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Quando la passione è più forte di tutto!!

 

Ho trovato questa storia sul web e mi ha fortemente emozionato oltre a farmi riflettere parecchio.

 

Ve la riporto, così come è stata pubblicata.

 

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Ospedale San Giovanni Bosco a Torino, chirurgia ortopedica.

Un giovane seduto in carrozzella parla con un uomo in piedi: il dialogo tra il chirurgo e un suo paziente. Solo che il chirurgo è quello seduto sulle quattro ruote. «Piacere», ci fa strada nel suo studio per raccontarci questa storia al contrario. Così al contrario che dovrebbe essere triste, e a tratti lo è pure, ma alla fine risulta una storia 'bella'.

Era l’11 ottobre del 2011 e il dottor Marco Dolfin, 34 anni, quindici giorni prima rientrato dal viaggio di nozze e neoassunto in ospedale come chirurgo ortopedico, raggiungeva in moto il posto di lavoro. «È arrivato Dolfin», un infermiere annunciò in Pronto soccorso. «Meno male, perché abbiamo un caso urgente in arrivo, un politraumatizzato in moto», rispose il medico di turno. «Il politraumatizzato è lui, Dolfin»...

La tragedia assume i toni della commedia, raccontati dal protagonista, che riesce a sorridere e far sorridere: «In ortopedia sono arrivato dalla parte sbagliata». Un frontale con una signorina distratta lo aveva ridotto molto male. Abituato a fare diagnosi, Dolfin elencò al collega le tante fratture che aveva riportato, ma ancora sentiva le gambe. Fu al risveglio dall’anestesia che queste sparirono per sempre, non perché il midollo fosse tranciato, ma per un ematoma che lo comprimeva... «Avviene proprio come nei film – racconta oggi – ti svegli, non le senti più, intanto ti rifanno nuovo con un mare di operazioni e l’unità spinale per un anno diventa la tua seconda casa. Il post-matrimonio uno se lo immagina scintillante, invece io e Samanta, che per fortuna è infermiera all’ospedale di Chieri, per mesi ci siamo visti nel fine settimana o nell’orario di visita. Io facevo fisioterapia dalle 8 alle 16, poi la sera lei entrava nella nostra casa vuota, io in una stanza d’ospedale piena di storie e di persone che ti aprono un mondo a parte».

Già, perché un conto è avere a che fare con i malanni altrui, altro è provare sulla propria pelle. «Vissuto dall’interno è un universo sconosciuto, tutti i minuti della giornata ti trovi a doverti ricucire addosso una vita nuova e a volte getteresti la spugna.

Per fortuna io e mia moglie, la persona più importante del mondo in questa battaglia, la gettavamo a tempi alternati, anche oggi quando uno cede l’altro trascina».

Se il corpo andava ricostruito, la testa restava «dura come prima» e fu questo a far sì che il giovane chirurgo, nonostante il consiglio di molti, decise di continuare il suo lavoro. «Per prima cosa ho constatato che almeno braccia e mani funzionavano, così ho lavorato sodo sull’equilibrio del tronco e all’unità spinale di Torino ho incontrato Alessio Ariagno, tecnico di Officina Ortopedica Maria Adelaide, cui ho chiesto di inventarsi una carrozzina su misura per le mie esigenze...».

La stessa carrozzina che oggi, vestita come lui di verde per essere sterile, lo porta in sala operatoria. È 'lei' a verticalizzarsi su suo comando per tirarlo in piedi, legato con cinghie, è sempre lei a tararsi su tutte le vie intermedie tra verticale e seduto secondo le esigenze operatorie, oppure a inclinarlo in avanti sul paziente, «alla Michael Jackson», scherza.

Naturalmente le mani sono occupate e i guanti sterili, dunque per manovrare la snodatissima carrozzina il joystick, a forma di coppa, è mosso dal gomito. «Anche senza il contrappeso delle gambe riesco a sporgermi in avanti e a fare forza, come richiede la chirurgia ortopedica che noi medici chiamiamo 'macelleria' – scherza di nuovo –, dato che usiamo martelli, scalpelli, seghe. Diffidenti i miei pazienti? Lo ero più io, all’inizio, quanto ai colleghi ho prevenuto qualsiasi loro dubbio mettendoli davanti al fatto compiuto: ho ripreso a fare tutto, anche le protesi d’anca e il ginocchio, che erano l’incognita più grossa».

