giornale (2)Grande risalto è stato dato dai giornali del 30 ottobre 2009 al tragico caso di un giovane che si è lasciato travolgere dalla metropolitana a Roma.metropol roma

Il Messaggero l’ha chiamato Francesco e ha scritto nei titoli: Francesco, 25 anni, alla famiglia aveva detto di essere ad un passo dalla laurea ma gli mancavano ancora 20 esami.

E nel corpo di un articolo a firma di Veronica Cursi si dice: “Non riusciva a colmare quegli spazi vuoti nel libretto universitario. libretto2

E nemmeno il dolore, la paura, la vergogna di deludere i genitori che lo credevano uno studente modello e invece per Francesco, 25 anni, di Ascoli Piceno, in trasferta a Roma per studiare giurisprudenza e diventare avvocato, la laurea era ancora molto lontana.

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 Troppo difficile fare marcia indietro, ammettere di avere mentito per mesi tutte le volte che ai suoi raccontava di un successo universitario. A casa ormai già si fantasticava su quel giorno, sui festeggiamenti, sui regali per il “dottore” laureato alla Luiss. Per la famiglia avrebbe dovuto laurearsi a giorni e invece era ancora indietro di venti esami. Un’umiliazione troppo grande per lui che….ha preferito uccidersi piuttosto che ammettere la verità.”.Più gravi le ammissioni dell’Università: “Conoscevamo la situazione del ragazzo -ammette il Preside della Facoltà di Giurisprudenza….-  per 6 o 8 volte era stato contattato dal nostro servizio Luiss ti ascolta, fatto da psicologi e funzionari. L’ultimo colloquio era avvenuto lo scorso settembre, anche in quel caso il ragazzo aveva promesso che avrebbe ripreso a sostenere gli esami” “….essendo maggiorenne….per un problema di privacy non abbiamo potuto contattare la famiglia”.

 E sulla vicenda interviene anche il sindaco Alemanno: “Non credo che20080428_vince_alemanno si possano trattare come minorenni gli studenti universitari. Sono le famiglie che devono vigilare di più, essere più vicini ai loro figli. Gli esami sono atti pubblici e i familiari hanno la possibilità di informarsi”.

 Ci sono tanti elementi per  le nostre osservazioni. Aggiungo soltanto che porto ancora  la pena in cuore per la scomparsa di uno di questi giovani, suicida per motivi analoghi. Non siamo così forti come sembra, e le nostre debolezze spesso le nascondiamo a parenti, amici, a tutti. E quando ci sentiamo quasi avviluppati nelle spire di una piovra preferiamo scomparire, levare il disturbo.

Ed è certo colpa di noi stessi, in primo luogo, ma forse avremmo potuto salvarci o essere salvati.

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12 Commenti a ““Giovani che si uccidono” scritto da Lorenzo.rm (postato da Rosaria)”

  1. nadia ha detto:

    Annamaria, certo, sono convinta che sia un dramma per chi resta e che la vita viene distrutta ma quello che insisto a dire è che purtroppo il danno maggiore viene arrecato a quelle persone che, non riescono a superare queste crisi e si fanno del male. Se c’era stato già un tentativo, e poi al secondo c’è riuscito, non aveva, al primo, mandato un GRIDO d’aiuto?
    Mi spiace sinceramente che tu sia stata testimone in questa drammatica storia ma, credi, ci sono passata molto vicino anch’io in qualche modo e se non trovi aiuti validi e non trovi chi ti sostenga dall’inizio alla fine….bè, la fine della storia la conosciamo tutti, purtroppo. Io combatterò sempre per queste persone che necessitano di un sostegno morale ma purtroppo a volte ti senti dire (o te lo fanno capire) che non sei un familiare e che non ti devi impicciare degli affari loro. Questo per dirti che devono essere le persone più vicine (familiari) a prendere in mano la situazione e questo purtroppo, accade troppo poche volte.
    Mettiamo anche in conto che non è facile occuparsi di un ragazzo adolescente in uno stato depressivo ma so’ anche che molti genitori fanno finta di non capire. La stessa cosa vale per tutti quei ragazzi che assumono droga. La mia domanda è sempre la stessa: DOVE SONO I GENITORI? E concludo: DIALOGATE, DIALOGATE DIALOGATE!(ci sarebbe ancora molto da dire ma…..)

