La nostra cara amica Armida ci mette al corrente di un fatto accaduto nei giorni scorsi in una chiesa di Mestre. L'episodio, con le sue conseguenze, di primo acchito potrebbe apparire alquanto strano se non addirittura anticlericale, ma proviamo a leggerlo con la dovuta attenzione e, col buonsenso che ci contraddistingue, diamo il nostro giudizio.
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Non uno, ma addirittura due buttafuori, ieri, domenica , davanti al duomo di San Lorenzo, a Mestre, per impedire ai barboni di molestare i fedeli. Pare che con sfrontatezza entrassero anche durante la messa per chiedere l 'elemosina e la cosa era diventata ingestibile. Pare che addirittura un parrocchiano, di lingua rumena, abbia tentato di dialogare, inutilmente. con i più agguerriti, nel tentativo di instaurare un dialogo.. non si sa con quale risultato. (o, meglio, lo si sa..)
Il parroco, intervistato, giura che non si tratta di poveri. I poveri sono aiutati dalla parrocchia: sfamati, vestiti,accolti e godono di assistenza medica.
Qui pare che si tratti di un gruppo organizzato di rom, responsabile , tra l'altro ,di vandalismi, aggressioni e quant'altro,
La decisione del parroco ha ottenuto il plauso della maggior parte dei parrocchiani, ma qualcuno ( come sempre succede) ha storto il naso, accusando il prete di razzismo.
Cosa ne pensano gli amici in Eldy?. Stiamo parlando di razzismo o di legittima difesa?
Armida
Ed ora rilassiamoci un pò con alcune belle fiabe che ci propone la nostra amica Carla. Noi, finora, l'abbiamo conosciuta solo in veste di poetessa ma Carla ci sta sorprendendo anche come scrittrice di favole, e non solo per bambini. Sono certa che come hanno coinvolto me, emozioneranno anche voi. Non pensiamo che le fiabe siano prerogativa infantile, io le considero un pò lo specchio della vita, una metafora di sentimenti ed emozioni all'interno di un mondo senza tempo dove tutto può accadere e dove i personaggi possiamo essere anche noi. Noi con i nostri difetti, noi con la nostra bontà. Noi con la nostra gioia, noi con la nostra malinconia. Insomma, un mondo dove tutti possiamo diventare buoni, coraggiosi e invincibili. O forse scoprire che lo siamo già.... Buone favole, amici!
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FANTASMINO IL FIFONE
C’era un vecchio maniero diroccato ,la in quella lingua di terra che si
affacciava sul lago.
Il paesaggio era verde, ma desolato.
La gente passava di là solo quando era necessario.
Il vecchio castello disabitato ,era la dimora di una famiglia di fantasmi.
Essi si sentivano ancora i veri padroni, perciò inscenando vari stratagemmi avevano fatto fuggire tutti i possibili inquilini viventi.
La famigliola si componeva di quatto ectoplasmi, più o meno dispettosi e
gelosi della loro solitudine.
Quando qualche turista incuriosito si fermava a visitare quel posto, essi facevano a gara nello spaventare i malcapitati.
Il più piccolo però aveva un cuore buono e gentile ,infatti era il piccolino della famiglia.
Spesso si rifugiava nel nascondiglio preferito che consisteva in un angolo buio di una stanza malridotta, infatti era la sua stanza da letto da vivente.
Un giorno Fantasmino (così lo chiamavano i suoi),sentì delle urla agghiaccianti ,uscì dal nascondiglio e vide delle persone fuggire a gambe levate.
Dispiaciuto si ritirò nell’ombra, quando……… udì una voce di bimbo gridare:” Aiuto dove sono ,mamma papà aiuto”.
Il bimbo tremava e non sapeva dove andare.
Fantasmino da dietro un vecchio mobile disse ”non spaventarti bambino ci sono qua io, i miei non ti faranno niente vogliono solo spaventarti”.
“Chi sei? Dove sei” tremante il bimbo.
“Sono anch’io un piccolo fantasma ma ti sono amico, non aver paura” rispose Fantasmino.
“anche tu un fantasma aiuto voglio uscire “
“non aver paura, ti porto io fuori dal maniero, però desidererei una cosa da te “.
“Dimmi” disse il bimbo un po’ rincuorato.
“ Vorrei giocare un po’ con te” azzarda Fantasmino timidamente.
“ Come faccio a giocare , io non ti vedo”
“ conosci gli scacchi”
“si un po’, ho imparato dal papà”
“ Allora giochiamo”.
Cominciò così la partita a scacchi tra un bimbo ed un’ectoplasma, partita anche interessante.
Terminato il gioco, i due ormai amici parlarono un po’ di loro e della vita passata e presente.
