
Giovanni Maria Galli detto il Bibbiena (1625-1665), Ascensione di Cristo. Certosa di Bologna, Chiesa di San Girolamo
L’Ascensione è una festa religiosa che ricorda il ritorno di Gesù alla Casa del Padre, avvenuto quaranta giorni dopo la Sua morte e risurrezione, in molte nazioni dell’Europa del nord è anche festa nazionale, invece in Italia è stata abolita come festa nazionale nel 1977 e rimane come festa religiosa nella prima domenica dopo il quarantesimo giorno dalla S. Pasqua.
Lo stesso Gesù, dopo la Sua risurrezione, parla della Sua salita al cielo, infatti a Maria di Magdala che lo incontra vivo nei pressi del sepolcro vuoto e che pronta si slancia ad abbracciargli i piedi le dice: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli, e di' loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro”». (Giovanni 20,17).
Ma la cronaca dell’Ascensione, ultimo episodio della vita terrena di Gesù, è riportata negli atti degli Apostoli al capitolo 1, versetti 9-11: “… Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo” .
La Pasqua, l’Ascensione e la Pentecoste rappresentano le solennità più importanti della religione cristiana ed in esse vi è racchiusa la base della fede cristiana e senza l’accoglienza della prima, diventa difficile credere anche all’episodio dell’Ascensione del Signore, ed a quello della Pentecoste (discesa dello Spirito Santo) che costituisce per gli uomini, il battesimo di fuoco promesso da Dio. Quindi il credere che Gesù, vero uomo e vero Dio, sia morto e risorto costituisce la base prima della fede cristiana. Gesù, in più occasioni, dopo la sua morte, volle farsi vedere vivo dando prova ai discepoli di allora e di sempre della sua risurrezione prima della risalita al Padre. I discepoli vissero quel periodo di quaranta giorni che va dalla morte di Gesù alla Ascensione al cielo, in una varianza di stati d’animo, prima lo sconforto e la delusione per la morte, infatti dall’episodio dei discepoli in cammino verso Emmaus, quando Gesù risorto si affianca a loro chiedendo di cosa stessero discutendo: “… Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo;come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele …” (Luca cap.24, 19-21), infatti i discepoli si attendevano una presa del potere da parte di Gesù e l’instaurazione di un regno terreno, litigandosi tra loro anche chi dovesse stare, nel giorno del suo trionfo, alla sua destra o alla sua sinistra.
Nei primi momenti dopo la morte di Gesù, i discepoli vivevano, per paura degli ebrei che avevano messo a morte Gesù, in un clima di paura e nascondimento rimuginando con delusione sui fatti accaduti, solo successivamente, riacquistarono gioia, fiducia e coraggio ad ogni apparizione del risorto. Gesù, negli ultimi tempi di vita, preparò i suoi discepoli al distacco della morte, alla sua risurrezione ed alla sua Ascesa al cielo, infatti nel vangelo di Giovanni si legge: “… Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate …”(Gv.14,27-29) e spiega loro che la risurrezione non è riservata e limitata alla sua persona ma a tutti quelli che credono in Lui ed esplicitamente dice: “… Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via”(Gv. cap. 14 versetti 1-4); grazie poi al coraggio di chiedere chiarimenti da parte dei discepoli Tommaso e Filippo che Gesù chiarisce in che modo l’uomo può raggiungere Dio, infatti continuando il capitolo 14 si legge : “Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la Via, la Verità e la Vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse...”(Gv.cap14, 5-11).
Il Dio Padre, nel suo atto di Amore infinito, nell’intento di avvicinarsi e camminare con l’uomo, ha messo ogni cosa nelle mani del figlio Gesù, il quale presentatosi all’uomo come unico mediatore, in tutta la sua missione terrena non ha fatto altro che mostrare all’uomo tutta la “Misericordia e la bontà di Dio Padre”, creduto fino a quel momento, dagli uomini, un Dio giustiziere e vendicativo, un Dio che andava ingraziato e tenuto buono con continui sacrifici ed olocausti. Gesù, invece, racchiudendo in sé tutta l’umanità e la divinità, con un unica offerta al Padre ha voluto rompere i limiti della natura che tenevano prigionieri l’uomo ed anche il limite massimo costituito dalla morte, quindi con la sua morte e risurrezione offre anche a tutti quelli che credono in Lui un rapporto nuovo con Dio che conduce ad una vita felice che dura in eterno. L’Ascensione di Gesù, preludio della imminente e promessa nuova Pentecoste, ha contribuito anch’essa ad accendere nei discepoli, di allora e di sempre, la gioia di un rapporto nuovo con Dio che ancora oggi alberga nei cuori di tutti i cristiani, in attesa della seconda venuta di Gesù.
PINO VANGONE
La rana bollita
Noam Chomsky, linguista statunitense, filosofo teorico della comunicazione, conduce da anni un accurato studio sul ruolo dei mass media nelle democrazie occidentali ed è considerato uno degli intellettuali più celebri e seguiti del pensiero progressista americano e mondiale, ha pubblicato una lista delle strategie di manipolazioni mediatiche, molto interessante è quella della “Gradualità”. Lo studioso afferma, che per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è quello che è accaduto negli ultimi decenni, abbiamo accettato condizioni socio-economiche inaccettabili, come privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione, salari che non garantivano più redditi dignitosi, cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta. Una metafora che viene utilizzata per illustrare la “strategia della gradualità”, è quella della “Stagnazione”, molto bene spiegata in questo racconto:
Il principio della rana bollita (di Noam Chomsky)
Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone. Questa esperienza mostra che – quando un cambiamento si effettua in maniera sufficientemente lenta – sfugge alla coscienza e non suscita – per la maggior parte del tempo – nessuna reazione, nessuna opposizione, nessuna rivolta.





