scritto da francesca il 20 06 2018

Esiste ancora l’obbligo di fedeltà? E cos'è la fedeltà?

In Senato è pronto un disegno di legge, presentato da 16 parlamentari, che prevede di eliminare dall'art. 143 del Codice Civile, l’obbligo di fedeltà reciproca tra coniugi. La proposta è composta da un solo, sintetico articolo “La fedeltà non può essere imposta con una legge dello Stato”.

Ora, al di là di ogni polemica, NOI vogliamo concentrarci su questa parola: FEDELTA’, e ragionarci tra di noi. E’ ancora un valore nel matrimonio, fra gli obblighi di chi sta insieme? Sia che si tratti di un’unione civile dello stesso sesso oppure matrimonio, la fedeltà ci deve essere o è un concetto superato? Naturalmente, pronunciare la parola fedeltà tra due persone che stanno contraendo un impegno, oggi, è una  grande responsabilità. 

 

MA COS'E' LA FEDELTA'?

 

Nel corso di un lungo rapporto, 10, 20, 30 anni nella vita dell’uno o dell’altro, è matematicamente impossibile che non compaia neppure per un minuto un’immagine distrattiva , una tentazione, un nome, un pensiero.

Naturalmente una cosa è che accada una tentazione, un nome , altra è una concezione libertina della vita per cui oggi qui, domani là. Sono due estremi. 

Io penso che il termine fedeltà debba stare nella nostra anima non nel testo di una legge. Nella ns. anima c’è la misura giusta della lealtà e responsabilità nei confronti dell’altro.

Un tempo l’adulterio era punito addirittura col carcere. Si tratta anche della visione che abbiamo dell’amore? Forse anche l’amore ha un tempo, una scadenza?

Fedeltà, retaggio del passato? O qualcosa di molto più intimo?

I coniugi devono in assoluta indipendenza decidere. Credo che la fedeltà possa avere un valore enorme, un valore anche spirituale, ma non possa e non debba essere stanzionata dallo Stato. Quindi credo che togliere dall’art. 143 del C.C. il riferimento all’obbligo reciproco di fedeltà, sia corretto, perché chi vorrà essere fedele lo farà indipendentemente da un obbligo di legge o meno. Si tratta di una decisione intima all’interno della coppia.

Fino a poco più di una trentina d'anni fa, esisteva un articolo del Codice Penale, il 587, che puniva con una pena brevissima da 1 a 7 anni solamente, quell’uomo che, colta in flagrante la propria moglie in atto di non fedeltà, compiva omicidio, cioè la uccideva. Quello che adesso si chiama femminicidio.

Vi rendete conto? Solo da 1 anno ad un massimo di 7 anni….?????? E questa legge “primitiva” è stata rimossa solo nel 1981!!!! Vivaddio se ce ne siamo liberati!!!

Poi, è ovvio che non tutte le infedeltà sono uguali, bisogna verificarne certamente cause e conseguenze.

Voi che ne pensate? E’ una modernità esagerata?

 

Francesca

scritto da francesca il 16 06 2018

Il sole riscalda la Versilia, le Apuane s’innalzano verso il cielo terso, azzurro, pulito, eppure, un tuono fa tremare le case vicino alle cave. Un proverbio ci ricorda che -Le brutte notizie camminano in fretta- Le sirene dei laboratori suonavano l’ora del pasto e, la notizia arrivò tremenda: la cava , ancora una volta, ha voluto la sua preda: un giovane cavatore. Il deposito della dinamite è saltato in aria con il corpo dell’amico Carlo. Le cause? Non si sapranno mai. Quella capanna, serviva per la pausa pasto e riscaldare qualcosa sulla forgia del fabbro.

Il giorno del funerale parlando con un prete gli chiesi:- Ma se c’è un Dio, come può permettere queste cose ?- Con voce calma mi rispose:- Se uno di noi va in giardino, coglie il fiore più bello e lo porta in casa, lo mette in un vaso e la stanza appare più bella. Così Dio, ha fatto con Carlo, l’ha raccolto da questa vita terrena e la sua anima, ora, è nel giardino del cielo- Non accettavo questa risposta e mi allontanai dal sacerdote, arrabbiato. Ma cosa poteva dirmi? Io e Carlo, eravamo cresciuti insieme ed entrambi figli di cavatori. Lui prese la via della cava, io quella del laboratorio. Mio padre disse che: - C’era già lui a rischiare la pelle fra i blocchi di marmo, e uno in famiglia bastava- La domenica era l’unico giorno che si poteva parlare e andare a ballare o al mare. Ma il suo fisico era curvo e stanco. Non era il ragazzo brillante di una volta pieno di energia. Eravamo inseparabili. Nei giorni a seguire, non avevo il coraggio di incontrare il babbo di Carlo, sapeva dell’amicizia fra me e suo figlio. Quando lo vedevo in lontananza, cambiavo direzione. Ma il paese è piccolo e un giorno l’incontro fu inevitabile. Rimasi davanti a lui fermo, immobile e muto. Un nodo alla gola mi impediva di dire qualunque cosa. Non ricordo quanto rimasi così e non fui capace di arrestare le lacrime. Serrai forte gli occhi liberandoli dalle lacrime. Quando li riaprii, sentii alle mie spalle i passi di lui che si allontanavano. Una voce rassegnata e tremolante, spezzata dal dolore vibrò nell’aria come una preghiera. Mi diceva :- E’ inutile piangere, si vede che il Signore ha voluto cosi-

Giulio Salvatori