scritto da francesca il 29 01 2015

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Qualcuno si chiederà se la Franci è impazzita. Eh no, amici, proprio adesso che siamo in un momento storico del nostro Paese io voglio credere che qualcosa di buono può ancora accadere. Ho bisogno di pensare positivo.

 

 

So benissimo, e non sottovaluto, la profonda crisi che stiamo attraversando. I grandi problemi che attanagliano il nostro Paese.

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E poi le guerre. le violenze, le tragedie, gli eccidi e i massacri mondiali.

 

 

Forse il mio è un sogno, un'utopia,ma voglio crederci ancora una volta. Forse la mia è una malattia cronica che si chiama "ottimismo" e quindi ho speranza. Credo fermamente che esista comunque, al mondo qualcuno che abbia il desiderio di pace e giustizia.

 

E anche se la nostra politica  mi ha deluso fortemente in tutti i fronti io VOGLIO ancora credere che esistano persone giuste, oneste, competenti. Che lavorino con equità e coscienza. Voglio credere e sperare  che il 2015 sia migliore del 2014. So che dovremo continuare a combattere, forse con pochi risultati e tante buone intenzioni, ma non mi arrendo. Prima o poi, malgrado dovremo scontare altre battute d'arresto, raggiungeremo il traguardo.

E questo lo dobbiamo ai giovani, ai nostri figli,  che devono credere in un Paese onesto e giusto! Un Paese che dia loro la possibilità di studiare, di lavorare e credere che non tutto è sbagliato, che qualcosa va salvato.

 

 

Voglio costruire speranza dentro di me,  perché l’Italia che produce risultati di successo c’è. E’ viva e vitale, diffusa in mezzo a noi. È l’Italia che non si rassegna al declino.

   

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Sarà perchè questo nuovo anno è nato all'insegna di due importanti avvenimenti: la nomina del nuovo Presidente della Repubblica e il debutto di EXPO 2015 che ci collocherà al centro del Mondo.  E tutto questo ha un significato importante per noi italiani.

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Dobbiamo imparare a comunicare con efficacia l’ingegno, il design, la biodiversità, le bellezze architettoniche e paesaggistiche del nostro Paese, perchè  solo il nostro Paese può vantarle.

   

Bisogna ritrovare  le coordinate di quell’Italia che vale, di quell’Italia che sa guardare in alto e volare alto per raccontare al mondo la propria capacità di fare eccellenza.

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E IO CI CREDO. VOGLIO CREDERCI!!!

     

Datemi pure della pazza idealista, dell'illusa ingenua e

magari dell'inveterata ottimista o ingenua cretina ma

   

OGGI HO PROPRIO BISOGNO DI UNA SANA INIEZIONE

DI FIDUCIA!!!

 

E con queste prospettive.....aspetto!

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scritto da francesca il 26 01 2015

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"Una volta nella Appellplatz, i prigionieri venivano fatti spogliare, messi in fila e costretti a sfilare, nudi, davanti ai dottori. Dopodichè ricominciava quella pietosa via crucis, sotto gli occhi indagatori dei medici. Uomini con le schiene lussate, donne con la diarrea cronica, che si erano strofinate del cavolo rosso sulle guance per non sembrare troppo pallide, tutti sottoposti allo stesso umiliante esercizio: correre per sopravvivere.

Era questa la vera competizione. Con  lo stomaco in subbuglio ed il fiato corto, frastornati da quella musica menzognera, si correva per un premio chiamato VITA.

Mentre si leggevano i nomi, e gli scarti della Azione Salute venivano dirottati verso l'estremità orientale della piazza, si levavano grida di gente oltraggiata e smarrita.

Nell'ispezione della domenica precedente erano stati scoperti quasi trecento bambini e, mentre venivano trascinati via, le proteste e le grida dei genitori erano talmente forti da richiedere l'intervento delle forze dell'ordine, che sarebbero state impegnate per ore a contenere le ondate di madri e padri impazziti e a raccontare le solite bugie a quelli che avevano dei parenti tra gli scartati.

Non era stata data nessuna comunicazione, ma tutti sapevano che quelli laggiù avevano fallito la prova e non avevano un futuro.

Al termine dell'operazione, millequattrocento adulti e duecentosessantotto bambini sostavano, con le armi puntate contro, lungo l'estremità orientale dell'Appellplatz, pronti per l'ultimo viaggio alla volta di Auschwitz".

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Ho voluto iniziare questo post estrapolando alcuni brani dal libro "La lista di Schindler" di Thomas Keneally dal quale è stato tratto l'omonimo film "Schindlerlist". Sono certa che molti di voi lo conoscono. E' una storia vera, un libro che, per l'ennesima volta, adesso è sulla mia scrivania. Ricostruisce la straordinaria esistenza di un uomo, Oskar Schindler che sottrasse uomini, donne, bambini allo sterminio hitleriano, trasferendoli dai campi di concentramento ai suoi campi di lavoro in Polonia e in Cecoslovacchia. Schindler intraprese una personale lotta al nazismo diventando l'eroico salvatore di tanti ebrei.

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Ma per migliaia di vite salvate, milioni di altre vite  sono state vittima dell'Olocausto. Ma non solo uomini e donne appartenenti a comunità ebraiche.

Tra i gruppi assassinati e perseguitati dai nazisti e dai loro collaboratori, vi erano:  membri dell’intellighenzia polacca, oppositori della resistenza di tutte le nazionalità, tedeschi oppositori del nazismo, omosessuali, testimoni di Geova, delinquenti abituali, zingari, serbi, slavi, malati di mente, disabili, mendicanti, vagabondi e venditori ambulanti.

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Credo non siano necessarie altre parole per esprimere l'orrore della Shoah, l'atrocità del genocidio nazista.

E' impensabile che oggi nessuno di noi si fermi, anche solo per qualche minuto,  a pensare e riflettere su ciò che è stato, allo strazio di chi si trovava al di là di quel filo spinato.

 

E concludo con un altro grande scrittore, innanzitutto uomo, Primo Levi. Cito una frase determinante, tratta dal suo libro  "Se questo è un uomo":

“voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no.”.

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Non ho voluto, deliberatamente, proporre le solite immagini di quei poveri resti umani.

Solo una rosa......Per non dimenticare...!!!

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