Lieta1.mn (già conosciuta precedentemente come Liola) ci propone due articoli pubblicati schedaavvenire-logosull’Avvenire di oggi 25 marzo.

Uno (senza firma) parla dell’ennesima storia di miseria in cui versano alcune persone e della solidarietà che spesso scatta in queste circostanze. L’altro, a firma di Nicoletta Martinelli, è una storia risalente ai tempi dell’ultima guerra e di una vita scampata alla morte quasi certa. Non vi anticipo altro….leggeteli entrambi!!!!!

 

Cassino, neonata morta lasciata in ospedale.

 Il Comune interviene: «I genitori non hanno soldi»

 FROSINONE. Sono talmente poveri da non poter garantire una degna sepoltura alla loro bimba nata morta. Protagonista dell’incredibile vicenda avvenuta a Cassino (Frosinone), una giovane coppia di romeni, 28 anni lui e 25 lei. Soli, senza un lavoro e senza un soldo.

Image_4Il dramma della miseria si è consumato martedì nel reparto di Ostetricia dell’ospedale Santa Scolastica, quando la giovane coppia, pronta a festeggiare in ospedale il 'lieto evento', ha scoperto che la bimba non era purtroppo sopravvissuta al parto. I due hanno confessato a medici e infermiere che non potevano fare altro che lasciarla lì. E, come di prassi in questi casi, è partita dalla direzione sanitaria l’immediata richiesta al Comune che ora, assieme alla Croce Rossa locale, si sta occupando della neonata morta, il cui corpo è rimasto nell’obitorio dell’ospedale. Il sindaco di Cassino, Bruno Scittarelli, ha subito dato la disponibilità del Comune a pagare tutte le spese: la piccola verrà sepolta nel cimitero cittadino. «Purtroppo ­ha commentato il sindaco ­questo caso non è il primo.   Quando possiamo intervenire, lo facciamo senza pensarci due volte». Aurora Angrisani, commissaria della sezione femminile della Croce Rossa di Cassino, ha aperto una sottoscrizione per i genitori: «Sono sotto choc. Noi vogliamo soltanto aiutarli».

 

L’EPOPEA DI ENIO, SOPRAVVISSUTO A SANT’ ANNA DI STAZZEMA   Quando un gesto di pietà 'racconta' la follia di una strage 

Image_10 NICOLETTA MARTINELLI

Un bambino e un adolescente: il primo destinato a essere vittima, il secondo a diventare carnefice. Ma quando c’è di mezzo la libertà dell’uomo, le cose possono cambiare: a Sant’Anna di Stazzema, il 12 agosto 1944, il giovane nazista decise che proprio non poteva – che proprio non voleva – sterminare una famiglia. Puntò la mitragliatrice e fece partire la raffica verso il cielo. Poi abbassò la canna, abbassò gli occhi e fece segno di scappare. Enio Mancini fuggì e con lui la madre, il fratello, due anziane nonne e una zia. È uno dei pochi a essersi salvato dall’eccidio insieme a tutta la famiglia: quel giorno, nel borgo sulla collina in provincia di Lucca, morirono in 560. Per lo più bambini, donne e anziani uccisi da quattro plotoni delle SS, i corpi scelti nazisti.   Da allora Enio non ha mai smesso di cercare il soldato a cui deve la vita: quel gesto generoso – una storia nella Storia – lo ha raccontato sempre, a chiunque avesse voglia di ascoltarlo, in ogni scuola elementare che lo ha invitato, nelle università, nei circoli cittadini, nelle associazioni culturali.   In Italia e in Germania. E in Germania, sempre, Mancini ha battuto tutte le strade possibili per trovare una traccia del suo benefattore. Di quel ragazzo poco più grande di lui aveva avuto paura fino all’ultimo, non si era fidato mai: quando lo aveva visto imbracciare il fucile era certo di venire ucciso, al rumore degli spari si era sentito morto. Invece venne risparmiato. Perché lui?   Perché non Anna Pardini, uccisa quando aveva vissuto solo venti giorni? E perché non le sorelle dell’amico Enrico Pieri, tutte falciate dal fuoco nazista? O i trenta compagni di scuola mai tornati in classe? Tante domande, nessuna risposta.   A Enio non è rimasto che ricordare, il suo personale modo di ringraziare.   Non immaginava che il giovane soldato che inseguiva, per sopravvivere voleva dimenticare: Peter Bonzelet, adesso Enio sa che si chiamava così, confidò alla moglie quanto era successo a Sant’Anna. E a nessun altro, fino alla morte, nel 1990: quel giorno in Versilia lo ha accompagnato per tutta la vita – tormentandogli lo spirito e minando la sua salute – perché quel gesto generoso non è bastato a riscattare il resto dell’orrore. A raccontare questa parte della storia è Jochen Kirwel, il nipote di Peter, a cui la nonna prima di morire, lo scorso anno, ha passato il testimone. E anche Jochen, appena conosciuta la vicenda, si è messo a cercare, voleva sapere: di Sant’Anna, dell’eccidio, di quella famiglia salvata, delle tante distrutte.   Su Internet ha trovato la versione che Mancini non si stanca mai di raccontare. Coincideva. Ha preso il telefono e ha chiamato l’Italia, ha parlato con il sopravvissuto che cercava. Domani lo incontrerà a Roma, al Goethe Institute, dove Enio Mancini sarà insignito dalla Repubblica Federale Tedesca di un’alta onorificenza per il suo impegno nella divulgazione di quel che accadde quel giorno a Sant’Anna. Per aver scelto di ripagare Peter Bonzelet raccontando la follia di una strage attraverso un gesto di pietà.  