Non contento, Dolfin macina record e medaglie anche in piscina, dove si allena due ore tutti i giorni e si prepara alle Olimpiadi di Rio 2016. Il medagliere suona ripetitivo: nei nazionali estivi di Bari 2014 oro 100 metri dorso, oro 50 metri farfalla, nei nazionali invernali di Napoli 2015 oro 100 metri rana, oro 200 metri misti...

Non tutto è rose e fiori, sia chiaro, dai ritmi stravolti («oggi per essere al lavoro alle 8 devo alzarmi alle 5»), al rapporto con la carrozzina («uscire con gli amici comporta ogni volta sincerarsi che il locale sia accessibile e il bagno adatto ai disabili, e di fronte al gradino che non dovrebbe esserci salta fuori quel 'ti aiuto io' che odio...»).

I momenti di sconforto ci sono ancora, insomma, «ognuno reagisce in modo diverso, c’è chi ringrazia l’incidente perché gli ha fatto scoprire la vita vera e chi è disperato per sempre. Io diciamo che non ringrazio quella signorina, ma le cose succedono e prima te le fai andare bene e meglio è». Tanto più che da nove mesi è entrata una grande gioia in famiglia, due gemellini che il papà riassume nel suo stile: «In casa il traffico di carrozzine ora è aumentato».

E la fede? C’è? Aiuta? «C’era, prima. Ora è come il rapporto con l’amico del cuore con cui hai litigato: ce l’hai con lui, ma sai bene che tanto farai pace».

 

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E'una storia di coraggio, di voglia di vivere, di passione che supera ogni ostacolo persino una grave paralisi dovuta ad un brutto incidente.

 

A voi ogni commento.

  francesca (3)    

6 Commenti a “LA NUOVA VITA DEL CHIRURGO PAZIENTE”

  1. Giuseppe3.ca ha detto:

    Una storia che appena letta ti è già entrata nel cuore. Grazie Franci, una bella lezione di vita che ci insegna che anche di fronte alle avversità non bisogna arrendersi mai.

  2. francesca (franci) ha detto:

    Grazie Sandra.
    Si, hai ragione, quest’uomo-chirurgo è un GRANDE uomo, che trasmette coraggio e forza d’animo. Certe storie aiutano a non abbattersi quando ci si trova in gravi difficoltà, a vedere ancora uno spiraglio di luce laddove ci sembra tutto nero, a credere nella vita!
    Lui ce l’ha fatta ed è un esempio per tutti noi.

  3. sandra vi ha detto:

    Ben tornata Franci,riaprire il blog con una simile storia di coraggio e’ veramente notevole ,Mi sembra un inno alla vita ,una ribellione alla sorte avversa ,tu hai voluto colpirmi e io ti do battaglia ,mihai piegato ,ma nn mi hai rotto “flectar nn flangar”razie Franci per avercela fatta conoscere e tanta ammirazione per il dr .Dolfin e la sua dolce moglie.Rallegramenti per i gemellini con l;augurio che la vita sorrida loro.

  4. francesca (franci) ha detto:

    Ciao Gianna, scusa il ritardo nel moderare i tuoi commenti. Ero via e il mio smartphone fa i capricci, così li ho “mandati” entrambi.
    Ho visto che questa storia ha fatto riflettere parecchie persone, oltre a me e te. Eldyani che hanno lasciato il loro pensiero sulla chat, anzichè sui commenti. Rispetto il loro pensiero e li ringrazio.
    GRANDE DR. DOLFIN!!!

  5. gianna ha detto:

