scritto da francesca il 28 12 2011
Si dice che l’anno nuovo inizi il primo di Gennaio. Può darsi, ma per tutti noi, che pur non essendo più giovanissimi ed avendo accumulato grandi dosi di maturità, pratichiamo ogni giorno quella difficilissima scuola che è la vita dove c’è bisogno di tanta pazienza, di tanta forza, di tanto coraggio, di tanto ottimismo per tirare avanti, l’anno nuovo è già iniziato: è l’anno dell’anima. E’ già iniziato con la stagione dei desideri. Desiderio di sorridere, di dare una ventata di giovinezza al tempo, di condividere umori e amori, di assaporare ogni cosa, ogni novità, di trarre gioia da una serata con amici o in solitudine in compagnia di una buona lettura, da un pomeriggio con i nipotini, da una passeggiata, da una cena a lume di candela e, perché no, tenendosi per mano. E che importa se i figli ci dicono “…ma alla tua età…?”. Adesso, gli anni hanno un suono diverso per maschi e femmine. Noi donne, tutte ragazze dai 13 ai 97 anni. Naturalmente le più ragazze sono quelle non liftate poiché le altre appartengono alla categoria delle mummie, tutte uguali, conservate in serie. Dei capelli candidi ed un bel sorriso sono più giovani di una bocca sospesa nell’aria che sembra un canotto piazzato sotto il naso. Per gli uomini ancora meglio, l’aiuto chimico li rende vigorosi fino a che ne hanno voglia e restano attivi nell’ambiente di lavoro anche oltre la soglia della pensione mantenendo mente e spirito sempre dinamici, vitali ed efficienti. Insomma, se la salute aiuta, la vita non solo si è allungata ma è di una qualità tutta da godere. L’amore, come è noto è la valvola primaria dell’esistenza, se c’è illumina anche una stanza buia. Non a caso due cuori innamorati risplendono nel buio. Fateci caso, quando due persone si vogliono bene c’è una luce diversa intorno a loro, una luce che viene dai sorrisi che si scambiano, dalle mani che si stringono, dalle occhiate che si lanciano. Una luce che riguarda loro ma che illumina tutti. Adesso molte di quelle coppie che hanno i cuori che risplendono nel buio sono costituite da signori anziani, da un uomo e una donna in pensione. Per i pensionati amarsi è più facile: hanno più tempo a disposizione. I giovani devono sempre correre, cercare lavoro, trovarlo, tenerlo, migliorarlo, fare figli, comprare la casa, portare la prole in vacanza, tenersi aggiornati, imparare le lingue e la tecnologia. I giovani devono insomma fare tutto quello che i “vecchi” (come loro ci definiscono..) hanno già fatto. E allora adesso noi, nuovi “anziani-giovani” che non ci sentiamo poi così vecchi, in condizioni di vita e di salute migliorate, abbiamo un cuore giovanissimo e riscopriamo, felici, le gioie dell’affetto, dell’amore, della tenerezza, della complicità, del goderci la vita nelle piccole cose quotidiane. Quelle di tutti i giorni, quelle dell’autunno, dell’inverno, della primavera e dell’estate, ma anche il piacere di viaggiare, di andare ai concerti, di ballare, di studiare, di apprezzare e condividere con la persona che ci sta accanto, la forte emozione di fronte a tutto ciò che è artistico: dalla musica ad un dipinto, dalla poesia ad una scultura, alla letteratura, all’architettura, insomma a tutto ciò che fa bene all’anima e allo spirito. Queste sono le coppie più belle del momento, quelle che hanno deciso di rendersi più lieve la vita. Lui ha passato da poco i 65 anni, lei porta benissimo i suoi 60. Li porta con le cosce plissèt, qualche ruga intorno agli occhi ma sempre brillanti, da ragazza. Possono avere questa età ma sono belli, che più belli non si può. Ormai le coppie del momento sono loro, siete voi, siamo noi. BUON NUOVO ANNO A TUTTI da..              
