dilolon, dolilin, dalanin ,dlon dlion dalon … un baccano  che anco i cani abbaglino. Eppò, prima di senti ‘l sono ,  t’arriva agli orecchi il rumore degli ‘ngranaggi come se sul campanile ci fussino de’  fabbri : - gron gran, gron gran, grond, don - . Ma ormai il danno è fatto. Caro prete , ti vò così tanto bene che andresti morto !

Quand’era la festa del Santo Patrono  si durava una settimana a fa dei doppi.

Dentone mandava la campana grossa, Sambù tirava la campana mezzana e Secchina, a cavalcione sul finestrone a ventidu’ metri d’altezza , menava  la campana piccola. Du’ ragazzi grandicelli , salivino su per l’ultima rampata de la scala di castagno  per sistemassi  sul grosso trave quasi al tietto del campanile. Di lassù, si vedeino i grossi bronzi girare su’ cardini tronfi di morca quasi a sfioracci la pancia , po’, a un fischio ch’era  un segnale che tutti conosceimo , si tenevino ferme le campane sulla verticale. Lì ! Fermi ! Immobili !  Finchè Dentone urlava :-Mollaaaaa. E il sono ripigliava slanciato fino a rimbalzà nele Canale Lunghe per ritornà nel paese. Si sentia che Il campanile svettava come la cimaletta dun castagno quando tira la tramontana , ma per no’ ragazzi era una segata , un divertimento.

Il doppio ‘n terzo finia con l’assolo della campana grossa : tre sonate lunghe : Donn Donn   Donn . Un breve scampanio della campana piccola , era il segnale che iniziava la Santa Messa.

S’avvolgeino le grosse corde su’ finestroni , un’aggiunta di grasso agli ingranaggi e si stringevino  i buloni de’ battaglieri : di lassù vedei tutti i tietti del  paese che si rincorreino e faceino il girotondo fino alle selve di castagni.

Si scendea dal campanile sudati, immorcati ma felici ; sulla piazza ci aspettavino gli anziani per facci i complimenti e dacci eventuali consigli per il doppio al pomeriggio.

  • Perchè , anco al pomeriggio sonavite ? - Essie bimbo  !  Ala processione  ! -

Quando il trono col Santo spuntava dala porte dela  chiesa ,seguito  da  stendardi, cristi e  lanternoni , co la banda che attaccava una marcia religiosa  che  scandia il passo  e la processione  s’allungava   per le vie del paese, il sono del campanile l’accompagnava  per tutto il percorso.

Cominciaino anche i colpi de’ mortaglietti, caricati e borrati con polvera nera da diversi giorni .Il  fochino  l’avea misi  sterzati in modo che facessino come il tamburo dela banda : -Bon , bon, bon ,   bobobon,   bon, bon , bon ,  bobobon , e po’ la gazzarra finale facea tremà  anco le case ; ala fine , la beca,  un mortaglietto di ghisa grosso come una stagnina ,  era  l’ultimo e fortissimo botto che facea rintronà tutto ‘l paese . Calava il silenzio quando il frate predicatore salia sul tavolino , una specie di palchetto per salutà i parrocchiani .

Sul trono poggiato sulle capre di legno  nel mezzo dela piazza ,  il Luigi Santo, alto e  tristo come un uscio ,  co ‘na bracciata di gigli sul petto  guardava i fedeli .

Affacciati ai finestroni del campanile si vedea la trina de le bandierine  colorate che ricamavino festose le vie del borgo e scendeino a cascata dala facciata de la chiesa . S’ascoltava attenti la poderosa voce del religioso. En passati tanti anni  ma ricordo ancòra  il profondo e commosso discorso :

- Cari fedeliii ,   oggi è la festaaa ,    di San Luigi  Gonzagaaaa ,  perché San  Luigiiii -

Poi silenzio , il frate s’era bloccato e guardava verso il cielo come a cercà  le parole. Il pubblico aspettava a bocca aperta, po’ il frate predicatore, tutto sbarufato  col roccetto rimboccato fin sopre il gombito e  la stola avvolta al collo ,allargò i bracci e gridò con tutta la voce che avea affinché tutti lo sentissino :

- Perché  San Luigi poiiii , San Luigi poiiii  ,   filofifiooo !   Filofifio !

Il poveromo finitte  così con gli applausi dei fedeli .La Banda sono’ per l’ultima volta  l‘inno nsieme alle voci  tremanti  del  coro: riconosceo la voce dela Leò , del’Ofè , dela Palma, dela Cherù … tutte  nsomma .Bimbe e bimbi, giravino fra le gente per vende gli ultimi sonetti.

Non ho mai capito che  volesse  fa capì  con quel Filofifio , forse volea dì che San Luigi era un gran Santo ,il Santo de’ giovani , un Martire…, Ma di siguro  il frate  aveva mangiato troppi tordelli e trangugiato qualche bicchierotto di vino de le vigne di Valli , era ngolfato  .

Sai , al nostro paese i tordelli eno grossi , le donne fano i cerchietti  di pasta co un cazzarolino smanicato   , per mangianne uno ci voglino tre boccate nell’ala e due nel buzzo che dè  gonfio  di  ciccia . Si vede che un avea digerito .

Il doppio ‘n terzo continuò fino a buio : - Dinnn  ,   Donnn,   Dannn ,   Dinnn , Donnn,   Dannn ,    Dinnn ,      Donnn, Dannn …-.

Hai capito bimbo ? Sono stato chiaro ?  Ricorditele queste cose ! Questi ricordi eno pagine rimpiattate nell’anima .  E se qualcuno un le racconta, sguviscino come la neve al sole e un ne rimane traccia. Fano parte dela Bibbia del tu’ paese , del nostro paese . Eno   scritte  con la semplicità de la nostra gente .

 

Giulio Salvatori

 

Il racconto è ambientato qui.

Basati

Basati

xx  

E questo è il bellissimo video confezionato dall'amica Lucia che ripercorre tutta la storia raccontata da Giulio. Ovviamente il magico sottofondo è opera del sax suonato sempre da Giulio.

 

P.S. - Pubblico, di seguito, la traduzione di alcuni termini usati nel racconto di Giulio.

-Viòttero – Sentiero

-Tamburlani – Recipienti piccoli o grandi  di latta  

-Raggioni  - Località scoscesa

-Bronzini – Piccoli campanelli

-Macéa -  Cumolo di sassi

-Battàgliéro – Pestello

-Gregiolone  o Gregiola- Oggetto di legno incavo che veniva usato  nel periodo che precede la Pasqua, quando “ legavano” le campane.

-Cimaletta- La parte più alta della pianta

-Filofifio – Termine ancora in uso delle persone anziane  per dire tutto e nulla

- Sguviscino-Sguvire -  Sciogliersi.

- Cazzarolino – Cazzeruola piccola . –

- Trangugiato – Inghiottito

- Mortaglietti – Mortaretti

- Borràti – Riempiti  di polvere nera e tappati con forza  con turaccioli, carta etc..

-Beca -  Grosso mortaretto, il botto finale –

 -Stàgnina – Contenitore per l’acqua di norma di zinco

-Rimpiattate – Nascoste .

- Roccetto – Rocchetto abito del prete di colore bianco .

 

scritto da francesca il 9 05 2016

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Perchè noi non siamo il "NULLA", non siamo fuochi fatui, e neppur siamo tristezza e noia (con il beneplacito del buon Giacomino).

   

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