  2. Giulio Salvatori ha detto:

    Annamaria , è ovvio che non si può fare di:-ogni erba un fascio- e hai tutta la mia comprensione …ma non si può sempre stare zitti davanti alla miopia totale, di chi dovrebbe costantemente osservare.

  3. lorenzo.rm ha detto:

    Grazie Annamaria. E’ una testimonianza agghiacciante. Dio mio!

  4. annamaria ha detto:

    http://www.arcobalenoispica.it/stefano_merluzzi/

    Questo è un link dove troverete il ricordo di un ragazzo all’apparenza forte ma emotivamente molto fragile che, ne i genitori , ne gli insegnanti sono riusciti a scamparlo dal suicidio.Dopo 2 tentativi “ci è riuscito”. Studiava in trasferta Roma all’università. I danni maggiori a chi resta, per rispondere a Nadia, li ha lasciati oltre ai genitori alla sorella(aveva 16 anni quando morì il fratello)Daniela ha abbandonato gli studi,gli amici e la famiglia pur vivendo sempre rinchiusa in casa..isolata .Doppia tragedia per i entrambi i genitori; professori di liceo, in pensione antici pata, per aiutare ora la figlia con tutte le loro forze ..Stefano era mio cugino.

  5. lorenzo.rm ha detto:

    Giulio, Rosaria, Giovanna e Nadia, avete visto il fatto da diverse angolature approfondendolo. In tutti i commenti c’è una profonda pietà per il giovane che si è dato la morte,un’accusa per chi non ha visto o non ha denunciato la situazione di partenza, una riprovazione, anche, dei falsi dei che a volte muovono le nostre azioni (Rosaria giustamente dice che non sempre deve essere conseguito un titolo di studio troppo sofferto o non più condiviso). Insomma, siamo tutti responsabili allora? Forse sì. Ma se si esaminano i diversi casi uno per uno e, soprattutto, se si interviene caso per caso, forse non dovremmo piangere ma spesso gioire della vittoria conseguita con la soluzione positiva del problema.

  6. nadia ha detto:

    Concordo con tutti i commenti scritti e dico che ci sarebbe molto, MOLTO da dire per questo argomento ma come sempre, qui è difficile parlarne.
    Aggiungo solo una cosa: conosco persone che indirettamente hanno avuto a che fare con queste tristissime tragedie e spesso ripetono che chi si suicida, non sa che danni provoca psicologicamente a chi resta. Io spesso rispondo: ma vi viete mai chiesti che danno ha provocato chi resta a queste persone deboli che mandano messaggi in continuazione per cercare aiuto?
    Siamo sempre lì, non si vuole vedere, non si vuole ascoltare e non si vuole soprattutto aiutare. Le persone, ti aiutano per un po’ poi, si stancano, troppo difficile mentalmente seguire una persona che chiede aiuto. In sostanza, esiste troppo EGOISMO.

  7. giovanna3.rm ha detto:

    Che orribile tragedia!sono d’accordo anch’io con Giulio e gli altri, ma di che privacy si vuole parlare, quella di potersi uccidere in privato, senza scalpore? Proprio encomiabili quei docenti della “Luiss ti ascolta”, psicologi e funzionari”, non c’è che dire!
    Ma sono d’accordo anche con Rosaria: molto spesso i genitori pretendono successi e rincorrono aspettative strabilianti dai loro figli, senza darsi la pena di capire quali siano i loro comportamenti, come vivano e senza approfondire i disagi che essi attraversano. Mi auguro che questo terribile evento serva a far riflettere seriamente chi di dovere, onde evitare ulteriori drammi del genere.

