scritto da francesca il 4 03 2017
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La Geltrude, una donna di una certa età forte e laboriosa, non sopporta che gli animali domestici invadano il suo orticello quando è zappato e coltivato: soprattutto i gatti e le galline. Il gatto poi, come tutti sappiamo, è un animale pulitissimo, quando ha necessità fisiologiche , scava una buchetta che ricopre accuratamente dopo il fatto. Un urlo lacera l’aria, dal terrazzo osservo la Geltrude che imprecando verso il gatto salito sulla pergola, cerca di pulirsi la mano strofinandola fra l’erba (…).Faccio finta di non aver visto nulla e le chiedo : “ Che avete fatto Geltru’ ?”

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Alza la testa verso la mia direzione e con voce piagnucolosa : “ Voleo piantà un delle piantine di insalata, basilico e altre cose, col dito voleo fa’ un buchetto e ho trovato la cacca di quel mostro lassù, se mi capita vicino gli do’ il rastrello in testa, così un ci rivéne a falla nel mi’ orto .(…) Tu sentissi che puzzo !”

La Pacciò, che abita vicino, sentendo la Geltrude lamentarsi , accorre premurosa, quando è vicina, arriccia il naso con aria indagatrice , poi sbotta : “ Oh Geltrù, ma perché puzzate così? Che avete fatto ? “

173459836-ee72488f-935b-4a32-af64-8d4056c5e011 La povera Geltrude si sente offesa e con amarezza rimprovera la Pacciò : “ Ricorditi bimba, che io mi lavo di cima fondo tutte le mattine, la colpa è di quel mostro di gatto lassù” La Pacciò si scusa “ Ora capiscio tutto, lo sentio ch’era un puzzo troppo forte.” Nel frattempo nella piana di sopra, circondata dai pulcini, la chioccia della Marì, si da’ da fare a raspare un pezzetto di terra accuratamente coltivato. Un urlo più forte del primo lacera l’aria : “ Guarda quella chioccia che mi combinaaaaaa, ho seminato l’insalata proprio ieri .”

chioccia-con-pulcini-al-pas La povera Geltrude si arma di un rastrello e rincorre l’intruso volatile seguito da un pio pio generale. Dalla finestra ch’è di fronte al mio balcone, la Maria sposta lentamente la tendina della finesta ma non si affaccia. Il movimento non passa inosservato alla Geltrude : “ Mariiiii, la voi rimette quella chioccia o gli tiro il colloooo?” Silenzio assoluto.La Pacciò che ha visto tutto, le raccomanda di non arrabbiarsi : “ Oh Geltrù, eno bestie, un li sano mia i confini, ci vol pazienza .” La Geltrude scuote la testa sconsolata , prende a braccetto la Pacciò e s’avvia verso casa. Non mi intrometto . Osservo il gatto sulla pergola e rido di nascosto .

 

Giulio Salvatori

   

Aggiungo, di mia iniziativa, un  video che contiene le meravigliose note del  fantastico sax suonato dal nostro caro amico Giulio. Il video è costruito da Lucia. Un sentito grazie ad entrambi.

Franci

scritto da francesca il 1 03 2017
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Quella che vi voglio raccontare è la storia di una donna che ha scelto di vivere in un polmone d'acciaio.

Io l'ho conosciuta personalmente. Era il lontano 1962 in piena epidemia di poliomielite, allora svolgevo la mansione di infermiera in uno dei padiglioni del Gaslini, a Genova . Conteneva 200 posti letto , e per la maggior parte erano occupati da bambini colpiti da polio.

Se chiudo gli occhi sento ancora il rumore dei polmoni d'acciaio in funzione. I bambini che dovevamo mettere "dentro" erano così tanti che si doveva fare a turno.

Una sera arrivò una signorinella di 14 anni. Era grave perché colpita da una difficoltà respiratoria, la sua era una forma di poliomielite delle più gravi, la bulbo-spinale.  Era pertanto urgente metterla nel polmone d'acciaio. Quello fu l'inizio del suo calvario.

Quel virus terribile le aveva annientato i  muscoli, paralizzandola in tutto il corpo e rendendola handicappata per sempre nel giro di poche ore, ma il suo cervello era rimasto integro, in grado di ragionare, pensare, agire.  Ma la sua disperazione era grande e voleva morire.

Fu trasferita per via dell'età in un ospedale da adulti, il San Martino sempre di Genova, dove le crearono un angolo tutto suo dentro quell'aggeggio costruito negli Stati Uniti dalla Emerson ltd. Company. Una linea antiquata. Color crema, struttura solida, forma di lattina poggiata orizzontalmente su un carrello. Dimensioni umane. Certo: dentro ci doveva stare il corpo di una persona. Lui infatti era il suo polmone artificiale, come fosse la sua casa dove mamma e papà vivevano con lei. Il mio "scaldabagno", così lei chiamava il suo polmone.

Il suo cambiamento nei confronti della vita è avvenuto in concomitanza alla lettera di Papa Giovanni XXIII. Alla fine di maggio del 1963, il Papa, venuto a conoscenza della sua condizione, le inviò una lettera per «ringraziarla per la sua voglia di vivere»; da quel momento in poi Rosanna cominciò a maturare la propensione all'impegno sociale. In età adulta la Benzi sarebbe diventata una delle voci più autorevoli e tutto cambiò, accettò la sua rassegnazione, anzi si fece portavoce per la lotta a favore degli handicappati. Furono 29 anni durante i quali lei divenne anche scrittrice di libri “IL VIZIO DI VIVERE”(1984) e  "GIROTONDO IN UNA STANZA" ( 1987).

Creò anche una rivista “GLI ALTRI" e nel 1988 Dino Risi girò un lungometraggio televisivo sulla sua vita.

Non so, ma credo sia stata l'unica persona al mondo che sia riuscita a vivere per ben 29 anni prigioniera di un scafandro come i palombari. Tanto coraggio ed esempio simbolo contro la diversità.

Lascio a voi tutti i pensieri che vorrete comunicarmi.

Alba