thumb_leftRoundBox_LOGO_143X134_jpgLa mattina, di solito, mentre sono in cucina a sfaccendare, seguo  le notizie del telegiornale e parte della trasmissione  “Uno Mattina” (o  ciò che di essa mi interessa di più).

Ed è stato proprio oggi  che  ho ascoltato una   notizia, a dir poco,  sconcertante (ripresa  dal “Corriere della Sera” a firma di  Carlotta De Leo)  e  un’intervista  diretta Jonathan_Safran_Foer_by_David_Shankboneallo scrittore Jonathan Safran Foer, il vegetariano, autore del libro  "SE NIENTE IMPORTA. Perché mangiamo gli animali?” (libro uscito proprio in questi giorni, precisamente il 25 Febbraio 2010).

Incuriosita  e per saperne di più, mi sono messa subito alla ricerca dell’articolo che sottopongo "integralmente" alla vostra attenta lettura.

 

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Il dossier della Lav in concomitanza con il nuovo libro di Jonathan Safran Foer

 Antibiotici a pranzo e cena. Con la carne.

Ogni anno un consumatore medio ne ingerisce a sua insaputa quasi 9 grammi, l'equivalente di quattro cure .

 Cover Eurocarni Novembre 05ROMA - Una cura involontaria, anzi quattro. Ogni anno un consumatore medio di carne ingerisce a sua insaputa quasi 9 grammi di antibiotici, equivalenti a un poker di terapie. Il nuovo dossier della Lav (Lega anti vivisezione) porta alla luce i rischi sanitari ancora poco conosciuti dai carnivori. L’ingestione continuata di questi medicinali, infatti, può provocare alla lunga disturbi intestinali cronici e può rendere i trattamenti antibiotici inefficaci quando veramente servono.

“PERCHE’ MANGIAMO GLI ANIMALI” - Il dossier «Rischio sanitario degli allevamenti intensivi. Resistenza agli antibiotici e nuove malattie» è stato pubblicato dalla Lav in concomitanza con l’uscita del wuzbbromanzo-inchiesta di Jonathan Safran Foer “Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?” (Guanda editore). Nell’autobiografia Foer – in Italia in questi giorni – descrive con realismo il sistema degli allevamenti intensivi, mettendone in discussione la necessità e in evidenza le sofferenze inflitte agli animali. Quest’indagine, che ha creato un grande dibattito negli Stati Uniti, ha portato l’autore alla scelta di diventare vegetariano.

ANTIBIOTICI A PRANZO E A CENA – Le condizioni di vita negli allevamenti industriali sono 14120_104962116198202_100000532424378_129625_4410453_nresponsabili del debole stato di salute degli animali. Senza i farmaci, quindi, non sarebbe possibile far funzionare alcun allevamento intensivo. Per produrre 1 chilogrammo di carne sono impiegati mediamente 100 mg di antibiotico. I farmaci rimangono spesso nei tessuti degli animali e arrivano nel piatto. Ciò significa che l’italiano medio che consuma circa 87 kg di carne ogni anno (senza considerare i consumi di prodotti ittici) ingerisce involontariamente quasi 9 grammi di antibiotici, equivalenti alla somministrazione di circa 4 terapie antibiotiche ogni anno. «Il consumo di carne comporta rischi sanitari di cui si parla ben poco in Italia – spiega Roberta Bartocci, biologa, responsabile Lav settore Vegetarismo - e di cui raramente i consumatori hanno consapevolezza: dal rischio di assumere antibiotici ‘a pranzo e a cena’, al rischio di venire a contatto con patogeni che hanno sviluppato resistenze agli antibiotici».

I RISCHI PER LA SALUTE - Secondo l’Autorità alimentare europea, Efsa (European Food Security Authority), in molti casi i cibi di origine animale trasmettono all’uomo batteri resistenti agli antibiotici. L’ingestione continuata - tramite la carne - di questi medicinali può provocare alla lunga disturbi intestinali cronici e l’inefficacia degli antibiotici quando ne sorga la necessità. Il rischio è non avere la possibilità di guarire dalle patologie trasmesse da questi batteri, dalle più semplici a quelle che potrebbero avere esiti potenzialmente fatali. Tra questi patogeni che hanno sviluppato resistenze agli antibiotici ci sono anche la Salmonella typhimurium e parathyphimurium (l’infezione si trasmette con le uova e la carne, soprattutto avicola e suina), lo Staphylococcus aureus, Campylobacter coli e jejuni. Ma i rischi maggiori sono quelli che potrebbe causare un altro batterio divenuto resistente: un particolare ceppo di Escherichia coli che provoca colite emorragica e insufficienza renale. La contaminazione del cibo (carne e latte bovino) avviene attraverso le feci dell’animale, ma anche tramite l’acqua. Il maggior fattore di rischio è rappresentato dal consumo di carne macinata di manzo cruda o poco cotta (hamburger disease), ma ne è stata dimostrata la presenza anche in carni di pollo, agnello e maiale.

