scritto da rosaria3.na il 5 12 2010

Avevo letto e riletto di Botticelli e non potevo non apprezzare la bellezza delle sue opere che trovavo semplicemente stupende, ma le mie erano solo e semplicemente considerazioni razionali dovute a uno dei più grandi artisti della pittura italiana. Quando però mi sono trovato per la prima volta davanti alla Primavera e alla nascita di Venere mi ha preso una tale emozione che se avessi potuto mi sarei fermato ore intere ad ammirarle. Ma quella prima volta c’era troppa gente e una brava insegnante, certamente di storia dell’arte, spiegava dettagliatamente alla sua classe di giovani i particolari del dipinto e la sua storia.
Non posso nascondere che io stesso appresi molto quel giorno.
Negli anni successivi ci sono tornato altre due volte, e nonostante la raggiunta maturità l’emozione è stata sempre la stessa se non addirittura più forte.
Ma questo è un mio difetto, mi succede sempre quando mi trovo di fronte ai lavori dei grandi pittori.
Senza dubbio Botticelli è stato non solo uno dei più grandi artisti del Rinascimento ma anche dell’intera storia dell’arte italiana.
Sappiamo che si chiamava Sandro Filipepi, ed il soprannome Botticelli gli fu attribuito dall'orefice dove lavorava da giovane.
La Nascila di Venere e la Primavera (Firenze, Uffizi), entrambi ispirati alla poesia del Poliziano (1454-1494), furono realizzate negli anni quando molti artisti fiorentini seguivano una pratica umanistica e proprio in quel tempo furono prodotti grandi capolavori.

Fra questi va annoverata la Primavera: il grande capolavoro di Botticelli che molta critica ritiene una delle più famose e importanti opere del Rinascimento italiano. Fu commissionata dalla famiglia de' Medici, ma solo nel 1815 fu collocata nella Galleria degli Uffizi di Firenze dove, tranne un breve periodo passato all'Accademia, si trova tuttora.
E’ circondata da un fascino particolare non solo per la sua bellezza ma anche accompagnata da un mistero mai completamente svelato che riguarda l’interpretazione del dipinto del quale si hanno una molteplicità di versioni alcune delle quali perfino contrastanti fra di loro.
A mio avviso, pur riconoscendo dignità a ciascuna di esse, penso che il quadro rappresenti il mondo dell’amore, sia quello platonico che quello sessuale indicante la fertilità, rappresentata proprio dalla Primavera intesa come dea della giovinezza e della rinascita.
Ma andiamo con ordine ed esaminiamo la composizione nei dettagli, dalla destra verso sinistra dell’osservatore, così come suggeriscono i grandi commentatori.

Da quel lato, Zefiro, l’unica figura dai colori poco luminosi diversi da quelli dell’intera composizione, prende alle spalle la ninfa Clori dalla cui bocca germogliano fiori.
Appena più avanti Clori si trasforma in Flora, la Primavera, rappresentata come una giovane donna che indossa un leggero vestito di seta fiorito. Ha un viso bellissimo e un dolce sorriso sulle labbra, cammina a piedi nudi in un giardino fra i fiori che lei stessa sparge a terra prendendoli dal suo grembo.

La donna al centro è Venere dea dell’amore; gli alberi dietro di lei, quasi per indicarne la divinità, creano una corona intorno alla sua immagine. Domina e dirige l’intera scena, mentre con la mano destra, indica a Flora di proseguire il suo cammino fra i fiori del giardino.
Le tre giovani più avanti sono le Grazie che danzano. 
Sono vestite di veli leggerissimi e sono il simbolo dell’eleganza e la gentilezza. Flora, seguendo l’indicazione di Venere, si dirige proprio verso di loro.
In alto Cupido, il dio dell'Amore che sembra controllare l’intera scena.
L’ultimo a sinistra, Mercurio con un bastone tiene lontano le nuvole. Parte della critica ritiene che sia qui il “simbolo della conoscenza”.
Condivido invece il parere di quelli che sostengono che a lui è affidato l’incarico di conservare nell’ambiente l’eterna primavera.
Anche i fiori subiscono varie interpretazioni; alcuni li considerano portatori di significati amorosi o gioiosi, altri sacri a Venere e altri ancora che ricordano le pene d’amore; ma forse vogliono essere solo simboli del matrimonio, l’unione di due persone che si amano destinate alla continuazione della specie. Simboli quindi di amore spirituale e desiderio sessuale. Diversamente da tali significati potrebbero invece semplicemente mostrare la bellezza della natura durante la primavera e soprattutto, in questo caso specifico, indicare il percorso festoso ed allegro per chi, come Flora, si dirige verso bellezza ed armonia e, come si è appena detto, verso eleganza e gentilezza.
Botticelli pone particolare cura nella descrizione dell’ambiente che deve rappresentare quel mondo di particolare grazia ed eleganza nel quale si muovono i personaggi; si tratta di una bellezza ideale sia pure attenuata da un leggero senso di malinconia.
L’amore invece, come si è detto innanzi, sia platonico che sessuale è ampiamente simboleggiato dai personaggi stessi se non addirittura dall’intera composizione.
