Se penso che i miei genitori, per il mio bene, volevano farmi sacerdote, mi viene da ridere ancora. Siccome da ragazzino ero un chierichetto convinto, pensavano che che la chiesa fosse la mia casa futura. Quando il prete per ordini superiori lasciò la parrocchia del mio paese, ci rimasi male e sua madre mi ospitò per un lungo periodo a casa sua in una città in provincia di Pisa. Immaginate un ragazzetto abituato in un paesino di montagna, avvezzo più a salire sugli alberi che passeggiare fra i parchi rasati con fiori e panchine. Al mattino, continuavo a "servire" la Santa Messa, ma quelle persone sedute per me erano sconosciute. Tutte linde e aggiustate e gli uomini cambiati con tanto di cravatta. No ! Preferivo le donne del mio paese, magari con i fazzoletti legati al collo, e gli uomini, con le mani "sporche" di fatica. E la solita curiosità: <Oh reverendo, o di dove viene quel bambino? > Quel bambino ero io che le avrei fulminate. Non ricordo quanto rimasi in quella città, ma cominciavo a dare segni di impazienza. Sentivo odore di incenso anche in casa del prete. Sua madre capì che non potevo restare un giorno di più. Dopo circa un mese, mi riportarono a casa. Non ho mai capito se i miei genitori erano contenti o no. Forse speravano che prendessi la via del seminario. Magari mi vedevano già con l'abito nero e il colletto bianco. Padre Giulio Salvatori. Ma non sentite come suona male? Il nome potrebbe anche passare, ma il cognome certamente no: Reverendo Salvatori.
Insomma, ritornai al mio paese a respirare aria buona. Ma per giorni mi rimase nel naso il profumo d'incenso.
Giulio Salvatori
Pochi giorni fa avevo accennato il perchè della mia assenza, da diversi giorni mancavo dalle pagine di Eldy.
Dovevo organizzare la presentazione del mio ultimo libro: -Le Autostrade del Silenzio-, e ero abbastanza impegnato e preoccupato. Non si sa mai come vanno a finire certe cose e, soprattutto, se il pubblico risponde agli inviti. Ecco che, il 12 di novembre, nel Palazzo Mediceo del Comune di Seravezza, Patrimonio mondiale Unesco, è stata presentata questa mia fatica. Ebbene, non sono qui a cercare applausi, no. Ma credo sia giusto dirVi che, nel mio intervento, di fronte a tanta, tanta gente, oltre al contenuto del libro, ho citato della mia decennale collaborazione con Eldy, ( non so con preciso quanti anni), sempre tesa a far conoscere il mio territorio e la Versilia. Ho rivisto in quella sala, volti che ho "conosciuto" virtualmente e che ora, alcuni, sono all'altro lato della strada. In quel silenzio , ho visto e sentito gli applausi di Voi che oggi leggerete. Ho detto alle cariche istituzionali, che i miei semplici articoli o racconti, erano letti in varie parti d'Italia: e questo grazie al coordinamento a partire da Rosaria... Con il racconto -IL Treno di Eldy- vinsi il primo premio: quanti ricordi. Vorrei citare tutte e tutti ma l'elenco sarebbe lunghissimo. Capite bene che il giorno della presentazione del libro, eravate con me. Riconosco che da buon Toscano , "Maledetto Toscano ", non sono stato sempre dolce, ho dato anche delle pedate: ma ci volevano. C'è sempre stata una certa lontananza dei Vertici che non sono mai riuscito a capire. Ritornando al libro, devo dire che è stato stampato dal mio Comune e che non ho voluto un euro. Il ricavato della vendita, andrà ad una famiglia colpita da un tragico evento. Ci tenevo a dirVi queste cose, non certo per avere applausi come dicevo all'inizio. Vedo in queste pagine di Eldy -dei vuoti- , poca partecipazione. Forse, forse, questo sarà il mio ultimo intervento, quel treno di cui parlavo, credo si fermerà: non lo so, vedremo. Mi auguro che i macchinisti, mettano tanto carbone nelle caldaie organizzative. E ora come all'inizio di quel lungo percorso, vi saluto.
Giulio Salvatori ( il maledetto toscano).





