scritto da francesca il 18 09 2018

Penso a lei quando aveva sedici anni , le gambe lunghe , i capelli bruni sciolti sulle spalle , il sorriso sempre ad illuminare il viso e le labbra dal bel taglio che io baciavo con passione. Erano spesso solo baci lunghi e avvolgenti , dentro ad un portone o al riparo di una siepe , come se quell'atto fosse l'unica cosa che facesse vivere. Non avevamo il senso del tempo e tutto ciò che ci circondava era solo corollario all'amore.

Il desiderio vibrava nei nostri corpi e bastava un abbraccio più forte per avere la sensazione proibita di un possibile amplesso . Erano carezze dolci , furtive , strappate dalle paure di peccato che l'educazione di allora ci condizionava. Languori lunghi e nello stesso tempo fugaci , unica dimensione , unico scopo , unico senso della vita. Eppure guardandola ora distesa sul divano , scatta ancora quel desiderio di essere "là"... dietro le siepi , lungo i sentieri dei viali. La mano è stanca e ha lasciato cadere sul tappeto l'inizio di un lavoro a maglia , l'angolo delle labbra è lo stesso , vorrei toccarla , ma se si sveglia ? La guardo con qualcosa di più d'allora , con affetto , con la serena e mesta coscienza del tempo che è passato. Seduto in poltrona davanti a lei sussurro tra di me "smile" , la nostra canzone , quella che dice : sorridi e forse domani la vita vale ancora la pena di essere vissuta , se tu solo illumini il tuo viso e nascondi ogni traccia di tristezza........"

Franco

Nell'aria si sente una strana musica, sono le campane delle chiese di tutta la città che oggi alle 11,36 suonano a martello, accompagnate, come fossero dei tromboni, dalle sirene delle navi in porto.

Genova si è fermata per un minuto, anche la vita quotidiana si è unita al grido di dolore, ad un mese preciso dal crollo del ponte.

Stasera raduno della città in piazza De Ferrari.

Io credevo che i morti salissero al cielo, qui invece sono precipitati a terra.

Genova città con medaglia d'oro per la resistenza.

Genova città delle alluvioni.

Genova città virtuosa, che da ogni catastrofe ha imparato a rialzarsi.

Genova e il suo ponte, da noi soprannominato il ponte di “BROOKLIN”, vederlo da lontano sembrava un otto volante sospeso nel vuoto.

E nel vuoto ha voluto finire, nel greto del torrente Polcevera tristemente noto per le sue piene e inondazioni. Per fortuna in quel maledetto 14 agosto era  asciutto data la siccità provocata dalla calura estiva. Proviamo ad immaginare l'ulteriore tragedia se fosse stato in piena.

Lascio a voi che mi leggete i vostri pensieri, c'è chi crede e chi no ma Genova sul monte Figogna ha un Santuario che guarda la valle del Polcevera. E' dedicato alla Madonna della Guardia alla quale noi genovesi siamo molto devoti.

Essa ha posato una mano sul disastro causato dall'uomo, ha permesso che quei monconi non cadessero sopra ai palazzi, ( si perchè ingegneri fanno ponti con sotto i palazzi) risparmiando così, da morte sicura, almeno 630 sfollati. Per i morti forse non ha potuto far nulla. Mi piace pensarla così.....

Stasera tutti in piazza con le maestranze e i soccorritori per essere solidali.

 

Ore 17,30 sono in piazza De Ferrari:

Gremita di persone è la piazza, anche le vie laterali. Credo ci siano almeno  20mila persone, si sono ritrovate per commemorare i 43 morti ma soprattutto per dire che noi genovesi ci risolleveremo, ora lacrime ma con tanto orgoglio, come abbiamo sempre fatto.

Sul palco un Tullio Solenghi, un genovese in giro per il mondo, che con voce rotta dall'emozione elenca, uno ad uno, i nomi dei defunti tra cui i bambini.

I genovesi sono una comunità che vuole risorgere, dicono che abbiamo il braccino corto ma nella commemorazione abbiamo scoperto quante centinaia di volontari hanno partecipato al salvataggio e al recupero delle persone travolte. E anche la popolazione generosa ha messo a disposizione degli sfollati le proprie case, stanze, alloggi senza pensarci un secondo.

Un sopravvissuto urlava "devo vivere per Pietro". Era il figlio che doveva nascere ed oggi con grande gioia abbiamo appreso che il bimbo è nato e il papà si sta riprendendo.Una notizia positiva in mezzo ad un mare di dolore.

E per finire commozione a mille: un tenore intona la canzone “Se ghe pensu”, tutti i presenti piangono e cantano con lui.

Praticamente è finita con tanta speranza, l'orgoglio dei genovesi si è unito in un gigantesco "mano nella mano". Non ci sentiamo più soli hanno detto le 230 famiglie degli sfollati. Speriamo sia davvero così.

   

P.S. E' poco quello che ho scritto ma almeno è farina del mio sacco mentre ho letto lettere false fatte credere vere,la cattiveria non ha mai fine, si specula anche sopra i morti.

 

Alba