scritto da francesca il 14 10 2020
Avevo concluso il brano precedente con un finale amaro ma che voleva una risposta. Concludevo così: A mezzogiorno le sirene urlano l'ora del pasto.Non ho mai sopportato il grido delle sirene, mi danno un senso di angoscia. Il breve riposo fu interrotto da un enorme boato: le brutte notizie camminano in fretta. Il boato veniva dalle cave vicine.e confermarono che un giovane cavatore era morto. Era il mio amico Carlo, questa l'amara risposta. Il deposito della dinamite era saltato in aria, le cause? Mistero. Questa volta, la Madonna non lo aveva preso fra le braccia e protetto. Il giorno del funerale parlando col prete, gli chiesi perchè Dio permette queste cose. Con voce calma e sicura rispose: " Se uno di noi va in un giardino, rimane attratto dal fiore più bello, lo raccoglie e lo porta in casa. Lo mette in un vaso e la stanza appare più bella. Così ha fatto Dio con Carlo, l'ha raccolto da questa vita terrena e la sua anima, ora, è nel giardino del Signore". Scossi il capo piangendo, non accettavo questa conclusione. Lo guardai con rabbia dicendogli: "Mah, sarà così". Mi liberai del suo abbraccio e corsi a casa, mia madre mi aspettava. Nei giorni a seguire, non avevo il coraggio di incontrare il babbo di Carlo. Sapeva della nostra amicizia . Quando lo vedevo in lontananza, cambiavo direzione. Un giorno l'incontro fu inevitabile, rimasi di fronte a lui immobile, muto. Non so quanto rimasi così, e le lacrime scendevano sul viso. Quando riapersi gli occhi, sentii i passi di lui che si allontanavano e una voce tremolante spezzata dal dolore, vibrava nell'aria come una preghiera: "E' inutile piangere bimbo, si vede che il Signore ha voluto così". Non è fantasia amici, tutta verità. ------------------------------------------------------------ Giulio Salvatori
scritto da francesca il 9 10 2020
Sono giorni che cerco di dare ordine al mio "Studio, ricovero oggetti smarriti, fascicoli di scartoffie, spartiti, lettore cd, casse, amplificatori, tastiera, chitarre..." Ho fatto una mucchio di cose da buttare, ma poi, a sera, ho rimesso tutto al suo posto. Troppi ricordi. Il sorriso compiaciuto delle donne di casa si è trasformato in un concerto di brontolii. Ma io sono abituato ai concerti. Hanno capito che era inutile insistere: sono attaccato alle mie cose. Un giorno ci faranno un falò. Mi è capitato fra le mani il dattiloscritto di un racconto, vero, che fa parte del mio primo libro: Un paese nei racconti. Il titolo del racconto è : I Tre Artificieri. Erano ore che si picchiava in un ferraccio a forma di grossa pera allungata, più o meno come una bottiglia, alla cui base aveva delle alette che volevamo staccare. Ci avrebbe fatto comodo per la nostra teleferica: Si! Noi facevamo anche le teleferiche per avvicinare il legname al paese. Eravamo i soliti tre discoli: Carlo, Giorgio e io. Questo ferraccio, si era fermato in un piccolo spiazzo proprio sotto il sentiero. Mentre gli amici lo tenevano fermo con le mani, l'altro con martello e scalpello rubato di nascosto ai genitori, picchiava forte all'inizio di queste alette. Nel frattempo passò il "re" , era un soprannome che la gente dava a Ranieri, un uomo tutto curvo con una gobbetta. Sempre curioso. Sentendo i colpi si fermò e chiese cosa si facesse. Non si rispose e scese a vedere il perchè di tante martellate. Appena vide l'aggeggio, gridò forte di smetterla subito e, ci prese di peso portandoci sul sentiero. Tutto sudato ci spiegò che si trattava di una bomba anticarro inesplosa. Sapete bene che le notizie camminano in fretta. Dall'unico telefono del paese chiamarono i Carabinieri e arrivarono con l'artificiere. Si formò una colonna di persone come se ci fosse stata la processione del Santo Patrono. Chi ci accarezzava, chi ci rifilò qualche sberla, le mamme che piangevano, il prete che le confortava. Insomma, mancava la banda paesana. Si seppe poi, che la bomba fu fatta brillare giù nel greto del fiume. Non vi racconto quante raccomandazioni ci fecero nei giorni a seguire. Una domenica che i "tre Moschettieri" erano in chiesa a servire la messa, durante la consueta predica del Vangelo, il prete disse puntando l'indice verso di noi gridando: Vi ha preso in braccio la Madonna. La notizia arrivò anche ai paesi vicini e, quando ci vedevano dicevano: I Tre della Madonna.Dopo qualche mese, Carlo, iniziò il lavoro nella cava e morì per l'esplosione di una mina. Ma questa è un'altra storia che vi racconterò------------------------------------------------------------- Ottobre 2020 Giulio Salvatori