scritto da francesca il 1 03 2017
Quella che vi voglio raccontare è la storia di una donna che ha scelto di vivere in un polmone d'acciaio.
Io l'ho conosciuta personalmente. Era il lontano 1962 in piena epidemia di poliomielite, allora svolgevo la mansione di infermiera in uno dei padiglioni del Gaslini, a Genova . Conteneva 200 posti letto , e per la maggior parte erano occupati da bambini colpiti da polio.
Se chiudo gli occhi sento ancora il rumore dei polmoni d'acciaio in funzione. I bambini che dovevamo mettere "dentro" erano così tanti che si doveva fare a turno.
Una sera arrivò una signorinella di 14 anni. Era grave perché colpita da una difficoltà respiratoria, la sua era una forma di poliomielite delle più gravi, la bulbo-spinale. Era pertanto urgente metterla nel polmone d'acciaio. Quello fu l'inizio del suo calvario.
Quel virus terribile le aveva annientato i muscoli, paralizzandola in tutto il corpo e rendendola handicappata per sempre nel giro di poche ore, ma il suo cervello era rimasto integro, in grado di ragionare, pensare, agire. Ma la sua disperazione era grande e voleva morire.
Fu trasferita per via dell'età in un ospedale da adulti, il San Martino sempre di Genova, dove le crearono un angolo tutto suo dentro quell'aggeggio costruito negli Stati Uniti dalla Emerson ltd. Company. Una linea antiquata. Color crema, struttura solida, forma di lattina poggiata orizzontalmente su un carrello. Dimensioni umane. Certo: dentro ci doveva stare il corpo di una persona. Lui infatti era il suo polmone artificiale, come fosse la sua casa dove mamma e papà vivevano con lei. Il mio "scaldabagno", così lei chiamava il suo polmone.
Il suo cambiamento nei confronti della vita è avvenuto in concomitanza alla lettera di Papa Giovanni XXIII. Alla fine di maggio del 1963, il Papa, venuto a conoscenza della sua condizione, le inviò una lettera per «ringraziarla per la sua voglia di vivere»; da quel momento in poi Rosanna cominciò a maturare la propensione all'impegno sociale. In età adulta la Benzi sarebbe diventata una delle voci più autorevoli e tutto cambiò, accettò la sua rassegnazione, anzi si fece portavoce per la lotta a favore degli handicappati. Furono 29 anni durante i quali lei divenne anche scrittrice di libri “IL VIZIO DI VIVERE”(1984) e "GIROTONDO IN UNA STANZA" ( 1987).
Creò anche una rivista “GLI ALTRI" e nel 1988 Dino Risi girò un lungometraggio televisivo sulla sua vita.
Non so, ma credo sia stata l'unica persona al mondo che sia riuscita a vivere per ben 29 anni prigioniera di un scafandro come i palombari. Tanto coraggio ed esempio simbolo contro la diversità.
Lascio a voi tutti i pensieri che vorrete comunicarmi.
Alba