RADDOPPIO DEI CONSUMI - Secondo la Fao entro il 2050 i consumi mondiali di carne raddoppieranno. Oggi si calcola che gli animali allevati sulla Terra siano circa 10 volte gli umani: si contano 1.300.000.000 di bovini, 1.000.000.000 di suini, 1.700.000.000 di ovini e caprini, ben 52.000.000.000 di avicoli, 900.000.000 milioni di conigli, senza considerare pesci e crostacei. “Raddoppiare questi numeri significa portare al collasso la Terra sotto il profilo ecologico, sanitario ed economico - prosegue Roberta Bartocci -. I cittadini pagheranno sempre di più con la loro salute un metodo di produzione animale altamente rischioso. E’ indispensabile riconvertire il sistema alimentare attuale verso un sistema ‘sostenibile’ iniziando dal non considerare più gli animali come cibo, né come cibo indispensabile perché così non è: proteine, carboidrati, vitamine, sali minerali e benefici grassi sono ampiamente disponibili nel mondo vegetale.”

Carlotta De Leo 03 marzo 2010

Questo l'articolo, a voi le riflessioni e le considerazioni del caso!!!!!

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scritto da rosaria3.na il 4 03 2010

Image_0789Ecco uno scritto  di Lorenzo che tratta di un argomento che ancora oggi, nel 2010, ci fa riflettere: persone che portano  SFIGA. Argomento di cui si trovano tracce  in letteratura con il grande Pirandello ne "La patente" e in teatro con il partenopeo Peppino de Filippo in "Non è vero... ma ci credo". Anche la cinematografia ha dato il suo contributo con Toto' (vedi video a fine pagina).

 monacello2E in più, Lorenzo, accennando  anche alle credenze meridionali (per l'esattezza napoletane), mi fa ricordare  anche la figura del "munaciello".  Il personaggio è esoterico ed era temuto dal popolo per i suoi dispetti, ma era anche amato perché a volte faceva sorprese gradite che sollevavano anche economicamente la situazione di una famiglia. Egli si manifestava come un  vecchio-bambino che indossava il saio dei trovatelli, che venivano ospitati nei conventi.

Ma ora leggiamo e traiamo le nostre conclusioni in merito.

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Si chiama Emilio, ma tutti lo chiamano “La sfiga” perché è voce pacifica, conclamata, che porty1p-EUjpfdr44NOTWDpOMouJ3v1S-lcVLk3D2x5J8I_JlHbMpAKSQ18FEf_SZD2Srp71SvZxPvjRAEi iella, e lui lo sa e, più che scocciarsene, sembra che in fondo ne goda.

Oddio, non lo fa vedere certamente. Ma un sorriso appena accennato, l’occhio qualche volta socchiuso, fanno capire che il chiacchiericcio, la diceria lo turbino davvero poco.

La “sfiga” è molto curioso. Vuole sapere tutto quel che capita e spesso commenta. E allora gli interessati diventano inquieti. Che cosa vorranno dire quegli occhi socchiusi, quel breve commento? Interverrà o lascerà perdere? C’è da giurarci che interverrà.

Una “vox populi” giura che a casa sua, durante una cena a cui aveva invitato dei colleghi, un lampadario si staccò improvvisamente dal tetto in cucina e cadde rovinosamente nei pressi di una collega. La quale da quel momento si ritenne miracolata e cominciò ad amarlo alla follia.

Così capita con le sfighe. Portano iella ma non a tutti. A qualcuno portano fortuna. Un mio capo, una volta, da buon meridionale, mi dettò una ricetta sicura con le sfighe. Bisogna farseli amici, disse, perché essi rispettano l’amicizia, non fanno dispetti.

Colpiscono solo chi non crede in loro, ma chi li rispetta e li ama sono al sicuro, anzi essi fungono da mantello protettivo, da parafulmini a loro favore.

Un amico mi raccontò una volta che uno di essi, ben conosciuto a Napoli, si presentò al banco accettazione dei passeggeri dell’aeroporto all’ultimo momento con il volo già chiuso. Non si scoraggiò e sembra che abbia detto: “Riaprite la lista perché ho urgenza di partire. D’altra parte, se non parto, vale la pena rischiare un aereo?”.

Sembra che lo abbiano fatto partire.

Emilio queste cose le sa. E’ sempre con noi, ci accompagna. Lo mettiamo al corrente di tutto. E speriamo, speriamo.

Che ne pensate? Crederci, non crederci? Sperare, non sperare? Conoscete antidoti sicuri per le sfighe?lor

 

 

E per concludere un video  con  uno stralcio del film   

LA PATENTE <Questa è la vita> impersonato dal  grande "principe" Totò.

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