Il Bosso, è una pianta sempreverde che adornava le abitazioni, i giardini e le stradine. Noi, in dialetto, si chiama Bussilo.-------------------------------------------------- Caro bùssilo, ti ricordi quando ero bambino che cercavo fra i tuoi rami i nidi di pettirosso e di capinera? Tu li nascondevi nel folto delle tue foglie, ma io, piccolo diavoletto, entravo nella tua casa e in quel labirinto verde scoprivo i tuoi segreti. Però, sai che ti volevo bene e nel periodo di Quaresima, portavo sempre nella cartella della scuola un ramoscello: portava fortuna, dicevano le mamme. Mio nonno ti apprezzava ancora di più. Sapeva che eri utile per la resistenza dei tuo fusto. Quanti manici faceva con i rami più grossi: per il piccone, il badile, per l'accette...anche il suo bastone era di bùssilo. Ricordo che aveva inciso l'impugnatura facendo la testa di un serpentello.Lo conservo ancora con affetto. Nelle feste del paese, ricoprivi le vie dove passava la processione con le tue foglie miste a mortella, timo e caleggine. Ornavi anche gli altari della chiesa e le tombe al cimitero. Davanti alle case ti sentivi padrone, le abbellivi e racchiudevi in una cornice l'intimità della famiglia .Oggi, sei trascurato e rinsecchito anche perchè non sei più curato , coccolato, amato. Ti hanno sostituito con altre piante moderne, che nulla hanno in comune con il nostro borgo e durano un estate e basta.Non hanno la tua tenacia. E così. ti allunghi verso il cielo come una pianta selvaggia, tu che gentile e ordinato accoglievi l'ospite e il viandante per tutto il tratto della via che conduceva alla casa. Ed io ora, seduto al tuo fianco mi accorgo quanto tempo è passato, mentre in un turbinio di ricordi e pensieri, ti accarezzo e guardo la mia casa, il mio paese e il mio mondo, oltre la Tua siepe.------------------------------------------------------ Non ce la faccio a firmarmi, Maledetto Toscano (Giulio Salvatori))
scritto da francesca il 2 02 2021
DA LEGGERE FINO IN FONDO---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Io non leggo. Non leggo perché non ho mai cominciato. Non leggo perché, al liceo, mi hanno costretto a leggere il Gattopardo e a scriverci una relazione. M’hanno fatto il waterboarding con Giuseppe Tomasi di Lampedusa. E allora ho giurato a loro e a me stesso che non avrei mai più letto. Non leggo perché non ho tempo. Ho altre cose da fare. Altri interessi. Tipo scrivere. Non leggo perché so già tutto quello che devo sapere. E che voglio sapere. Perché non mi interessa niente, non mi incuriosisce niente. Perché le storie sono belle ma inutili. Non leggo perché, ormai, non saprei da dove cominciare. Perché c’ho un’età, quel treno è passato, perché ho altri hobby, perché nessuno mi ha mai consigliato un libro. Perché aspetto che esca il film. Non leggo perché ho una bassissima soglia dell’attenzione. Perché ci sono certi libri, certi autori, certe copertine, certi mattoni, che veramente... ma chi ve lo fa fare? Perché è una tortura. Un muro da scalare. Un mondo che non si sforza più di tanto per essere accogliente. Perché dai, ma hai visto cosa c’è in libreria in ‘sto periodo? Non leggo perché una volta leggevo e adesso mi sono dimenticato come si fa. Non leggo perché mi fa paura quello che potrei trovare dentro un libro. Perché sono stanco, perché la sera, a letto, mi si chiudono gli occhi. Io non leggo----------------------------------E PERCIO' SONO SOLO. Più solo di altri. Più solo di tutti. Perché sono bloccato qui, su questa terra, tutto il giorno in compagnia di me stesso. Perché non mi sono dato l’opportunità di scoprire che, nel tempo e nello spazio, c’è qualcuno che ha pensato i miei pensieri. Che ha avuto le esperienze, le ossessioni, quei tormenti che credevo solo miei. Qualcuno che è stato me o ha raccontato me, senza neppure conoscermi. Non leggo e non leggendo mi sono privato dell’occasione di sapere che più di una persona ha trascorso la propria vita a tracciare sentieri da e verso le mie stesse paure, da e verso i miei stessi entusiasmi. Che qualcuno ha trovato soluzioni e problemi, domande e risposte, le stesse che cercavo anch’io. E che a pagina centoquarantaquattro di un libro nascosto su un uno scaffale qualsiasi c’era dentro un pezzo di me che non sapevo neanche di aver perso. Mi sono privato del diritto di fuggire dal mio corpo, dal mio mondo. Di essere altrove, di essere altrui. Di sorridere da solo a pagine di carta che certe volte sembrano ricambiare il sorriso. Di diventare amico di frasi, innamorarmi di strisce di parole, fare le orecchie ai libri e poi trovarle dopo anni e provare a capire cosa stavo cercando di dirmi. Di citare, odiare, abusare, maltrattare, abbandonare libri, litigarci e farci la pace. Ho rinunciato alla possibilità di dilatare il tempo, fino quasi a farlo fermare. Di fidarmi di qualcuno che non sono io, e da lui o da lei farmi guidare, appassionare, spaventare e inesorabilmente perdere. E immalinconirmi a lettura finita, con la consapevolezza che, nelle giuste condizioni, dentro la mia testa ci può essere molto più di quello che c’è fuori. E diventare quel tipo di pioniere imprudente, di cosmonauta senza paura, di tossico all’ultimo stadio che si chiama lettore, sempre pronto a farsi fregare ancora una volta, a farsi prendere ancora per mano esaltato dalla scioccante opportunità di poter vivere più vite possibili durante la sua. ------------------------------------------------------------------------------------------- (Non è successo niente)