scritto da francesca il 23 01 2016

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Cara Francesca,

 

ho pensato di scriverti questa mia lettera come se la scrivessi ad un’amica . Vedo già che a primo acchito , sei meravigliata, ma se imposto il mio racconto in una forma confidenziale, sono sicuro che verrà meglio. Non avrà lati oscuri ma la massima trasparenza, che senso avrebbe non comunicare con semplicità e chiarezza ?

Il titolo del mio articolo già dice tutto, potrebbe essere il seguito del racconto delle –Toppe- Se in quello , eravamo alla moda e non lo sapevamo, in questo siamo tutti ricchi e non si sapeva .

Nel nostro modo di vivere, gente dei monti avvezza al lavoro e alla fatica , come formiche si conservava tutto quanto la terra e le bestie ci davano.

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Ecco che, nelle cantine riposava il vinello, di pochi gradi, ma genuino. Appiccate ai chiodi, innumerevoli pigne d’uva a seccare che poi , le mamme mettevano i chicchi sulle schiacciate.

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Attaccate ai travicelli , scendevano salsicce e mortadelle. Nella pila di marmo, s’insaporivano quadrotti di lardo e le ossa del maiale fatte a pezzi, tanto buone da mettere nel minestrone. Lo strutto, conservato in barattoli di terracotta. Non ho più sentito quel sapore antico del minestrone delle nostre mamme .A volte, ma solo a volte, usando gli stessi ingredienti ci s’avvicina un po’.

   

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Il Biroldo,si chiama in dialetto , ( il sanguinaccio ) fumante che usciva dal pentolone bollente e che si sbriciolava sul pane : che bontà !

   

68871197_pecorino_toscanoE come non elencare le forme di formaggio pecorino in bella vista sulla tavola a seccare? Ogni tanto si giravano che asciugassero ben bene ,e il profumo avvolgeva la stanza.

   

image020Le pannocchie di granturco attaccate sotto la tettoia pronte per sgranare e poi , portate da bambine e bambini in piccoli sacchi bianchi al vecchio mulino ad acqua giù lungo il fiume.

       

In ogni famiglia c’era il cassone della farina dolce che durava tutto l’anno.

       

Pasta-con-le-tulloreLe castagne secche più belle per cuocere nel latte o nell’acqua, in dialetto si chiamano “tùllore “.

         

Noi bambini, la farina dolce, si mangiava a tocchetti come se fosse cioccolato bianco. E in altrettante casse, al fresco della cantina, si conservavano le patate .

   

treccia-dell-aglio-e-della-cipolla-6464938Trecce di cipolle e agli decoravano i muri delle povere case. Lo scalogno, oggi tanto decantato, le nostre nonne lo coltivavano da generazioni .

   

I fagioli secchi ,divisi per qualità e conservati in barattoli di vetro . Il pane cotto nel grande forno che si conservava più di una settimana nella madia , col segno dei credenti inciso sulla “pancia “.

   

I gomitoli di lana di pecora che le nostre mamme lavoravano per farci maglioni e calzerotti. Lenzuola e coperte di canapa fatte sul telare che ancora si conservano gelosamente .

In un libro che conosco bene si legge che : la memoria si lega al cuore e i ricordi vanno donati .

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Cara Franci, lo so che queste cose per te non sono una novità . Ma ripensando a tutto quanto, rivedendo frammenti di questo film mi viene proprio da dire che :

Eravamo ricchi e non lo sapevamo.

     

Giulio Salvatori. O se preferite –Il solito Maledetto Toscano

21 gennaio ’16

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Ho una grande stima per questa giornalista, Daria Bignardi. Oltre che considerarla una donna molto intelligente, l'apprezzo per la sua correttezza e bravura  professionale, il suo acume, la sua serietà e il suo stile, brillante ma pungente nella giusta maniera.

La seguo spesso in tv e mi è capitato di leggere anche qualche suo libro.

Sfogliando un giornale di qualche tempo fa, mi è capitato sotto gli occhi un suo articolo. L'ho trovato molto interessante e così ho deciso di riportarne qui uno stralcio.

 

P.S. - Il titolo del post è suo.

 

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"Una questione contraddittoria. Da un lato pretendiamo diritti assoluti sulla nostra privacy, dall’altro siamo ossessionati dal far sapere a tutti e nei dettagli, con tanto di foto e indirizzi, dove siamo, che cosa mangiamo, che cosa facciamo, di che umore siamo e che gusti abbiamo. 

 

Su Facebook seguiamo ogni istante, pensiero, movimento ed emozione dei nostri amici e conoscenti: a che ora si sono svegliati, quanta voglia hanno di andare a lavorare, che scarpe hanno scelto di indossare, che tempo fa fuori dalla loro finestra, e così via fino al momento di andare a letto. Una continua, imponente sessione di masturbazione narcisistica. O il desiderio di sentirsi meno soli?

   

Morale? Non parlare solo perché hai la bocca..!!

   

Ogni giorno, il 40% dei 7 miliardi di persone al mondo usa i social network. Che si tratti di Facebook, Twitter, blog o quant'altro. E tra questi 2 Miliardi e 800 Milioni (circa) di "virtual-twittanti"ci sono personaggi pubblici, politici, persino il Papa. Dei social-network e dei loro seguaci virtuali, ne parlano persino i telegiornali e la stampa in generale.

 

Io sono su Twitter da un anno, ci passo quotidianamente per dare un’occhiata a quel che si dice – come andare al bar – e per leggere i commenti dei lettori.

Non scrivo tanto su Twitter, anche se ho il triplo dei follower del tal senatore... (ecco, questa è una spacconata di quelle che andrebbero evitate nelle regole che sto per suggerirvi), perché non ho una voce adatta.

 

Ma una cosa l’ho imparata, o almeno me la sono autoimposta. Una sorta di galateo, che vi passo.

   

La PRIMA regola in assoluto è NON retwittare/rispondere ai complimenti che si ricevono: la tentazione è forte, ma tutti quei "grazie di qui...grazie di là..." producono un effetto patetico. Tutti siamo vanitosi, la buona educazione però impone di nasconderlo. (Io aggiungerei: al limite fare un ringraziamento unico e generale per tutti i commentatori).

   

La SECONDA è di essere gentili: non ha senso seguire qualcuno solo per sfotterlo o criticarlo. Piuttosto, «defollowatelo» (depennatelo-cancellatelo).

   

 

La TERZA è di non essere pedanti: capita a chiunque di fare un refuso e persino un errore di grammatica, scrivendo al buio, o senza occhiali, o di fretta. Non ha senso stare sui social per fare le pulci agli altri, come all’asilo.

     

La QUARTA è di scrivere solo se si ha qualcosa da dire: sembra scontato ma non lo è. «Parli perché hai la bocca», dicevano certe antiche maestre. Sui social-network capita spesso.

   

 

La QUINTA sembra ancora più ovvia: ricordati che tutti ti possono leggere, meglio non scrivere quello che vorresti che qualcuno, anche uno solo, non leggesse.

     

E infine quella forse più IMPORTANTE: NON lamentarsi pubblicamente del fatto che nessuno, o pochi,  commentino i vostri post. E’ normale essere ignorati, ma questo non vuol dire che non veniate letti.  Il rischio è quello di fare la figura dell’esibizionista che cerca, molto infantilmente, attenzioni.

       

 retweet

 

Daria Bignardi

 

 

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Convengo in assoluto con Daria, anche se credo nessuno di noi, io per prima, sia senza "peccato".

   

Faccio mia una sua frizzante battuta: "Quando qualcuno mi dice che sono antipatica, lo prendo come un complimento».

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