  8. rosaria3.na ha detto:

    Giulio, mi trovi perfettamente d’accordo con quanto asserisci e in + aggiungo che, forse, l’unica scusante x i genitori, che hanno un po’ perso il controllo della situazione, è che il loro figlio viveva fuori casa. Ma nello stesso tempo, secondo me, oltre alle istituzioni, che comunque avrebbero dovuto intervenire, c’è da dire che i giovani di oggi sono molto fragili psicologicamente e, nel caso specifico, c’è anche l’aggravante per i genitori che molto probabilmente avevano riposto nel figlio e nell’Università grandi aspettative. Il giovane si è sentito caricato da queste responsabilità ed aspettative dei genitori e, nel momento in cui ha cominciato a dire bugie, non ha saputo + fronteggiare la situazione. Anche mia figlia ha frequentato l’Università, anzi prima una facoltà e poi dopo due anni ha cambiato facoltà ricominciando daccapo. Adesso, a due esami dalla tesi, paga solo le tasse xchè nel frattempo ha iniziato ad insegnare (sono ormai dieci anni che ha vinto il concorso), ma nessuna tragedia nè da parte sua nè da parte nostra. Le abbiamo sempre dato fiducia in quello che faceva senza opprimerla, anche xchè fino al diploma non ha mai dato motivi di preoccupazione, anzi a volte eravamo noi a dirle di smettere di studiare. Se non si è laureata, pazienza!!!! Meglio un figlio non laureato, ma vivo! Forse bisognerebbe responsabilizzare di + questi giovani che alla prima difficoltà si arrendono? Purtroppo questo non è l’unico caso avvenuto x motivi scolastici. Altri ragazzi si sono tolti la vita in seguito ad insuccessi conseguiti a scuola.

  9. Giulio Salvatori ha detto:

    Mi trovo impedito ad esprimere il mio punto di vista con pacatezza e razionalità, anche se dentro di me è come se avessi un vulcano…Ma quale pricacy, tutti sapevano, tutti. Sembra la famiglia no. Ancora una famiglia allo scuro di tutto.Quando mia figlia frequentava l’università, ogni tanto ci faceva vedere il librettino degli esami sostenuti, e a volte eravamo noi genitori a chiedere.Ma dove erano questi genitori? Possibile che non avessero sospettato nulla? E se così fosse, coloro che sapevano TUTTO, cosa hanno fatto? Si sono chiusi dietro la privacy, bravi, veramente bravi.E i professori, possibile che non si siano accorti di nulla? Sono COLPEVOLI della morte di quel giovane ,COLPEVOLI. Dovevano investire le Istituzioni assistenziali, no ! Si sono nascosti dietro il rispetto della privacy.Non posso scrivere parole che ho nel cuore…ma questa gente, la Magistratura , dovrebbe condannarli. Ricoprono quelle cattedre, per il bene dei nostri ragazzi, si o no.Dopo ditemi che sono un -maledetto toscano – Abbiate pazienza, ma i peli sulla lingua mi fanno venire il vomito.

  10. lorenzo.rm ha detto:

    Hai ragione Luciano. Questo ragazzo forse si sarebbe potuto salvare.

  11. lUCIANO.3 RM ha detto:

    Lorenzo, La notizia di questo e di tutti i suicidi mi lascia un senso di smarrimento. Il perché, alcune persone a certo punto della loro vita non riescono più a trovare un valore alla propria esistenza, e non provano più desiderio o emozione per niente. Le cause potrebbero essere di uno stato depressivo, in questo caso Un fallimento scolastico. Il mio pensiero è se chi era a conoscenza della crisi del ragazzo invece che pensare alla legge sulla privacy si fosse rivolta ai genitori oppure a un mediatore familiare questo ragazzo poteva essere salvato. Un saluto.

  12. lorenzo.rm ha detto:

    Penso che il suicidio dei giovani sia la cosa più penosa che possa capitare. Non è solo il segno di una sconfitta ma la fine di una speranza ancor prima che essa possa ragionevolmente essere realizzata. Che cosa si può fare per aiutarli, questi nostri giovani? E come possono influire certi elementi esterni (la rispettabilità, l’amor proprio, i giudizi della gente, ecc.)per determinare questa decisione di morte?

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