scritto da francesca il 5 02 2022
Col passare degli anni i ricordi si annebbiano ma alcuni rimangono fissi nell’album
della memoria, così leggi quelle pagine a te care e come diapositive le proietti sullo
schermo e ti sembra di accarezzarle. Poi, nella forma che ritieni opportuna, le doni...
Mia sorella era molto più grande di me, era come la seconda mamma. Si era
sposata e aveva lasciato il paese natio. La sua casa era proprio vicino alla sponda
sinistra del fiume Arno. Mi aveva invitato molte volte ma, io, nato sulle pendici delle
colline versiliesi, non ci pensavo neanche lontanamente. Ma sentite le ripetute parole:
“ E dai, vieni, sono sola, ti divertirai. Basta una settimana, vedrai qualcosa di diverso,
cosa vuoi che sia”. La mamma, fece le dovute pressioni e mi preparò il vestiario
occorrente. Il babbo non disse nulla, se non un sorrisetto sulle labbra che non mi dava
fiducia. Lui, era già stato altre volte a trovare la figlia, ma la sera, ritornava sempre a
casa. Parlava poco se non dire: “Stanno tutti bene”, come in un famoso film.
Ecco che, avevo pochissime notizie di dove fosse questa abitazione, se non la
certezza che abitasse in prossimità del fiume a Marina di Pisa a pochi chilometri dalla
città della torre pendente. Si arrivò la sera tardi ed era buio. Una veloce cena e al
letto. Cercavo di vedere dalla piccola finestra dove mi trovavo, ma i rami di un grosso
pino impedivano la visuale. Non mi restava che cercare di dormire ; ma faceva caldo
e un continuo e fastidioso rumore delle macchine che correvano nella via poco
distante mi fecero stare sveglio quasi tutta la notte.
Finalmente un raggio di sole e saltai subito alla finestra. Poco lontano scorreva
calmo, quasi immobile l’Arno. Grande, grandissimo che non riuscivo a vedere l’altra
sponda. Mi ricordai che la casa si trovava a Bocca d’Arno, vale a dire alla foce.
Infatti non riuscivo a capire se era il fiume o il mare. Ero abituato al mio fiumiciattolo
che non è che un piccolo torrentello, ma per noi è il fiume che scende con le sue
acque chiare, schiumose, capricciose nella valle del Giardino.
Erano le prime ore del mattino perché sentivo solamente un vociare debole e
lontano. Vidi due uomini in bilico sopra una lunga trave indaffarati a girare la
manovella di un verricello per calare una grande rete nell’acqua torbida: come
potevano esserci dei pesci? Mi sbagliavo. Guardavo curioso cose che non avevo mai
visto se non nei pochi fumetti illustrati. Risollevarono lentamente la rete e tanti, tanti
pesci che non conosco, saltellavano con riflessi argentati per ricadere fra le mani dei
pescatori che li mettevano nei cesti. Pensai che:“ Se il buon giorno viene dal mattino”
nei prossimi giorni non mi sarei certamente annoiato.
Ester, è il nome di mia sorella, mi chiamò che la colazione era sul tavolo.
Giulio Salvatori