scritto da francesca il 29 11 2011
  E ora facciamo un intermezzo senza guardar fuori dalla finestra, senza ricordarci che siamo in inverno, che il cielo è plumbeo, che c’è la nebbia, che il sole, a volte, si dimentica di passare da noi, che bisogna mettersi addosso montagne di indumenti per ripararsi dal freddo, che al mattino devo quasi violentarmi per buttarmi fuori da quel caldissimo piumone che mi ha abbracciata tutta la notte e affrontare il freddo e il gelo (..come Gesù Bambino…) della casa. Avrete capito che sono un “animale” estivo. Adoro il sole, l’estate, le giornate lunghe con tanta luce, il pensiero delle vacanze al mare  ma soprattutto la primavera che, come dice Maurizia, risveglia la natura. E’ la rinascita, tempo di grandi aspettative. La nostra cara amica, con questa bella poesia e video, ha dato un colpo di bacchetta magica ad ogni stagione e ce le presenta tutte nella loro veste  migliore. Però quant'è romantico l'inverno! Franci La natura si risveglia, si risveglia a primavera Mostrando le corolle fiorite al baciar degli uccelli I torrenti scorrono lenti fra i sassi bianchi e tortuosi letti. Le farfalle si rincorrono, giocano danzando. L’autunno avanza colorato da calde sfumature e profumi di casolare. Il fuoco scoppietta illuminando le serate umide e malinconiche. Finché… l’inverno arriva addormentando tutto. Tutto avvolto da un manto freddo e candido. Dorme, dorme tutta la natura. I boschi silenziosi scricchiolano al rumor dei passi. Qualche uccellino cinguetta ancora Accovacciato sul ramo secco. Canta, cinguettando felicemente. La natura paziente aspetta… Aspetta il sole per potersi risvegliare.  Autore Maurizia 20/11/2011 http://www.youtube.com/watch?v=86PwUGyrNjo&feature=player_embedded
scritto da francesca il 26 11 2011
Ho scoperto che la terra che mi ospita ormai da  circa 40 anni, e che è diventata per me  la mia seconda patria, pur non essendo la mia terra d’origine, è ricca di bellezze naturali, oltre che pregna di grande arte. Questa terra è il PIEMONTE sul cui territorio esistono gioielli architettonici, culturali, naturalistici e, perché no, enogastronomici, dei quali sovente non si ha percezione, anche se si trovano dietro l’angolo, o forse proprio per quello. E allora andiamo a fare grandi viaggi, macinando enormi distanze, alla ricerca di chissà cosa, creandoci illusorie aspettative di luoghi e siti che possano meravigliarci, stupirci ed emozionarci snobbando, più o meno consapevolmente, ciò che di  meraviglioso e interessante abbiamo a portata di mano. Ed è proprio sull’onda di questi pensieri che questa estate ho passato gran parte dei fine settimana alla scoperta di storia, natura e cultura visitando luoghi vicini a casa, “fuori porta” come si suol dire e, laddove mi è stato possibile, ho abbinato arte pura come alla Reggia di Venaria. Ma di questo superbo e regale complesso vi parlerò un’altra volta. Oggi vi voglio parlare della GRANDE  MURAGLIA PIEMONTESE, ovvero IL FORTE DI FENESTRELLE.   “Uno dei più straordinari edifizi che possa aver mai immaginato un pittore di paesaggi fantastici: una sorta di gradinata titanica che dalla cima di un monte alto quasi duemila metri vien giù fin nella valle… Una cosa strana, grande, bella davvero”.   Così ne parlava, con intensa emozione, il De Amicis nel 1883 e vi posso assicurare che la stessa emozione si prova ancor oggi salendo da Pinerolo verso Sestriere, sulla Statale 23 della Val Chisone in prossimità di Fenestrelle. Alzando lo sguardo sulle pendici del monte Orsiera, i miei occhi hanno incontrato la fortificazione alpina più grande d’Europa. Si tratta di un colpo d’occhio davvero impressionante offerto da questa grandiosa opera difensiva che i Re di Sardegna costruirono nel XVIII secolo verso la Francia. Un breve cenno storico è d’obbligo. Si tratta di un pezzo di storia, non solo militare, dell’Italia tra il 1700 ed il 1800. A volerlo fu Vittorio Amedeo II di Savoia, re di Sardegna. I contrasti tra il ducato di Savoia e la confinante regione francese