scritto da francesca il 22 09 2022

 Il racconto di un padre disperato: "è scappata in Romania con mia figlia, farò di tutto per riprendermela" | AostaNews24

Ad una ad una le bancarelle del mercato chiudevano. Le cassette di frutta e verdura, quelle buone, venivano portate dentro i furgoni. Gli avanzi guasti gettati in un angolo, ammucchiati ad altri avanzi ormai in fase di deterioramento, invendibili.

L'uomo, in disparte osservava con finta noncuranza.

Vestito in modo decoroso, sui cinquant'anni, sembrava attendere qualcuno che, forse, era in ritardo.

All'allontanarsi dell'ultimo furgone, nello spazio temporale che si crea tra lo svuotamento della piazza e l'arrivo degli spazzini comunali, eccolo avvicinarsi al mucchio di avanzi, furtivamente, guardingo e sospettoso nel timore che qualcuno potesse vederlo. Tocca, rovista, estrae dalla tasca un sacchetto di plastica, lo riempie di scarti di mercato.

Anche per oggi il pranzo è assicurato. La cena, forse, alla Caritas.

La sua perlustrazione è terminata, si volta per andarsene, incrocia il mio sguardo.

Io sorrido, silenziosamente complice di un gesto che gli getta addosso vergogna e tutto l'imbarazzo di cui può disporre una persona che ha vissuto ben altri tempi. Il suo pudore mi confonde, mi sento quasi in colpa per aver infranto il suo segreto, per aver involontariamente scardinato la sua intimità, per aver violato la sua incrollabile dignità. Allungo una mano, titubante, dopo alcuni secondi, incontra la sua. La trattiene e, abbassando lo sguardo, il suo sospiro è un fremito di tormentose e rapide immagini che lasciano solo spazio alla disperazione.

E' lui a parlare, io ascolto e so che è l'unica cosa che posso fare.

"Sono un padre separato. Avevo una piccola attività. Quando sono iniziati i problemi a causa della crisi economica e ho dovuto chiudere, mia moglie mi ha lasciato. Ho un lavoro precario, dormo in macchina, mi arrangio. Ma ciò che più mi manca sono i miei figli, ma non ho il coraggio di farmi vedere così, mi vergogno troppo".

L'ho abbracciato e me ne sono andata con la consapevolezza che forse qualcosa avrei potuto dire, oltre che provare un senso di impotente confusione. O era vergogna?

francesca (3)
scritto da francesca il 20 08 2022
Chierichetti - il quadrifogliocops.com
Ripescando nei ricordi mi frullano per la mente personaggi della mia infanzia. Volevano fare di me un religioso: un prete o un frate. Mi avrebbero fatto dormire anche in chiesa. Anche se, come ho già svelato, mi garbava l'appalto, il piccolo bar di fronte alla chiesa. Capitava che mi offrissero il Vinsanto, buono, con qualche biscotto fatto al forno. In chiesa erano ostie e quando era il momento della comunione, dovevo accompagnare il prete che metteva in quelle bocche spalancate piccole ostie bianche. Ed io con un vassoietto sotto il mento per parare qualche piccolo frammento: sarebbe stato il Corpo di Cristo che cadeva in terra, ammoniva Pietrofrate.
C'era la Palma di Paccio', la Teresa, la Santa e altre donne che spalancavano la bocca come il forno della Gliole. Che poi, per timore che cadesse qualche frammento, tiravano fuori anche la lingua. Finito, il
prete voleva comunicare anche me. Ho sempre rifiutato: il Don mi capiva.
Giulio Salvatori