scritto da francesca il 30 04 2012
       

Noi che…chi lasciava la scia più lunga

 

nella frenata con la bici era il più figo

   

Noi che…il “Ciao” lo si accendeva pedalando

   

Noi che…le cassette se le mangiava

il mangianastri e ci toccava riavvolgere

il  nastro con la bic o con la matita

     

Noi che…si andava in cabina a telefonare

 

            

             Noi che…..

             ci sentivamo ricchi se

             avevamo vinto a Monopoli

         

             Noi che…...

      

            avevamo i cartoni animati belli

     

             

               Noi che…...

               le ricerche le facevamo in biblioteca,          

               mica su Internet

 

Noi che…se la maestra ti dava un ceffone, papà te ne dava due

       

      Noi che….....

       se la Prof. ti metteva una nota sul diario, 

       a casa era il terrore

   

Noi che…a scuola ci andavamo da soli  a piedi e tornavamo da soli e a piedi

 

Noi che…nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti

           

              Noi che….....

              quando arrivava la bolletta del telefono

             eravamo i primi indagati

   

Noi che…le barzellette erano Pierino o un Francese, un Italiano, un Tedesco..

                  

                Noi che…....

                 il 1° Novembre era la Festa di Tutti i Santi,

                mica Halloween

               

               Noi che…......

               sapevamo che era pronta la cena

               perché iniziava Happy Days

   

               Noi che….....

               ci emozionavamo

               per un bacio sulla guancia

     

Noi che…siamo stati tutte queste cose, le abbiamo vissute e forse le abbiamo dimenticate.

     
Si è conclusa da pochi giorni una splendida mostra a Roma, alla Galleria Borghese  che ha riportato, dopo duecento anni, nei luoghi che ne hanno costituito sede originale,  alcuni dei più grandi capolavori dell’arte scultorea che, ai primi dell’800 furono venduti da quel gran “furbastro” di Camillo Borghese a Napoleone, suo cognato, per coronare il grande sogno dell’Imperatore, saturo di manie di grandezza, autocelebrando il suo proposito di dotare il più grande Museo del suo impero, il Louvre, del maggior numero di opere d’arte antiche. Con ciò avrebbe potuto vantarsi di essere lui l’erede diretto della gloriosa romanità. Quello stravagante (per non dire di peggio..!!) del principe Camillo Borghese che intratteneva intrallazzi amorosi con numerose amanti (e della Paolina, sorella di Napoleone, che lo ricambiava in egual modo, ormai non gliene poteva importare di meno..), accettò di vendere a Napoleone Bonaparte qualcosa come 695 pezzi tra sculture, vasi e altre opere di grande rilievo, facendosele pagare, tra l’altro, almeno il doppio di ciò che valevano secondo stima. Ma vi immaginate? Sono perfettamente d’accordo con Antonio Canova che, quando vide quei capolavori a Parigi nel 1810, esclamò con grande orrore e indignazione, davanti a Napoleone: “Questa è una incancellabile vergogna. Opere di quella sorte vendute da una famiglia che possedeva la villa più bella del mondo..!”. Ma lasciamo le incomprensibili gesta dei blasonati, nobili ed imperatori e torniamo all’incantevole scultura:  

               L’ERMAFRODITO DORMIENTE

  La cosa andò più o meno così. Siamo a Roma, nel 1619. Nei pressi delle rovine delle Terme di Diocleziano, alcuni poveri frati carmelitani (pure scalzi..!!) possedevano una vigna antistante un piccolo eremo. Un bel giorno decidono di far costruire una chiesa da dedicare a San Paolo e danno inizio ai lavori di scavo. Immaginatevi lo stupore quando videro emergere dalla terra smossa una scultura marmorea che, una volta estratta si rivelò una statua di splendido ermafrodito dal corpo bellissimo ma ambiguo e dalle forme sinuose che sembra girarsi nel sonno per mostrare i caratteri di entrambi i sessi. Un’immagine carica di sensualità, un lavoro di enorme raffinatezza. Il bellissimo corpo attrae con  l’inconsapevole atto del variare di prospettiva. Proviamo a spostarci dal lato opposto ed avremo un’inversione di apparenza, da femminile a maschile, e viceversa e verrà spontaneo domandarci se la natura di quel sonno sia innocente o torbida. Certo, un soggetto piuttosto imbarazzante per i poveri frati che, seduta stante, decidono di donarlo al Cardinale Scipione Borghese appassionato collezionista d’opere d’arte. Costui, chiamato il suo scultore prediletto, Gian Lorenzo Bernini gli affida  il restauro della statua. Il giovane scultore, stupefacente nel suo mestiere, tratta il  marmo come fosse duttile creta e trasforma il naturale appoggio marmoreo in un  materasso sul quale la figura dell’”Ermafrodito dormiente” è mollemente adagiata. Un’interpretazione originale dell’ellenismo nel rispetto dell’integrità e della lettura filologica dell’opera. Ma guardate quel letto in marmo dal prorompente effetto realistico. Non sembra un vero materasso trapuntato? Un marmo “vivo” da poter toccare con la reale sensazione di sentirlo morbido  e soffice sotto la mano. Una riproduzione di un virtuosismo straordinario che, agli occhi dello spettatore, trasforma la durezza del marmo nella  morbidezza del giaciglio. E non solo. L’artista aggiunge anche un cuscino sotto il capo del giovane ermafrodita e il piede sinistro che, mancante, lo collocherà, molto sapientemente, in seducente posa sollevata. Al di là dell’ambiguità che la scultura suggerisce, una meravigliosa eleganza abbraccia l’insieme nel quale l’idea del movimento è suggerita con intensità aumentando il corpo nudo di rara bellezza. Molto interessante anche la storia che la mitologia greca ci riporta del giovane “Ermafrodito”. Il filosofo Eraclito ci dice che, in principio, tre erano i sessi del genere umano, e non due come ora, maschile e femminile. Vi era un terzo, comune ad entrambi perché possedeva le caratteristiche sia di uno che dell’altra. Di lui è rimasto solo il nome mentre esso è scomparso. Racconta Ovidio che Ermafrodito, figlio di Mercurio e di Venere si sarebbe trasformato in “doppio”, metà uomo e metà donna in seguito ad una strana vicissitudine. Bagnandosi in una fontana sacra vicino ad Alicarnasso si vide cingere dalla  ninfa Salmacide. Ella si era perdutamente  innamorata del bellissimo giovane ma  non essendo corrisposta nel sentimento, gli si avvinghiò così forte nell’acqua al punto da fondersi con lui in un abbraccio che non potè essere più diviso dando origine ad un  nuovo essere dalla doppia natura.    Un’altra curiosità: per non turbare gli ospiti della villa con la vista di questa ambigua immagine, la statua veniva custodita dentro un mobile di legno che si apriva solo in rare occasioni.   Duplex cor uno in pectore Saepe iuvinies Cave insidias      (Giovan Francesco Susini)   Spesso troverai due cuori nello stesso petto, stà in guardia dalle insidie.