    Francesca, questa storia e molto emoziona fortemente, oltre che fare riflettere. presso l’ospedale San Giovanni bosco di Torino. Chirurgia Ortopedica. Un giovane seduto in una carozzella dialogava con un uomo in piedi, il dialogo era tra un Chirurgo e paziente.Solo che il Chirurgo era seduto sulle 4 ruote, gentilmente ci fa strada nel suo studioper raccontare questa storia al contrario cosi dovrebbe essere triste. alla fine diventa una storia bella. E un Dottore Marco Dolfin 34 anni da qualche giorno rientrato dal viaggio di nozze neoassunto in ospedale come Chirurgo Ortopedico, arrivato in moto al posto di lavoro. Un infermiere annuncio’ in pronto soccorso abbiamo un caso urgente. Il medico di turno il Politraumatizzato e lui Delfin….la tragedia assume i toni della commedia raccontati dal protagonista che riesce pure sorridere, un incidente frontale con una Signorina distratta lo aveva ridotto molto male, abituato lui stesso a fare diagnosi DOLfin elenco’ al collega le tante fratture che aveva riportato, ma per fortuna sentiva ancora le gambe, ma al suo risveglio dopo il primo intervento dall’enestesia nn perche’ il midollo fosse tranciato ma per un ematoma che lo comprimeva..Oggi lo racconta come un film- Ma al suo risveglio nn sentiva le gambe intanto cominciavano partire un mare di interventi, ma l’unita’ spinale era diventata la sua casa per circa 1 anno Il post matrimoniale uno lo immagina scintillante invece per Lui e Samanta, non era stata cosi, i loro incontri venivano dopo la fisioterapia perche’ Samanta lavorava in ospedale dopo molti interventi avevano preparato una carozella verde che doveva usare in sala operatoria quando incomincio’ a lavorare ancora come sempre, la forza di volonta’ era grande per quel medico, incomincio’ operare i suoi pazienti come prima era immensa la sua fede,ora è dibventato papa’ di due gemelline dunque la sua casa e trafficata da tante carozzine compresa quella del Medico Dolfin, in cuor suo molta fede? Aiuta e una grande storia di coraggio e voglia di vivere, di passione per il suo lavoro che superava ogni ostacolo. Mi rivolgo a questo Dottor, Dolfin e la sua meravigliosa ,Samanta, eravate giovani in luna di miele e avete saputo passare le frontiere con il sorriso sulle labbra..alla fine il suo racconto e diventato una favola per la vita Evviva Dott. Dolfin e Samanta e alla vostre meravigliose Gemelline,la fede? Aiuta ciaoo

  6. gianna ha detto:

    Francesca, questa storia molto emozionante, ma di grande coraggio,fa molto riflettere. all’ospedale San Giovanni di Torino. (Chirurgia Ortopedica )un giovane seduto in una carozzella stava dialogando con un uomo in piedi,il dialogo era tra Chirurgo e paziente solo che il Chirurgo era seduto sule quatro ruote, ci fa strada per andare nel suo studio per raccontare questa storia, al contrario cosi dovrebbe essere alla fine diventa una storia bella. il Dr Marco Dolfin 34 anni qualche giorno prima rienrato dal suo viaggio di nozze, neoassunto in ospedale come chirurgo Ortopedico, arriva in moto al suo posto di lavoro,Un infermiere del Pronto soccorso dice abbiamo un caso urgente il Medico di turno il politraumatizzato e lui. DOLFIN….una tragedia che assume i toni della commedia raccontata dal protagonista che riesce sorridere, racconta un frontale con una ragazza distratta lo avevo ridotto molto male abituato fare diagnosi Dolfin elenco’ al collega le tante fratture riportate, ma per fortuna sentiva le gambe, ma al suo risveglio dall’enestesia spariva per sempre,nn perche’ il midollo fosse tranciato ma per una ematoma che lo comprimeva…oggi lo racconta come un film, ma al risveglio non le sentiva piu’ intanta iniziano un mare di interventi ma l’unita’ spinale diventa la sua casa per 1 anno circa, il post matrimonio uno lo pensa scintillante invece per lui e Samanta non e’ stato cosi,voleva continuare il suo lavoro legato a una corozzella con cinture e fare tutto quello che un tempo faceva con tanto amore,la storia e molto interessante ma con una grande fede le cose raccontate sono molto forti e ora e diventato, Padre di due Gemelline, la sua casa e invasa da carozzine e lui continua la sua corsa per migliorare la sua vita, sempre con fisioterapie in continuo ginnastica e molto fede? Aiuta questa storia di grande coraggio il Dr Dolfin e Sammanta, ora hanno una grande famiglia,e lui proseguira’ la suo lavoro di Medico Ortopedico pieno di coraggio e passione che sa superare ogni ostacolo,un racconto forte che al finale è Bello. questo racconto fara’riflettere tutti. ciaoo

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