La passione per la pittura, per Andrea Setti, è stata presente sin da ragazzo, sin da quando studiava presso il collegio dei seminaristi nella provincia di Arezzo. Ma le cose, nella vita a volte non vanno come si vorrebbe e, crescendo, ha dovuto impegnarsi come tutti nel mondo del lavoro, mettendo da parte questa sua passione
.
Cinque anni fa, dopo il pensionamento, in collaborazione con un noto pittore aretino, riuscì a riprendere in mano i pennelli e i colori, non solo quelli reali ma anche i colori digitali.
Su richiesta dello stesso pittore, preparò un sito e insegnò all'amico pittore, a dipingere attraverso il computer e realizzare così opere di pittura digitale.
Con l'occasione ricominciò a dipingere anche con
colori e pennelli reali, realizzando così alcune opere. L'amico/pittore lo spinse più volte ad approfondire e per convincerlo gli disse di dipingere ogni qualvolta ne avesse sentito il desiderio..e da quel giorno ricominciò con i pennelli. Merito di questo sprone fu anche la prima mostra alla Galleria d’arte Firenzeart del 2007. Inoltre la galleria spedì i suoi quadri anche in America e in
Australia e gli fu commissionata anche una scultura in legno rappresentante la Fenice e l’Unicorno. Cos’altro dire? Che i suoi dipinti sono anche ritratti richiesti da privati e realizzati con carboncino. Fra questi ci sono anche quelli raffiguranti la chiesa di Galatrona e la torre di Galatrona. Questi ultimi non sono esposti nella galleria
perché ora di proprietà di un privato.
Le prospettive future sono quelle di aprire, insieme con la Galleria Firenzeart, un’altra Galleria a Montevarchi in modo che per il periodo di novembre/dicembre, quando tutto sarà pronto, essa possa ospitare un’altra sua mostra e quelle di altri artisti.

http://www.youtube.com/watch?v=Vha8W1bVDO4
‘Na vuci
schigghenti na’ notti m’arrusbigghiau.
Bì, tuttu trema, ‘u pavimentu si movi,
arrisauta comu ‘u cori di chiddu ca si scanta.
‘U tirrimotu! ‘U tirrimotu!
I letti caminunu, i vitri si rumpunu,
‘u tettu si sfrangi.
Scappamu, scappamu! Ma unni iemu?
‘A strada non c’è chiù, si spalancau ‘a terra,
‘a machina spariu.
I iatti fanu miau dispirati.
Chi facemu? A Roma, a Roma turnamu!
Ma comu? Vulamu? E chi semu aceddi?
Aspetta, viremu, forsi quaccunu n’aiuta.
Ma cu nu fici fari a veniri cà! Cu nu fici fari
a lassari ‘a capitali? Roma, Roma, aspettani, vinemu!
Mittemuni ‘o capu da’ strada.
Priamu u Signori, sulu Iddu ni po’ sarvari.
Ma addu’ mumentu pinsai tra mia:
‘u tirrimotu, ‘u Signuri, a mia, prima mu fici capitari.
Do’ Nord si prisintau, e ‘u cori m’arriminau.
Autru ca chissu di oggi, chissu ‘a terra muviu,
ma chiddu mi scatinau terra, cielu, mari, l’ossa,
u’ sangu.
Prestu, ca fazzu ‘na telefonata!
Amuri, non ti scantari. Sì, ci fu ‘u tirrimotu ,
ma salvu sugnu e pensu sempri a tia.
Veni, amuri, dammi i to’ manu,
veni ca n’abbrazzamu.
Traduzione
Una voce squillante nella notte mi svegliò. Accidenti, tutto trema, il pavimento si muove, sobbalza come il cuore di uno che si spaventa. Il terremoto! Il terremoto! I letti camminano, i vetri si rompono, il tetto si sfalda. Scappiamo, scappiamo! Ma dove andiamo? La strada non c’è più, la terra si è spalancata, la macchina è scomparsa. I gatti miagolano disperati. Che facciamo? Torniamo a Roma, a Roma. Ma come? Voliamo? E che siamo uccelli? Aspetta, vediamo, forse c’è qualcuno che ci aiuta. Ma chi ce l’ha fatto fare a venire qua? Chi ce l’ha fatto fare a lasciare la capitale? Roma, Roma, aspettaci, veniamo! Mettiamoci all’inizio della strada. Preghiamo il Signore, solo Lui ci può salvare. Ma in quel momento pensai tra me, il terremoto, il Signore, a me, prima me lo fece capitare. Dal Nord si presentò e il cuore mi rimescolò. Altro che questo di oggi, questo ha mosso la terra, quello scatenò terra, cielo, mare, le mie ossa, il mio sangue. Presto, fammi fare una telefonata. Amore, non ti spaventare. Sì, c’è stato il terremoto, ma sono salvo e penso sempre a te. Vieni, amore, dammi le tue mani, vieni che ci abbracciamo.





