scritto da francesca il 1 07 2014
moagolima

E' arrivata una mattina, pioveva in quella grigia giornata d'autunno. Era fradicia, da poterla strizzare. Apro il balcone ancora assonnata. La guardo. Mi guarda. - Ciao. - Miao. - Hai fame, vero? - Miao, miao. - Io sto bevendo il caffè, a te posso dare un pò di latte. Un miagolio di ringraziamento. Una ciotola col latte, al riparo del mio balcone, per sfamarla momentaneamente, poi le fusa da gattina educata. Ti chiamerò Miagolina. Chissà da dove viene, mi chiedevo. Forse ha deciso di cambiare padrone o forse è stata abbandonata. Aveva un bel pelo lucido, tigrato grigio-bianco-nero. Un musetto simpatico e vispo. Con un paio di altri condòmini decidemmo di adottarla, considerato che non aveva la minima idea di andarsene e ci aveva eletti ufficialmente suoi "padroni". Un paio di noi si era incaricato di darle regolarmente il cibo che, a turno, acquistavamo. Dopo pochi giorni scoprimmo la bella novità: aspettava i micini. Nacquero in una notte fredda. Le avevamo allestito una cuccia di cartone foderata con tanti maglioni di lana per tenerli, il più possibile, al caldo.

gattini Quando è arrivato il tempo di farceli conoscere era bello vederli trotterellare dietro a lei, tutti e quattro in fila, miagolando per far sapere al mondo che esistevano. Ieri ho aperto il balcone, lei era lì sotto, mi guardava e miagolava, miagolava. Piangeva. Era sola. La cattiveria umana non ha limiti. I gattini davano fastidio al condominio. Ma chi è il condominio per privare una mamma dei propri figli? Vorrei veder loro.... Ho tanta rabbia. E lei mi guarda e miagola. Mi guarda e mi chiede: "dove sono? rivoglio i miei figlioletti". No gattina tigrata, non posso ridarteli io. La malvagità dell'uomo è infinita, l'hai capito vero? Te li hanno portati via. E ti hanno spezzato il cuore. Quanta cattiveria! Non resisto, non posso continuare a guardare i tuoi occhi che implorano. Che barbarie inutile. Penso e mi chiedo: "cosa insegneranno ai loro figli, ai loro nipoti?". Crudeltà.....

francesca (3)

 

 

langhe-roero-monferrato-1

Io che, per la maggior parte del mio tempo,  vivo tra Langhe, Roero e Monferrato, sono orgogliosa e quanto mai fiera di apprendere che queste terre adesso fanno parte della World Heritage List dell’Unesco, che tradotto non è altro che la “Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco”.

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Un riconoscimento altissimo, che pone le colline del Moscato, della Barbera, del Barolo e del Barbaresco accanto a “mostri sacri” come le Dolomiti, i Sassi di Matera, la città di Ferrara, il centro storico di Roma, le Cinque Terre, Assisi, Venezia, tanto per citarne alcune. Che onore, ragazzi! E tra i 29 Comuni neo-eletti patrimonio dell’Unesco c’è anche la cittadina dove vivo: Asti. Il merito maggiore va alla viticoltura, eccezionale testimonianza della tradizione storica nella coltivazione della vite. Neppure le tanto decantate colline francesi dove si producono lo Champagne e il Bordeaux ci sono ancora arrivate. Sta bene il vino, ma non dobbiamo sottovalutare i paesaggi, e soprattutto l’emozione di essere rapiti da panorami che lasciano senza fiato, aperti su territori integri ed immutati nel tempo.

paveseUn reticolo di strade, borghi medievali e dolci colline che come ben descrivono Beppe Fenoglio e Cesare Pavese rende unico questo panorama.

 

"..C’è una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e non invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba. Qui non ci sono nato, è quasi certo; dove son nato non lo so; non c’è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch’io possa dire “ Ecco cos’ero prima di nascere...”.

Da "La luna e i falò" di Cesare Pavese.

Immagine mostra. Ho dato poesia agli uomini. Cesare Pavese 1908-

Ma essere patrimonio dell’Unesco è anche la straordinaria opportunità turistica che questo comporta. Immaginate che, adesso, in tutto il mondo milioni di persone condivideranno il rilevante prestigio ed il riconoscimento internazionale dell’Unesco per le nostre terre. E adesso, cari amici, vi porto un po’ a spasso per le colline della Langa e del Roero, visitando Castelli e residenze medievali e godendo di panorami indimenticabili. Scopriremo in questi luoghi un pezzo della storia d’Italia. Usciamo da casa mia, imbocchiamo la Statale che va verso Alba e, dopo circa 15 minuti, facciamo una deviazione inerpicandoci su per le prime colline di Langa con l'indispensabile  sosta al Castello di Magliano Alfieri.

