scritto da admin il 27 10 2013
ciao cari, finalmente dopo dei mesi ho delle ore libere. Tempo per respirare e finalmente tornare con la testa e il cuore su Eldy. Abbiamo passato dei mesi di lavoro un po' matto e folle, per chiudere alcuni progetti che sono vitali per la serenità del nostro gruppo di lavoro, e che, soprattutto, garantiscono la continuità del progetto e di Eldy. tra le tante cose sentite e lette dei mesi scorsi, c'è il tema incontriamoci. Per come la vedo, è un format di successo pero' con una redazione da rifondare. propongo questo: la redazione, siamo noi. propongo che chi ha idee di articolo lo scriva a enrico@vegans.it, procedero' a pubblicarli personalmente, in attesa si formi una nuova redazione. inizio con un mio contributo. ciao Enrico ------------------- La riflessione su cui volevo passare alcuni minuti è la nostra cara vecchia Europa. E' una bella terra, la terra dove abbiamo conquistato tante cose che diamo per scontate ma che scontante non sono: - la pace (da 50 anni a parte l' ex jugoslavia non ci spariamo addosso) - il cibo e un tetto - pensione per i senior e per chi subisce un infortunio - scuola e università gratis per tutti - ospedali gratis per tutti di base, un continente incredibile, con il vino, il formaggio, l'arte migliore del mondo, e l uomo al centro, uomo nella sua dignità e nella parità dei diritti. per noi europei l'uomo vale. non è chiaro se abbiamo raggiunto questo benessere per bravura o razziando nei secoli precedenti il resto del mondo, resta che fino a pochi anni fa qui si stava da Dio. ora il giochino si è rotto, e la Cina, dove una persona lavora 16 ore , o l'America (dove non esistono le ns protezioni sociali) sono a dettare le regole di un nuovo ordine mondiale. dove andrà a finire il ns mondo di conquiste? vedo due scenari. il primo, cataclismico, dove pian piano gli ospedali diventano a pagamento, dove le scuole o paghi o sei fuori, dove se hai contributi bene se no zero pensione. la fine dei ns diritti, la fine di un continente dove l uomo è al centro. questo assomiglia a cosa sta succedendo in grecia. e un altro, piu' di contagio. in America, dopo tanto benessere, la gente vuole che l uomo arrivi al centro, un po come in Europa. in Cina, prima o poi, dopo un paio di generazioni, anhce loro vorranno bere vino buono, aver tempo per stare coi figli, farsi la majonese in casa che è un altro gusto etc, vorranno vivere ,e se vivi, non lavori 16 ore al giorno. imploderanno loro e diventeranno deboli come noi , perchè noi ci aiutiamo tutti e stiamo insieme. quindi, che succede al nostro caro vecchio mondo? ricordate gli aneddoti, ... "in america, se ti trovano per terra e non hai una carta di credito nessuno ti aiuta e non ti portano in ospedale". diventeremo cosi? stiamo già diventando cosi? ma i cinesi e gli altri non han mica voglia di vivere BENE come viviamo noi ( o almeno vivavamo)? l unica cosa che ci puo' salvare è la bellezza del mondo che abbiamo creato. la bellezza salverà il mondo. o no?
scritto da admin il 24 07 2013

  Se quel Claudio Monteverdi compositore ha inserito la frase “Un bel tacer mai scritto fu..” nella sua opera, dedicata al ritorno di Ulisse in patria, forse un motivo l’aveva, e magari anche più d’uno. Ma non è a questo poema che si vuol far riferimento con questo scritto. Il riferimento va in  diretto collegamento con l’atteggiamento di  silenzio che si pone come mezzo di risposta ad affermazioni calunniose, diffamanti e false che, come unico scopo hanno di suscitare reazioni, anche violente, sia verbali che fisiche, nelle persone verso le quali sono dirette. Si tratta, insomma, di provocazioni fatte di proposito per scatenare collera e ira collettive. 

Ma che cos’è il silenzio? E’ sempre solo assenza di rumore? Questa è una delle tante definizioni letterarie ma silenzio è anche una condizione dell’uomo, necessaria per rapportarsi con se stessi,  con la meditazione. In realtà il silenzio è tutt’altro che un tacere, è un pensiero senza parole, anzi parole tacite, silenziose che, però, vanno dritte all’obiettivo. A che cosa serve il silenzio?

