scritto da francesca il 8 11 2012

Bella sposò Amore. Ma una mattina, al risveglio, nel suo

letto trovò Bestia (ovvero, la storia all’inverso..).

 

C’era una volta una ragazza di nome Bella. I suoi genitori l’avevano chiamata così  perché, già appena nata, era bellissima. Man mano che la bimba cresceva, oltre che bella diventava brava, ubbidiente, studiosa e allegra. Le piacevano l’arte, la musica, il ballo, il teatro, la pittura. Era la gioia dei suoi genitori e dei suoi nonni. Diventata signorina, era ammirata e corteggiata dai ragazzi che la vedevano passare, ma lei guardava oltre. Sognava e aspettava un ragazzo bello e bravo come lei. E il ragazzo c’era, esisteva veramente e fin dal primo momento Bella aveva capito che era lui.

Bello, bravo, intelligente, generoso, altruista, disponibile, gran lavoratore. Perfetto, insomma. Era l’orgoglio dei suoi genitori. E neanche a farlo apposta aveva un  nome altrettanto perfetto che colpì immediatamente Bella: si chiamava Amore.

Bella e Amore, naturalmente si innamorarono perdutamente e si sposarono. Dopo breve tempo ebbero una meravigliosa bambina che chiamarono (..guarda caso…), Meraviglia.

Meraviglia era proprio come i suoi genitori l’avevano desiderata: bella, brava e amorevole come la sua mamma e il suo papà.

Un brutto giorno, però, entrando incautamente nel bagno, Bella vide che dalla camicia di Amore spuntavano peli neri e ispidi che lei non aveva mai visto. Lui cercava, maldestramente di nasconderli e, vedendosi osservato da lei, si arrabbiò tantissimo, spingendola brutalmente fuori.

Bella rimase molto male e non capiva perché lui la trattasse così. Ma lo amava tanto e pensò di essere stata lei a farlo innervosire.

Nei giorni successivi Bella si accorse che anche la voce di Amore si stava modificando. Da dolce e carezzevole diventava sempre più roca, stridula e penetrante. Anche il suo bel corpo cambiava nelle fattezze incurvandosi e le sue unghie diventavano lunghe come artigli. Amore si arrabbiava spesso con lei, la trattava male, la umiliava e, a volte, perdeva il controllo di sé per cose da nulla. “Poverino” diceva Bella, “forse lavora troppo o forse è colpa mia che non sono in grado di farlo star bene e lo faccio arrabbiare ”.

E Bella piangeva. Vedendo piangere la sua mamma, Meraviglia diventava triste e spesso si rifugiava tra le sue braccia e le chiedeva: “mamma perché piangi?”.

Bella si asciugava le lacrime e, sorridendo, prendeva in braccio la bimba e diceva “non è niente, tesoro, passerà..”.

Ma una mattina, al risveglio, Bella si trovò nel letto una bestia orribile: il suo Amore non c’era più. Spaventata prese in braccio la sua Meraviglia e chiamò a gran voce Amore perché la difendesse da questa creatura sconosciuta e orribile.

Ma Amore non rispose, non era più lì. Al suo posto c’era Bestia, un essere violento che, accecato dall’ira e dalla gelosia, le usava ogni sorta di violenza, sia psicologica che fisica. La obbligava in casa, come una reclusa, tagliandola fuori dal mondo e permettendole di uscire solo se da lui accompagnata. Per un nonnulla s’infuriava, il suo viso (muso-ghigno) diventava una maschera di ferocia  e, se solo Bella osava protestare o difendersi, erano botte.

    

Questa storia non finisce qui. Lascio a voi trovarne il finale. Sicuramente tutti voi avete capito la metafora che si nasconde nel racconto, che di fantasia ha soltanto i nomi dei protagonisti, tutto il resto è realtà vissuta.

Io non ci sarò per un po’ di giorni perché sto partendo per un breve viaggio, quindi mi scuso se non vi potrò rispondere. Al mio ritorno  confronteremo i vostri finali con quello realmente avvenuto.