Castello di Magliano Alfieri

Castello di Magliano Alfieri

E’ una sontuosa residenza barocca, eretta sulla pre-esistente fortezza medievale, dove è vissuto Vittorio Alfieri, l'indomito e orgoglioso creatore della tragedia italiana. A proposito di questo sito, devo dirvi che quando ho voglia di mangiarmi qualcosa di buono, oppure un’ottima pizza in compagnia di amici, vengo sempre nell’attiguo ristorante che ha una terrazza affacciata su tutta la Langa. Di notte, con i lampioncini accesi, vi assicuro che fa da meravigliosa e suggestiva cornice che racchiude in un immenso spazio, tutte le Langhe ed anche oltre, a perdita d’occhio.

Ed eccola qua la terrazza del mio ristorante preferito, non è una meraviglia?

la-vista-del-ristorante Ma adesso scendiamo e proseguiamo in direzione di Alba.

La città di Alba con le sue torri

La città di Alba con le sue torri

Altra tappa d’obbligo, considerata la capitale delle Langhe, Alba è anche detta la “città delle cento torri”. Oggi ne sopravvivono una decina racchiuse nel perimetro del centro storico che conserva intatta la sua fisionomia medievale. Iniziamo a percorrere il centro storico fiancheggiato da nobili edifici e giungiamo in piazza Duomo. Qui sorge il Palazzo Comunale ma la piazza è dominata dalla Cattedrale di San Lorenzo del XII secolo, e sempre del XII secolo, a pochi passi troviamo la Chiesa di San Domenico in stile gotico primitivo. C’è molto da vedere ad Alba, e magari anche farci una “grattatina” di tartufo bianco su un piatto di tagliolini, ma tanto altro ci aspetta ancora.

Castello di Guarene

Castello di Guarene

E allora, via alla volta di Guarene, piccolo borgo arroccato sulla cima di un colle e dominato da un Castello barocco. Pochi chilometri ci separano da Grinzane Cavour dove visitiamo il bel Castello del XIII secolo e dove soggiornò, in età giovanile, Camillo Benso Conte di Cavour (appunto si chiama così, no?).

Castello di Grinzane Cavour

Castello di Grinzane Cavour

Proseguiamo il nostro tour alla volta di Serralunga d’Alba e, a piedi, saliamo al castello duecentesco, allora adibito a fortezza con torri angolari. E ancora una volta il nostro sguardo spazia tra il fascino delle colline circostanti ricoperte da vigneti, in riga perfetta come squadriglie di soldati.

Serralunga d'Alba

Serralunga d'Alba

Ci dirigiamo adesso verso l’’Alta Langa e, con una breve tappa a Cravanzana, raggiungiamo il paese più alto delle Langhe, Mombarcaro (896 metri) e passeggiamo per le strette vie del paese che conserva intatta la struttura medievale. E per gustarci anche un po’ di Roero ci spostiamo verso Bra, la capitale del barocco piemontese. Ci concediamo una piacevole passeggiata tra gli eleganti caffè storici e i numerosi cortili, segreti e suggestivi.

La Città di Bra

La Città di Bra

Proseguiamo per Cherasco ed ammiriamo, in questa cittadina fondata sicuramente dall’impero romano, un intatto centro storico, una splendida torre comunale, un arco napoleonico, un castello, la Chiesa di Santa Maria del Popolo, un viale mantenuto in vita con grande cura e di rara bellezza, e poi case e palazzi nobiliari in perfetto stato di conservazione.

Cherasco - Arco Napoleonico

Cherasco - Arco Napoleonico

Ed ora non possiamo evitare una visita a Pollenzo, la città romana di Pollentia, già citata da Plinio e fondata nel II secolo a.C. Qui si possono vedere le case costruite in forma circolare, sopra i gradoni di un anfiteatro romano. Numerosi sono i reperti che testimoniano le attività della vita sociale dell’antica Pollentia:ceramiche, vetri, metalli e monete, recuperate nel corso di scavi e oggi custodite al Museo Civico di Storia, Arte e Archeologia di Palazzo Traversa a Bra.

Pollentia - Pollenzo

Pollentia - Pollenzo

Facciamo un’ultima tappa al Castello di Barolo perché voglio portarvi al Museo del Vino e farvi degustare uno dei più prestigiosi vini delle Langhe, il Barolo appunto.

Castello di Barolo

Castello di Barolo

Mettetevi comodi e apprezzate il suo colore rosso granato con riflessi aranciati, dal profumo intenso e persistente, con note fruttate, floreali e anche un po’ speziate. Il sapore è equilibrato da componenti “dure” e “morbide” che fanno di questo nettare un vino potente, elegante e di grande personalità.

Per ora credo possa bastare, vero amici? Sarete un po’ stanchi di seguirmi nelle mie scorribande naturalistiche, storiche e artistiche. Mi fermo qua, la prossima volta vi accompagnerò per altri percorsi della mia terra, magari nell’Alto e Basso Monferrato.

brindisi Orgogliosa di accompagnarvi nelle belle terre dell’Italia tutta, vi ringrazio e, brindando con voi, vi saluto col mio solito abbraccio.

francesca (3)