Riprendo il mio cammino all’interno dei tesori dell’arte in un’altra avventura che parla l’unico linguaggio, immensamente generoso della bellezza. Voi sarete curiosi di sapere dove sono andata questa volta. Restando nel tema da me iniziato poco tempo fa dei “Gioielli fuori porta”  mi sono spinta fino all’ingresso della Val d’Aosta ed esattamente a Bard. In questo suggestivo borgo medievale, dove le rocce scendono ripide verso la Dora Baltea, sorge il Forte, un’imponente opera “tagliata” nella roccia e fortificata sin dai tempi più antichi. Passando attraverso varie vicissitudini, la Fortezza di Bard sostenne l’assedio del 1800 quando gli uomini di Napoleone varcarono il Gran San Bernardo per sorprendere l’esercito austro-piemontese. Oggi, il Forte di Bard è il nuovo polo culturale delle Alpi Occidentali dove convivono prestigiosi spazi espositivi dedicati a mostre temporanee, oltre al Museo delle Alpi, spazi didattici per lezioni di attività di laboratorio, sale conferenze, spazi per promozione turistica e del patrimonio culturale valdostano. Un grande poeta del romanticismo, Jhon Keats, avrebbe interpretato così questo luogo suggestivo: “una cosa bella è una gioia per sempre”. Ed è in questa splendida cornice di fiabesco paesaggio abbracciato da monti innevati  che inizia il mio percorso, e mi lascio condurre per mano in un cammino tra storia e arte  costituito da preziosi dipinti, capolavori percepiti e raccolti lungo i tempi da generazioni di uomini e donne di un’antichissima famiglia europea. Vi parlo dei Principi del Liechtenstein che collezionano questi immensi tesori sin dalla generazione di Hartmann II nel 1544 per concludere con l’attuale Hans-Adam II che ha permesso la realizzazione di questa ricca mostra concedendo in esposizione gran parte delle opere di sua proprietà (..bontà sua..!!).   Dai fiamminghi  Rubens a Van Dick, da Brueghel il Vecchio a Brueghel il Giovane, dagli olandesi  Cranach il Vecchio a Rembrandt, passando attraverso la pittura italiana di Pietro da Cortona, Camillo Procaccini, Guido Reni, Canaletto, Francesco Hayez e molti altri. Cercherò ora umilmente di accompagnarvi in questa mirabile esposizione dove, ogni volta che entro in contatto con l’arte, mi rendo conto di essere testimone dell'essenza della bellezza che gli antichi hanno raccolto, magari racchiusa dentro una cornice e una figura che, nel suo linguaggio silenzioso mi provoca infinite ed intense emozioni. Ancora una volta, posso affermare che vivere senza arte è come vivere senza amore,  significa aver rinunciato a riempire il nostro "scrigno" di passioni, di emozioni, di elevazioni a ciò che rende sacro, all'intensità di sentimenti ma soprattutto alla condivisione di ciò che  l'armonia, il pregio, la suggestione,  lo splendore e il fascino fanno di un'opera d'arte il concentrato stesso di bellezza e permettono, a quelli come me, di meravigliarsi ogni volta di fronte a simili capolavori...come fosse la prima volta. Ma prima di iniziare il percorso della mostra voglio farvi una breve panoramica di questa maestosa e stupefacente costruzione, al vertice della quale si giunge attraverso un percorso formato da tre spettacolari ascensori panoramici inclinati che salgono rasenti la roccia.     Ed ora iniziamo il percorso partendo dal  barocco, percorrendo il classicismo fino al romanticismo.Le opere esposte in questa mostra sono più di 80, tutte mirabili e degne di nota. Non mi sarà, però, possibile presentarvele tutte. Ne ho scelte alcune che non sottraggono nulla, in quanto a magnificenza, a quelle non menzionate.      Entriamo ora nella prima sala tutta dedicata al maestro del barocco fiammingo: PETER PAUL RUBENS. Nelle opere di Rubens i volti e le figure diventano corpi che quasi escono dalla tela. Attento nell’elaborazione pittorica della carne ma contenuto e severo sia nel soggetto sacro che in quello profano. Circa  30 opere dell’artista fanno parte delle Collezioni del Principe, soprattutto dipinti giovanili che mostrano l’influsso della sua lunga permanenza in Italia dall’inizio del XVII secolo.   