scritto da francesca il 22 08 2018

Mi piace camminare in solitario tra boschi, colline e campagne che circondano i luoghi in cui vivo. E in questi miei viaggi, intensi e suggestivi, "armata" della mia fedele macchina fotografica, incontro case abbandonate, bocche e occhi spalancati sul nulla ma carichi di fascino silenzioso. Il mio è un dialogo intimo coi luoghi decaduti, sono un'esploratrice spesso imbarazzata dalla profanazione che sento a volte, di perpetrare.
Entrare nelle case abbandonate non è facile, possono rapirti in un tempo passato assoluto e mandarti in confusione.

Case vuote, piene di ricordi, case che non vogliono morire. Le case resistono e serbano testimonianze, possono apparire sbiadite, tristi, ma sono invece resistenti e tenaci nell'anima che non si arrende.
Se ascolto bene sento passi che ritornano, voci che risuonano, nei fantasmi di chi ha vissuto, amato, pianto, gioito, sperato,sofferto dentro quelle mura.
Testimoni mute di un vivere faticoso e stentato, essenziale e ordinato, non privo di una serena dignità.
Nel silenzio di un’abitazione abbandonata si può udire l’eco di mille voci, tante risa e qualche pianto, testimonianze, compagne d’esistenza di chi abitava stanze oggi ricoperte dalla polvere e dalla tela dei ragni.
Come sarebbe bello rivederle abitate! Come sarebbe bello che qualcuno le facesse rivivere, le tenesse da conto tornando ad amarle. Accendesse il fuoco nel camino, s'affacciasse alla finestra, tornasse a coltivare fiori e sentimenti. Ritrovarci l'infanzia, rivedere sorridere la giovinezza, recuperare entusiasmo e riportarci sogni.
Un'inappagata sete di vita che riaccende la scintilla, e tutto ritorna animato e gloriosamente nobile.
Francesca