Fantasmino curioso di sapere cosa c’era fuori del castello disse “ Vedi la nostra maledizione è quella di restare chiusi qui ed io sono curioso di sapere di più”.
“tu sei un fantasma piccolino come mai? “ disse il bimbo
“perché sono morto da bimbo ,come te, trucidato dai nostri nemici assieme a tutta la mia famiglia”:
“Che tristezza , così non hai potuto vivere la tua vita “ di rimando il bimbo.
“Ora i miei per vendicarsi, impauriscono tutti i visitatori”.
“Mi dispiace ma ora vorrei andarmene”.
“ Ora ti accompagno fuori, grazie per non aver avuto paura”.
Uscito dal castello ,il bimbo salutò il piccolo fantasma che dalle mura lo salutava. “ Ciao mi ricorderò di te povero piccolino e se potrò ti verrò ancora a trovare, ora so che non tutti i fantasmi fanno paura”.
Il bimbo corse verso i genitori che disperati lo cercavano, ma lui tranquillo disse loro: “Non siate in pena, sapete ci sono anche i fantasmi buoni ed io ne ho incontrato uno, non bisogna averne paura”.
La famigliola si avvio verso casa e i genitori meravigliati del coraggio del loro bambino gli promisero che forse sarebbero ritornati a vedere Fantasmino.
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FRAGOLINO
Due grandi occhi in cui il cielo poteva specchiarsi, le gote eternamente
tinte di rosso, un nasino spiritoso punteggiato d’efelidi, una cascata di riccioli sempre spettinati rossi come rame, lo chiamavano Fragolino.
Era solo il suo nomignolo naturalmente, perché Leopoldo suonava male e poi era il nome di suo nonno ed a lui il nome Leopoldo non piaceva.
Sempre solitario, amava molto la sua casetta persa tra i prati, si sentiva un piccolo principe in un castello.
Rincorrere gli animali del cortile, era la sua passione.
Fare tanti piccoli scherzi ai fratelli, era uno spasso.
Tirare con la fionda i sassi, era una mania.
Piccolo si, ma una peste di bimbo.
“Fragolino, Fragolino dove sei?” chiamava la mamma
preoccupata al non vederlo.
Lui furbetto si nascondeva ed ascoltava, era un gioco, solo un gioco.
Aveva un cagnolino vivace come lui, eternamente scodinzolante era il suo amico più caro, non so cosa avrebbe fatto senza Gedeone, (altro nome importante, troppo per una bestiolina di quella stazza).
Fragolino nelle sue scorribande entrava fra rovi ed arbusti in cerca di nidi d’uccello (gli piacevano le uova colorate), oppure si accoccolava nell’erba fresca lungo la riva del fiume.
S’incantava a guardare l’acqua scorrere veloce verso il mare.
Il mare grande sconosciuto, lui non l’aveva mai visto “,
“E’ grande ed immenso , quando è mosso ha grandi ondate orlate di spuma” diceva il nonno.
“Oh il mare quanto vorrei vederlo” ripeteva Fragolino.
“Ehi tu amica rondine hai visto il mare?” “Si è bello e maestoso ed il suo acuto profumo ti sorprende” garriva l’uccellino.
“Ehi tu pesciolino hai visto il mare?” domandava il bimbo,
“No io vivo nell’acqua dolce, il mare è salato, però ho sentito i pescatori, loro lo conoscono”.
Passavano i giorni e la voglia di mare aumentava, conosceva prati e boschi vedeva i monti con le cime alte ed azzurrine “Là ci vive Dio” ripeteva il nonno.
“Va bene nonno ma io voglio vedere questo mare ne sento tanto parlare, papà mi porteresti con te nel prossimo viaggio?”.
Il padre un ‘uomo buono ma un po’ burbero, spesso stanco per il gran lavoro ,lui faceva l’autista rispondeva: “Sei troppo piccolo e birichino”
“Senti papà, ti faccio una proposta: se mi porti a vedere il mare, ti prometto che sarò più buono”
L’uomo bonariamente assentì “Nel prossimo viaggio verrai con me”.
Oh che contentezza, il cuore sembrava scoppiargli dalla gioia.
“amica rondine, bel pesciolino anch’io vedrò il mare” gridava il bimbo.
Partirono in viaggio, la strada era lunga, paesi e città da attraversare.
Ad un tratto il padre: “Ecco Fragolino, siamo arrivati!”:
Una grande distesa d’azzurro apparve ai loro occhi con le spumose onde
Ed il profumo intenso riempiva i polmoni.” E’ grande e bello “ estasiato gridava.
“Papà perché Dio non abita qui?”