Il silenzio è un’arte. L’arte di tacere quando si è assolutamente in grado di parlare, ma si sceglie di non farlo. Non per sottostare passivamente alle ingiurie e alle false calunnie, non per arrendevolezza o codardia. Tutt’altro..!!!

IO SCELGO DI NON RISPONDERTI PER NON CADERE NELLA TRAPPOLA DELLA TUA PROVOCAZIONE.

E perché la mia serenità, la mia energia, il  mio tempo valgono molto più della tua ira repressa, del tuo accanito livore.  Ignorare, è il mio motto.

C'è un famoso psicoteraupeta americano, Wayne W. Dyer, che nelle sue interessanti pubblicazioni ci insegna che la mente, nei rapporti personali, è l’elemento chiave. Chi si abbandona all’ira perché non accetta il comportamento di alcuni, il pensiero di altri, l’atteggiamento di molti, finisce per debilitare solo sé stesso. Addirittura, se portata agli estremi (come purtroppo abbiamo visto fare negli ultimi tempi…), l’ira fa perdere il controllo diventando una forma di follia.

Sempre Dyer dice che la rabbia cieca (ira) che provano alcune persone quando si convincono di aver subìto torti e non trovano il riscontro desiderato nei loro interlocutori, porta questi individui a dibattersi  dentro uno stato di frustrazione quasi paralizzante. Insomma, riuscite ad immaginare quanto si macerano i vostri nemici quando, alle loro provocazioni ricevono, per tutta risposta, un roboante silenzio che li ignora completamente? Schiattano, precipitando dalla montagna delle loro mistificazioni.

Ma per reagire, col silenzio, alle false calunnie bisogna essere dotati di grande coraggio e diplomazia. E questo riescono a farlo solo le persone che hanno la coscienza tranquilla. Avere la capacità di non farsi trascinare nello scontro e imparare a ridere è l’elemento chiave..!!! Si, avete letto bene, ridere. Come ci insegna sempre Dyer. Perché ridere, oltre che far bene all’anima, ti impedisce di essere adirato. E allora noi ridiamo. Ridiamo sulle miserie umane e, a quelle persone che pensano di destabilizzare il nostro equilibrio diciamo: “Sono troppo impegnata a essere, per occuparmi di ciò che fate o dite voi”.

Concludiamo con un brevissimo ma significativo racconto di Paulo Coelho. Molti di voi capiranno a chi è riferito.    

Vicino a Tokyo viveva un grande samurai, ormai anziano, che si dedicava a insegnare il buddismo zen ai giovani. Malgrado la sua età, correva la leggenda che fosse ancora capace di sconfiggere qualunque avversario. Un pomeriggio, si presentò un guerriero, conosciuto per la sua totale mancanza di scrupoli. Era famoso perché usava la tecnica della provocazione: aspettava che l’avversario facesse la prima mossa e, dotato com’era di una eccezionale intelligenza che gli permetteva di prevedere gli errori che avrebbe commesso l’avversario, contrattaccava con velocità fulminante. Il giovane e impaziente guerriero non aveva mai perduto uno scontro. Conoscendo la reputazione del samurai, egli era lì per sconfiggerlo e accrescere in questo modo la propria fama. Tutti gli allievi si dichiararono contrari all’idea, ma il vecchio accettò la sfida. Si recarono tutti nella piazza della città e il giovane cominciò a insultare il vecchio maestro. Lanciò alcuni sassi nella sua direzione, gli sputò in faccia, gli urlò tutti gli insulti che conosceva, offendendo addirittura i suoi antenati. Per ore fece di tutto per provocarlo, ma il vecchio si mantenne impassibile. Sul finire del pomeriggio, quando ormai si sentiva esausto e umiliato, l’impetuoso guerriero si ritirò. Delusi dal fatto che il maestro avesse accettato tanti insulti e tante provocazioni, gli allievi gli domandarono: “Come avete potuto sopportare tante indegnità? Perché non avete usato la vostra spada, pur sapendo che avreste potuto perdere la lotta, invece di mostrarvi codardo di fronte a tutti noi?”. “Se qualcuno vi si avvicina con un dono e voi non lo accettate, a chi appartiene il dono?”, domandò il samurai. “A chi ha tentato di regalarlo”, rispose uno dei discepoli. “Lo stesso vale per l’invidia, la rabbia e gli insulti”, disse il maestro: “Quando non sono accettati, continuano ad appartenere a chi li portava con sé”.