Come in questo “SATIRO E FANCIULLA CON CESTO DI FRUTTA” dove i contrasti chiaroscurali risentono sicuramente dell’influenza del Caravaggio. Affascinante tela con magnifico cesto di frutta  che evoca i canestri dipinti dal Merisi mentre il viso ghignante del satiro riprende le famose “teste di carattere” che da Leonardo arrivano sino al Caravaggio con significato allegorico di tradizione fiamminga. Di grandi dimensioni e d’immensa suggestiva emozione è “IL COMPIANTO DI CRISTO”. Sublime patetismo nel gesto della Madonna che si accinge a detergergli il volto estraendogli una spina dal capo.   ANTHONY Van DYCK fu collaboratore di Rubens nel suo laboratorio di Anversa, quasi “fratelli” nello studio pittorico tanto da notare, nei primi quadri di van Dyck  una forte affinità con le opere del suo maestro. In questo “RITRATTO DI DONNA” il corpo è vestito di colore pittorico, dominato dalla severa compostezza del volto e della postura. Stupenda questa tela “MARIA CON BAMBINO” dove ritroviamo l’influenza italiana nelle tonalità argenteee di Guido Reni, nella posa assunta dalla Vergine che volge gli occhi al  cielo.           JAN BRUEGHEL, IL GIOVANE con “IL TRIONFO DELLA  MORTE” rappresenta, in maniera tragica e drammatica alcune manifestazioni della morte raffigurata come scheletro su un macilento cavallo e che falcia chiunque si trovi sul suo cammino.       JAN BRUEGHEL, IL VECCHIO, nel “PAESAGGIO CON IL GIOVANE TOBIA” ambienta la scena in un ambiente allegro ma  fantastico. Da notare l’effetto di profondità esaltato dall’impiego mirato dei colori.   Tra gli olandesi spicca, per maestria indiscussa in quanto a cultura classica di un verismo fedele alla realtà, LUKAS CRANACH IL VECCHIO. Questa “SANTA BARBARA”  di modeste dimensioni faceva parte di una pala d’altare realizzata per uso privato quindi non pubblicamente esposta in una chiesa.             Ne “IL SACRIFICIO DI ABRAMO” cala un gran silenzio, il colore si fa primario, le creature emergono come dal sogno superando ogni limite di realtà. L’unico REMBRANDT della collezione, fiore all’occhiello della mostra, è questo “CUPIDO CON LA BOLLA DI SAPONE” che rappresenta un divertito e grassoccio dio dell’amore che soffia con la cannuccia una bolla di sapone in una conchiglia con chiaro riferimento alla “Vanitas” cioè alla fugacità della vita e dell’amore.   Ed ora alcuni italiani. Nella Bologna del 1614 fa da padrone l’accademismo di GUIDO RENI la cui arte figurativa sarà influenzata dalle metodologie seicentesche dei Carracci. Fortemente intimo e cameratistico questo “SAN GIOVANNI EVANGELISTA CHE LEGGE”. Un giovane la cui accuratezza dei lineamenti del viso e la dolcezza dell’espressione si contrappone all’importante compito che sarà chiamato, in seguito, a svolgere come evangelista, prevedendone, sin da ora, la significazione del suo ruolo.   ANTONIO CANAL, detto IL CANALETTO, in questa straordinaria opera “PIAZZA SAN MARCO A VENEZIA CON CAMPANILE” è alle prese con il tema del vedutismo veneziano. Dall’originale inquadratura si percepisce, in un colpo d’occhio, il grande spazio dove si affaccia il cuore della città lagunare con tratti di vita quotidiana.   La panoramica è ancora vastissima e i dipinti sono tutti degni di nota ma voglio concludere con la massima espressione del romanticismo di fine Ottocento, FRANCESCO HAYEZ e il suo dipinto “IL CONSIGLIO ALLA VENDETTA”, immagine rappresentativa dell’intera mostra. Hayez attinge ispirazione dalla storia e dalla letteratura teatrale italiana realizzando opere che si prestano all’esaltazione dei valori risorgimentali collocandole, però, in un vigore psicologico di ritratti romantici. Questo imponente dipinto fa parte di una serie di tre opere che Hayez ha dedicato al tema della delazione per motivi amorosi. Vi sono raffigurate due giovani donne, una è la perfida Rachele che suggerisce all’amica Maria di vendicarsi dell’amante che l’ha tradita denunciandolo come cospiratore contro la Serenissima. Maria, dal bellissimo volto tormentato e contratto in una significativa espressione di profonda sofferenza e indecisione, non vorrebbe abbassarsi a tal vile azione perché, al di là di tutto, lei lo ama ancora e ad una persona che ami non faresti mai del male, anche se ti ha ferita a morte (ma questa è solo la mia interpretazione personale che esula dalla lettura ufficiale del dipinto). Grazie a tutti e vi abbraccio con l'augurio mio personale di Buona Serenità e Salute per voi e per tutte le persone che amate.