 

6 Commenti a ““AVVENIRE: DUE ARTICOLI….DUE STORIE” proposto da Lieta1.mn (postato da Rosaria)”

  1. rosaria3,na ha detto:

    Giulio, è molto bello avere un riscontro immediato e dal vivo partendo da un articolo apparso su “L’Avvenire”. Grazie a te che ci hai fatto da tramite con questa “persona”. Ringraziala x noi e salutala a nome di Eldy-Incontriamoci.

  2. Giulio Salvatori ha detto:

    Ore 14,07 del 27 marzo 2010. Ho parlato in questo momento col signor Ennio Mancini e l’ho messo a conoscenza di quanto pubblicato da Eldy,-Incontriamoci- in virtù degli articoli proposti da Lieta. E’ onorato della VS attenzione e sopratutto della mia presenza , quale persona rappresentante della Versila Storica e, a conoscenza di questo capitolo amaro della Storia .Vi/ci saluta e ringrazia commosso

  3. lieta ha detto:

    certo giulio parlaci dicci quello che sai ciao grazie a te fallo presto

  4. Giulio Salvatori ha detto:

    Lieta, conosco il Sig Ennio Mancini e ho parlato con Lui molte volte e, conosco questa triste verità. Tante volte sono andato al Museo di Sant’Anna :anni addietro per motivi di lavoro, altri per motivi letterari etc.Di Sant’Anna di Stazzema e delle 560 vittime,se ne parla poco e non capisco il perchè.Pensa che ci sono voluti 60 anni per aprire -L’Armadio della Vergona-che si trovava dimenticato in qualche corridoio a Roma .E avrete sentito parlare dei processi che si sono tenuti a La Spezia …Bene ha fato Mancini a rilasciare questa testimonianza . Avrei tante cose da dire, ma non vogio prendere questo spazio, che vuole essere solamente -Un Commento-Ritornerò sicuramente sull’argomento. Grazie Lieta

  5. Lorenzo.rm ha detto:

    Sì, Lieta, in determinati casi, per fortuna, l’umanità, di solito distratta da cose piacevoli e scacciapensieri, viene attirata da fatti molto meno piacevoli affrontando i quali rivela pietà, partecipazione, generosità. Sono queste cose che fanno ben sperare, alla fine. Non tutto è perduto, dunque.

  6. lieta ha detto:

    sai che rileggendoli sti 2 articoli mi si aggriccia la pelle sempre nelle durissime avversita i protagonisti han trovato un po’ di umana pietà e aiuto che Dio ci aiuti sempre alla fine

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