“ Ma figliolo Dio , abita in ogni luogo, anche dentro al tuo piccolo cuore
Per questo lo dovrai sempre amare ,Egli è il nostro amico”:
“Si papà , hai ragione, quanti amici ho! “.
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Geppo è un coniglietto vispo e birichino dal pelo bianco e grigio.
Vive nella gabbia assieme alla mamma e ai suoi otto fratellini.
Spesso sporge il muso dalla gabbia per guardare intorno: polli, galline, faraone, anatroccoli che verseggiano passeggiando sull’aia.
A volte ,un bimbo sorridente e gentile dagli occhi azzurri ed incantati,
lo viene a visitare gridandogli “ehi Geppo guardami”.
Il coniglietto lo guarda muto e pensa, senz’altro Geppo devo essere io.
Passano i giorni ed il solito orizzonte non gli basta più.
Vuole esplorare il mondo e pensa di scappare alla prima occasione
“me ne andrò, tanto mamma ha i miei fratellini e non penserà a me”
Dice tra se e se.
Un giorno, mentre sonnecchiava pigramente, sente uno scatto e……..
La gabbia si apre.
“Oh apriti cielo, la libertà a portata di zampa” esultante op la un salto
E via.
Si rotola tra l’erba umida, annusa ed ammira estasiato il mondo visto dal di fuori della piccola gabbia.
Esclama “Che felicità, quanto è bella la libertà ! “
Timoroso si guarda intorno, gli altri animali non lo degnano di uno sguardo, solo una piccola ape gli sorvola il nasino, incuriosita gli domanda
“Dove vai tutto solo ,non ti devi allontanare dalla mamma, sapessi quanti pericoli ci sono” e ronzando se ne va.
Geppo indispettito “Ma che vorrà da me quella lì, cosa si crede! “
Passa una farfalla con leali colorate belle da mozzare il fiato.
“Ehi farfallina, cosa mi racconti, io sono nuovo della zona, “mi sembra d’essere in paradiso “
“Oh il mondo è meraviglioso bel coniglietto ,ma ci sono anche tanti pericoli,tu mi sembri piccolo e sprovveduto stai attento” e se ne va.
Stupito Geppo “ Ma guarda un po’, anche lei mi dice queste cose strane, scoprirò cosa sono questi pericoli”.
Al tepore dei raggi solari, perso tra l’erba e tanti fiorellini, quasi quasi non s’accorge d’avere fame ma lo stomaco protesta.
Cosa fare? Il latte caldo della mamma non c’è e nemmeno il fieno profumato, solo quell’erba tenere dall’odore acuto. L’assaggia, si riempie lo stomaco, poi si rincantuccia in un ‘ angolino e sogna.
Ad un tratto un miagolio forte e minaccioso sopra la sua testa.
SPAVENTO; TERRORE, PAURA
“ Ma che sarà mai, mamma aiuto, dove sei?”
Con tutta la forza ed il fiato che si ritrova fugge a più non posso, con il gatto sempre alle calcagna, pronto a fare di lui un bel boccone.
Quanta paura mettono quei dentoni aguzzi.
“ Mamma, mammina bella dove sei?”
La gabbietta e la fattoria sono lontane , si nasconde in un tronco cavo aspettando che il gattaccio se ne vada.
Tremando pensa ai fratellini più timorosi , al sicuro tra le zampe di mamma coniglia
Si fa coraggio e prova a riprendere la strada di casa, quando sente un forte boato: il temporale.
In men che non si dica, un impetuoso vento lo fa rotolare nell’erba bagnata dalla pioggia improvvisa.
“ Brrrr che freddo, ho le ossa fradice, quanto desidero il calore della mia casetta”.
Stanco ed affamato, vede un buco nel terreno ,vi entra e si addormenta.
Si sveglia che è già notte ed un buio profondo lo circonda.
Mette il nasino fuori dalla tana e alzando gli occhi al cielo ”OH meraviglia”
L’azzurro è diventato blu punteggiato da piccole stelle luminose e la signora luna che si dondola beata.
“Però quant’è bella la notte” esclama
Tristemente pensa di nuovo alla sua mamma e dice “ Anche lei sentirà la mia mancanza, pazienza aspetterò il sole e la raggiungerò “.
Viene il mattino fresco di rugiada e carico di speranza, si avvia verso la fattoria che vede in lontananza.
“Ecco la mia casa, i miei fratellini mi faranno festa, e la mamma? “.
Arriva alla gabbia che è la sua casa e vede la gioia della mamma e dei fratellini ed il suo cuore scoppia di gioia.
Arriva il bimbo dagli occhi azzurri lo prende in mano e lo depone nella gabbia calda e profumata di fieno.
Geppo giulivo si nasconde tra il pelo di mamma coniglia.



