scritto da francesca il 2 11 2021
Buongiorno.
- Salve.
- Anche lei al parco?
- Sì, son qui col pupo.
- Fa bene, sono gli ultimi pomeriggi di sole, tanto vale goderseli. Il suo qual è?
- Quello vicino alle altalene.
- Oh ma che dolcezza.
- Il suo?
- È quello che sta prendendo a bastonate lo scivolo.
- Ah.
- È così vivace.
- Non crede che sia il caso di fermarlo?
- Eh ma tanto lo fa sempre. Lui è così.
- Chi gliel’ha dato il bastone?
- Io.
- Gliel’ha dato lei? Perché?
- Così si sfoga e poi a casa mi dorme.
- Potrebbe far male a qualcuno.
- Ma cosa vuole che faccia male che è un bambino. I bambini son santi.
- Saranno santi, ma sta prendendo a bastonate gli altri.
- Lui si esprime così, lo sanno tutti. È il suo modo di integrarsi, di fare amicizia.
- Ha tanti amici qua al parco?
- Due. Solo che è strano, quando c’è lui, loro non ci sono mai.
- Scusi eh, ma adesso sta menando mio figlio.
- Noi siamo per l'idea che un bimbo debba essere libero di fare quello che vuole, se la fa stare tranquilla però lo richiamo. Fascismo, amore di mamma! Puoi bastonare più piano l'amichetto tuo? Bravo, così. Tò-tò gentile.
- Aspetti, suo figlio si chiama Fascismo?
- Sì.
- È fascista?
- È solo un nome, non significa niente.
- Quindi non è fascista?
- È vivace.
- Quindi non è fascista?
- È brighella.
- Dica che non è fascista.
- È solo un bambino esasperato.
- Da che?
- Guardi che non bisogna per forza essere esasperati da qualcosa per essere esasperati.
- Ma allora perché si chiama Fascismo?
- In onore di nonno. Sono due gocce d’acqua. Guardi, ho pure una foto. Aspetti che sto cellulare me le capovolge tutte. Eccola qua.
- Ma sa che io suo figlio l’ho già visto! C’è la sua foto all’entrata del parco.
- Sì, tecnicamente l’avrebbero bandito.
- Tecnicamente?
- Dicono che sia fascista.
- Per via del nome?
- Riesce a crederci? La gente si attacca a qualsiasi cosa. Il parco dovrebbe essere di tutti. Ci sono delle regole.
- Tipo non menare gli altri?
- Tipo non escludere i bambini dal gioco. Quello è fascista. E poi dai, come puoi bandire quel visino, quelle guanciotte paffute, quella sua fanciullesca attrazione per il lato sbagliato della Storia? Con tutti i problemi che ci sono in questo parco, vuole davvero che ce la prendiamo con un bambino che si rifiuta di conformarsi allo status quo?
- Che fa adesso?
- Finge di andare allo stadio. Lui adora fingere di tifare. Fascismo è un bambino così pieno di immaginazione. Sa che m’ha detto l’altro giorno?
- Che le ha detto?
- Mi ha guardato con questi suoi occhioni e ha detto “io mi considero civico, moderato e liberale” e poi giù in piazza a menar le mani col bambino che mangia la terra. Sa che all’asilo sto giro mi ha preso un sacco di preferenze? Per carità è un asilo, ma si comincia da lì.
- Però, se devo essere sincera, io tutta sta somiglianza col nonno non è che la vedo.
- Eh me lo dicono tutti, e come dargli torto? È piccino, non fa niente, gioca coi bastoni. Ma sa cosa mi piace di più dei bambini come Fascismo?
- Cosa?
- Che crescono così in fretta.
