scritto da francesca il 28 06 2022

CHIESA DI SAN LORENZO - FIRENZE (interno con colonne e navate)

 

MONTE ALTISSIMO – ALPI APUANE (cave di Michelangelo)

              Il monte Altissimo è una montagna appartenente alla catena delle Alpi Apuane. Si trova in alta Toscana, nel comune di Seravezza (LU), e domina tutta l’alta Versilia, da Viareggio a Massa; fa parte del Parco Regionale delle Alpi Apuane. E qui “non ci piove” se sosteniamo che Michelangelo il suo marmo lo prendeva proprio lì, ok? Per quanto riguarda le colonne di San Lorenzo in Firenze abbiamo studi abbastanza recenti condotti dal Presidente del CST-Centro Studi Turistici di Firenze, il quale ha esposto in Commissione cultura, il risultato appunto delle sue ricerche che legano Michelangelo e la Versilia attraverso il progetto incompiuto, per la realizzazione della facciata di San Lorenzo, i cui studi preliminari sono conservati insieme ad un modellino in legno, presso Casa Buonarroti in via Ghibellina. In Versilia, nella strada dei marmi a Pietrasanta, Michelangelo vi rimase per tre anni. L’opera di San Lorenzo fu affidata a Michelangelo durante il soggiorno fiorentino di Papa Leone X, nel novembre del 1515. Lo stesso Michelangelo elaborò varie ipotesi e, intorno al 1519, si dette inizio ai lavori di costruzione come ci riportano i documenti dei cantieri e delle cave di marmo presso le quali si cominciarono a realizzare le colonne, architravi e vari componenti della facciata. Gli eventi storici del periodo portarono ad un lungo ristagno dell’opera intrapresa. Fu così che la facciata di San Lorenzo rimase incompiuta. “Grazie al Vasari sappiamo che Michelangelo estrasse cinque colonne di marmo – ha raccontato il professor Massimo Ruffilli – ma solo una di queste riuscì ad arrivare a Firenze, una si ruppe e per le altre vennero formulate varie ipotesi. Il completamento della facciata fu un cruccio anche per Anna Maria Luisa de’ Medici, l’Elettrice Palatina, che nel suo testamento nel 1747 lasciò alla città i soldi per il suo completamento ma i Lorena preferirono usare quei soldi per altre opere”.
scritto da francesca il 17 06 2022
          Nei piccoli paesi, c'è sempre stato per il pane un grande rispetto. Già da bimbetti, si assisteva alle "infornate" dei grandi pani che le donne cuocevano nei forni. Lunghe tavole con sopra impasti rigonfi, e sulla "pancia" il segno dei credenti coperti con cura da teli bianchi. Noi bambini e bambine, si aspettava che fossero cotti i i colombini: filoncini ricavati dai residui dell'impasto. Così caldi e croccanti erano veramente buoni. Oggi i forni spno spenti, raramente né accendono qualcuno. Il pane, che veniva fatto una volta alla settimana, si conservava con cura nelle profonde "madie", non si buttava via nulla, quello che seccava, si grattugiava. E una cosa che ricordo e che faccio osservare ai nipoti: il pane era sacro, non si rovesciava, ma doveva essere adagiato sul tavolo nel verso giusto e, con il segno della croce verso l'alto. E ancora, le mamme, ci dicevano che il pane, durante l'inverno, si trovava nelle cave sotto la neve, e l'estate esposto al sole. Il concetto è chiaro: fatica, sudore, sacrifici dei nostri cavatori. Questi insegnamenti, la gente semplice non li può dimenticare. Quando passavo ultimamente vicino ad una rivendita di pane, vedevo cestoni pieni che venivano buttati o dati alle bestie. Per me, era ed è incomprensibile buttare via il pane. Dice un vecchio saggio che : "Tutto il male non viene per nuocere". Ora, con tutto quello che vediamo per volontà di un criminale, non si vedono più cumuli di pane, e quello che avanza, viene portato a centri d'accoglienza. Ecco! Ho voluto ricordare il Valore morale del pane.           Giulio Salvatori