Un abbraccio e un grazie a tutti da                      

 

I Beatles e i Rolling Stones. Bob Dylan e Joan Baez. E poi il Vietnam, la Primavera di Praga, i Movimenti operai e studenteschi in Italia e in Germania, l’assassinio di Martin Luther King e di Robert Kennedy, la nascita del femminismo e il festival dell’Isola di Wight.

 

Il ’68, un anno cronologicamente definito, dodici mesi che non lasciano respiro.

 Un movimento che ha profondamente trasformato il modo di essere e di pensare di generazioni intere da una parte all’altra dell’Oceano, infrangendo modelli e valori logorati e imponendone altri, che sono ancora parte delle nostre vite.

La Guerra del Vietnam fu un evento scatenante che ha provocato la rivolta giovanile in tutto il mondo. L’esercito USA formato da soldati americani che cercano di riprendersi pezzi di territorio in mano ai Vietcong. Sono ragazzi di vent’anni, spesso non capiscono bene cosa ci fanno lì, hanno una gran paura di morire e ne parlano piangendo senza vergogna ai microfoni di fotoreporter. Ma in quell’anno saranno quasi  quindicimila a lasciarci la vita.

 Ragazzi non molto diversi dai loro coetanei di San Francisco, gli hippies con i sandali e i capelli lunghi, i giovani pacifisti dei campus universitari, altro imponente movimento di denuncia della “sporca guerra” e dei suoi orrori. Immagini di massacri ed esecuzioni fanno il giro del Mondo.

Anch’io allora ho iniziato a far parte di un gruppo studentesco nella Milano degli “eskimo verde”, contro i fascistelli “figli di papà” che menavano botte senza conoscerne il motivo ma, immancabilmente, se ne tornavano a casa “menati”.

Allora si manifestava indifferentemente con il  movimento studentesco, quando serviva, col movimento operaio, all’occasione, e pure col movimento femminista. Un po’ di confusione regnava, però.

La cosa positiva era che ho avuto amici di ogni genere e fascia sociale. Dagli studenti meridionali agli iraniani, ai marocchini, turchi, indiani, siciliani e sardi. Erano tutti, indiscriminatamente, fratelli nella solidarietà giovanile.

La cosa negativa, invece, è stata la brevissima amicizia (scolastica) con neo-brigatisti, precursori degli anni di piombo dalla strage di Piazza Fontana in poi. Bandiere rosse e nere sventolavano senza confini.

Ma è stata questa esperienza che mi ha permesso di ragionare  con la mia testa maturando in fretta.

In quegli anni la rivoluzione culturale ha coinvolto musica, arte, pittura e non solo. Il mondo prese coscienza dei diritti legati alla questione razziale, all’omosessualità, al femminismo. Nacque il movimento pacifista con quello slogan, ricordate? “Fate l’amore, non la guerra”. Il Festival rock dell’Isola di Wight: un inno all'amore libero.

Ma la fine di molte speranze arriva con l’assassinio di  Robert Kennedy, candidato democratico alla presidenza Usa.

Sale la contestazione in Europa, a Berlino come a Roma, a Milano e a Parigi si occupano le università. Si fa strada un altro slogan, molto più rischioso: “proibito proibire”. Da non dimenticare la Battaglia di Valle Giulia a Roma tra manifestanti universitari e polizia. A questo proposito Pier Paolo Pisolini scrisse una poesia intitolata “Il PCI ai giovani” che gli costò un’ulteriore emarginazione da parte del suo partito.

A Parigi viene occupata la Sorbona e il vento di ribellione arriva fino all’impero sovietico, con la Primavera di Praga presto soffocata dai carri armati di Breznev.

Ma grande importanza l’ha avuta un leit-motiv: la MUSICA, importante e  potente  unificatrice di tanti ideali. Cantanti come Bob Dylan e Joan Baez che influenzano il  mondo giovanile più di qualunque leader politico. Un potere che si basa su milioni di dischi acquistati, (allora non c’era il pc dal quale poter ascoltare o scaricare le canzoni) e ascoltati ossessivamente all’infinito.

E poi c’erano i trasgressivi e ribelli Rolling Stones e i più “morbidi” e rassicuranti Beatles.

 

Qualcuno ha definito la protesta giovanile del ’68 la “rivolta dei capelloni” e di una “gioventù bruciata”. Voi che ne pensate?