scritto da francesca il 30 10 2021
Devo essere sincera, mi è successo più volte di pensare ai “narcisi”, in senso benevolo e col sorriso sulle labbra, ovviamente. Così, un po’ per gioco e un po’ per curiosità, ho voluto documentarmi ed è con questo spirito, tra il serio e il faceto, (visto che un pò "narcisi" lo siamo tutti..), che mi accingo ad esporre alcune mie considerazioni. Il mito di Narciso, così come tramandato dalla mitologia greca, è uno dei più conosciuti e sfruttati, persino in pittura. Non a caso, ho aperto questo scritto con l’immagine di un famoso dipinto attribuito al Caravaggio che rispecchia, appunto (..in tutti i sensi, direi..!) l’immagine dell’insensibile e bellissimo giovinetto del quale la ninfa Eco si innamora perdutamente e, non ricambiata si lascia morire. Quel Narciso era troppo impegnato ad ammirare se stesso e bearsi della propria immagine. Ed è così che Afrodite decise che quel Narciso meritava una bella punizione facendolo innamorare perdutamente di sé stesso riflesso in uno specchio d’acqua al punto tale che, “persa la testa” vi annega. Ma questo è vanità e autocompiacimento esasperati all’estremo. Ma senza scomodare la mitologia, sembra che, nella vita di tutti i giorni, non sia poi così difficile identificare almeno un soggetto, tra le proprie conoscenze, che corrisponda allo stereotipo dell’individuo incapace di amare qualcuno all’infuori di sé stesso, insensibile ai bisogni del prossimo, un individuo, insomma, sempre pronto a compiacersi della seducente visione del proprio “io”. Ma è proprio vero che per avere la consapevolezza del proprio valore è necessario riflettersi negli occhi di qualcuno? Le forme nelle quali si manifesta la sindrome di “narciso” sono svariate e molteplici. Per molte donne e molti uomini l’esasperata ricerca dell’affermazione personale attraverso la bellezza trova fondamento in una inguaribile insicurezza affettiva. Per queste persone, essere amati vuol dire sentirsi “belli”. Gli uomini, da sempre, si specchiano negli occhi delle donne per alimentare la stima in sé stessi, per apparire più luminosi, per sentirsi apprezzati, affascinanti, intelligenti, simpatici e convincersi di essere speciali. Speciali lo sono sicuramente, quando una donna si innamora di loro, ma l’apprezzamento femminile non è costituito esclusivamente da canoni estetici ma ha a che fare con l’attaccamento e l’affetto, l’emozione e la sensibilità, l’intesa e la complicità. Eppure molti uomini vivono storie parallele rifugiandosi nell’evasione e coltivando relazioni multiple in contemporanea, ciò consente loro di sentirsi al centro della sfera affettiva di più donne. In un unico concetto: hanno la pretesa infantile di possedere il mondo! Una buona dose di esibizionismo è indispensabile ingrediente per costruire un’immagine personale seducente, se il metro di misura è basato su apparenza e finzione. Avere spettatori è esaltante e stimola il desiderio di esporsi, l’ammirazione e il successo sono un richiamo a cui è impossibile sottrarsi. E la vita, si sa, è un palcoscenico dove spesso si commette l’errore di recitare per ricevere consensi con i quali superare limiti e imperfezioni che inevitabilmente creano insicurezze, senza tenere conto che la realtà, in modo del tutto imprevedibile, ci costringe a mettere in discussione le nostre comode certezze. Può sembrare un paradosso ma esiste anche l’altra faccia del “narciso”, quella del non vanitoso, di colui che non passa la vita a compiacersi della propria avvenenza ma ha forti riferimenti al proprio ingegno, al proprio successo professionale, alla propria abilità sportiva, alla propria fama di conquistatore, al proprio (spesso..presunto..) senso dell’umorismo. Si tratta spesso di persone che assillano il prossimo con narrazioni prolisse relative alle loro imprese, che non nutrono alcuna incertezza riguardo alla loro superiorità, quelle persone, insomma, che tutto sanno e tutto fanno meglio di chiunque altro (..secondo loro..). Non vorrei puntare ancora il dito verso il “panorama” maschile (e non me ne vogliano i maschietti..), ma pare siano proprio loro, gli uomini, ad autoincensarsi con inesauribile esibizionismo, uomini accentratori dell’attenzione che, in fatto di protagonismo, non accettano rivali. Quasi completamente carenti di autocritica e sprovvisti del benché minimo senso del limite. Io li definisco i “gusci vuoti” dell’insopportabile sapere. Del mito di Narciso possiamo comunque salvare una caratteristica positiva. Piacersi, apprezzarsi, valorizzarsi, senza nulla togliere al rispetto e al riconoscimento dei meriti altrui, rappresentano buone premesse per avere fiducia in noi stessi e realizzare le nostre aspirazioni aumentando autostima e bocciando autolesionismo. In conclusione dovremmo essere tutti (uomini e donne) così equilibrati da dosare il nostro narcisismo per poter conciliare le esigenze reciproche. Ma una domanda mi sorge spontanea: dov’è , allora il confine tra narcisismo e insicurezza e immaturità? Dovrò pensarci per un mio prossimo scritto, per ora aspetto i vostri pensieri e chiarimenti.         Buone Feste a tutti   Francesca