arrivarono al culmine e nel 1728 si rese perciò necessaria la progettazione di un monumentale apparato di difesa da costruirsi proprio nel punto più stretto e più difendibile della Val Chisone. Il progetto fu affidato agli architetti militari Bertola, padre e figlio ai quali servirono ben 70 anni per completare questo gigante di pietra, 1.300.000 metri quadrati di superficie, 3 kilometri di fortificazioni, il tutto atto ad assolvere al compito di baluardo di difesa contro i  minacciosi francesi di Luigi XIV. Ma il Forte assolse perfettamente a tale compito al  punto tale che non venne mai coinvolto direttamente in battaglia. A scoraggiare gli invasori bastavano le impossibili condizioni d’assalto e i potenti cannoni delle casematte. Purtroppo, nel 1860 questa roccaforte è stata anche testimone di tragici episodi divenendo campo di concentramento a danno dei soldati papalini e dei prigionieri borbonici. A ricordo di quest'ultimi è stata eretta questa lapide.   Ma andiamo con ordine. Partiamo da casa la mattina molto presto. Zaino in spalla con pranzo a sacco, scarponcini e abbigliamento da montagna, una torcia elettrica e il galvanizzante entusiasmo della scoperta che contagiava tutta la compagnia. Arriviamo ai piedi del Forte intorno alle 9, ci accodiamo ai turisti-camminatori già presenti. Arriva la nostra guida e si parte. La nostra passeggiata, si fa per dire, è la PASSEGGIATA REALE, durata 7 ore. Superato il ponte levatoio, attraversiamo il Bastione di S. Carlo, le casematte, la Tenaglia S. Ignazio e arriviamo, attraverso la Piazza d’Armi al Forte S. Carlo. Devo precisare che il Forte di Fenestrelle non è un’unica fortificazione, bensì un insieme di più forti: Forte Carlo Alberto, San Carlo, Tre Denti e Delle Valli. Nei vari padiglioni che incontriamo visitiamo polveriere, magazzini, ridotte  e possenti cannoniere unite da quella mirabile opera che rende il Forte di Fenestrelle ancora più unico e suggestivo: la Scala Reale (che non è un gioco a carte..), con i suoi 4000 gradini che salgono sul crinale della montagna, parte in galleria artificiale e parte a cielo aperto. Ed è appunto questa la scalata che ci accingiamo ad effettuare e vi assicuro che, anche se la fatica ad un certo punto si fa sentire, la vista panoramica che si gode da lassù, man mano che si sale, non ha eguali e fa dimenticare anche il lieve indolenzimento a gambe e giunture. Aveva ragione lo scrittore ligure a definire questo posto un paesaggio fantastico, un misto tra sacro e barbarico, una rocca mostruosa, guardiano immobile e supremo della nostra indipendenza e del nostro onore.  Superiamo la Garitta del Diavolo ed è mezzogiorno suonato quando arriviamo alla punta estrema, il Forte delle Valli dopo aver percorso  circa 3 kilometri su un dislivello di circa 635 metri. Ci fermiamo per un frugale pranzo godendoci l’impareggiabile panorama che domina la Val Chisone e il pianoro di Pra Catinat, la Val di Susa e la Val Sangone. Ristorati, ripartiamo per la discesa lungo l’antica mulattiera, denominata “dei cannoni”, situata all’interno del Parco Regionale Naturale dell’Orsiera Rocciavrè. E’ un parco di superba bellezza e straordinaria ricchezza, uno splendido angolo di montagne italiane, ricoperto di boschi fino a bassa quota ricchi di lariceti, pinete e pascoli alpini. Ricco di fauna ungulata (camosci, caprioli, cervi, cinghiali, mufloni, stambecchi) annovera tra i suoi ospiti anche il lupo e una piccola fauna rara e preziosa costituita da marmotte e da più di 100 specie censite di uccelli. Arriviamo finalmente a valle, abbiamo camminato tra salita e discesa circa 6 ore, le nostre articolazioni scricchiolano un po’ e la stanchezza si fa sentire. Volgo lo sguardo a questa imponente e mastodontica costruzione e penso che forse, solo ora, questo monumento alla stupidità guerrafondaia degli uomini di ogni epoca, sta riconquistando dignità e si sta imponendo come sito di notevole interesse storico-culturale. Ne è valsa la pena visitarlo. Arrivederci a tutti (quella sono io...).