scritto da francesca il 4 11 2011
Questa sera ho acceso il televisore, come ogni sera, per guardare il Tg e le immagini che mi si sono presentate mi hanno paralizzata. Credevo si trattasse di immagini di repertorio di qualche tsunami asiatico ma ho dovuto ricredermi quasi subito, era casa nostra, tutto ciò che vedevo stava accadendo a pochi chilometri da casa mia. Sgomento, dolore e infinita tristezza per la tragedia di Genova ma anche  indignazione, orrore e rammarico per l’ennesima catastrofe annunciata. A distanza di pochissimi giorni, sempre in Liguria già martoriata e messa in ginocchio dai disastri della Riviera di Levante e le Cinque Terre. Ma, mi chiedo io, possibile che nessuno avesse potuto prevedere anche questa sciagura? Com’è possibile che si sia potuto scatenare l’ennesimo inferno metropolitano senza che nessuno abbia potuto, o voluto, intervenire? Sette  morti, milioni di danni….E’ VERGOGNOSO!!!! E si parla di antropizzazione (...ma che vuol dire..????) Scolmatore….??? Mai potuto realizzare per mancanza di fondi. Soldi, sempre soldi, la colpa è sempre dell’assenza di finanziamenti. Ma forse “scolmatore” vuol dire togliersi le responsabilità di dosso per passarle a qualcun altro.. Ma la colpa di chi è?????? Chi pagherà per quei poveri bimbi trascinati nell’onda di piena con la propria madre? Ma se è vero ciò che ci raccontano, che il torrente che ha tracimato sul fiume Bisagno, poi esondato, era marcato stretto dalla Protezione Civile, quindi sotto controllo, comè’ potuto succedere tutto quel cataclisma in pochissimo tempo? Scusate, sarò poco comprensiva e per niente tollerante ma io ricordo l’alluvione avvenuto ad Asti nel 1994 e, perdonate la mia acrimonia e la mia durezza, ma ricordo che allora non erano state solo le abbondanti piogge a causare lo straripamento del Tanaro ma si diceva che a monte, qualcuno avesse aperto la diga facendo ingrossare il fiume e provocando la tragica alluvione. Poi tutto  è possibile ma di base rimane la scriteriatezza e l’insensata follia umana che non ha limiti quando si tratta di denaro.
scritto da francesca il 2 11 2011
Meditation - Musica di KENNY G - One Breath Qualche tempo fa mi sono trovata in questa stanza con gli  amici della sera per la consueta chiacchieratina  prima del meritato riposo e, rispondendo alla domanda che mi fece qualcuno sul perché non intervenissi nella discussione, dissi: “sto meditando”. Ne nacque un bel dibattito tra i presenti e in particolar modo tra me e Giuliano. E visto che le nostre opinioni al proposito divergevano ma potevano essere entrambe interessanti e costruttive, decidemmo di metterci a confronto scrivendo, ciascuno per proprio conto, il personale concetto di MEDITAZIONE. Penso che esistano molteplici forme di meditazione, quella legata al senso della vita, la meditazione in ambito religioso, quella che riguarda la nostra sfera morale ed etica, quella filosofica. Ma c’è poi  anche la meditazione da ragionamento che  coinvolge una razionalità di azione al fine di risolvere un problema o affrontare un’avversità. Io propendevo più per il primo gruppo di meditazioni, lasciando da parte però la meditazione religiosa. Per quanto riguarda i  problemi che mi si presentano quotidianamente e ai quali  devo assolutamente  trovare una soluzione penso ci sia poco da meditare; se soluzione c’è  è perfettamente inutile che io  mediti e se invece soluzione non c’è, è lo stesso del tutto inutile. Cerco di fare un’analisi delle mie emozioni e delle motivazioni che a volte mi spingono ad agire in un certo modo, faccio insomma una meditazione legata più all’anima e allo spirito che alla reazione della mente che d’istinto mette in moto l’azione. Sul senso della vita elucubro spesso e tanto ci sarebbe da dire e le domande che mi pongo sono infinite. Qual è il fine dell’uomo e l’essenza della sua mente? Premesso che tutti gli esseri umani sono nati uguali e liberi, non credo che l’uomo sia stato creato per ammassare ricchezze o per creare lotte e mantenere rancori. Non mi spingo mai a considerare il limite estremo della capacità umana nel produrre guerre ma guardo al mio “orticello”, cioè alle persone che mi circondano. Posso affermare in tutta sincerità di volere il bene di tutti? Certo, io desidero ardentemente il bene delle persone che amo, ma gli altri? Se vedo un’ingiustizia ho la forza, il coraggio e la capacità di intervenire a favore del più debole? Non è la letteratura né l’abbondanza di sapere che fa l’uomo ma la sua educazione alla vita reale. Non serve  essere supereroi, non basta avere tre lauree e onorificenze a iosa, ma è necessario imparare l’arte di vivere in armonia ed amicizia con tutti i nostri simili vivendo in solidarietà e lavorando per il bene comune. Per fare questo non servono i partiti politici, basterebbe ascoltare la propria coscienza. Ecco che entrano in gioco regole come fare da sé ma cooperare, nonviolenza e autodifesa, lottare anche se si è soli, ricchezza e povertà, progresso materiale e progresso morale, onestà negli affari, relazione fra diritti e doveri, la tolleranza come regola di vita, avere il coraggio di ammettere i propri errori, coltivare e incrementare gli affetti con la fiducia. E nel mio meditare cerco di trattenere gli impulsi che mi spingono all’immediata azione ma cerco di riflettere sui motivi che hanno spinto il mio prossimo a compiere un atto o a fare una certa affermazione. Con questo meccanismo mentale metto in moto la comprensione. Insomma, non si può pensare di avere sempre ragione. Se ci capita di avere contrasti in famiglia, di urtarci coi colleghi di lavoro, di scontrarci col vicino di casa, di litigare con la moglie o il marito, con i genitori o i figli, di azzuffarci con il solito autista prepotente, di andare in  disaccordo con gli amici, di entrare in conflitto col mondo intero fermiamoci a riflettere: forse un po’ di colpa l’abbiamo anche noi, non sempre e solo gli altri. Meditiamo su questo.  Ora mi interesserebbe conoscere il vostro parere e se, secondo voi, io ho fatto un’introspezione o una meditazione. Grazie.     Accolto l’invito di Franci, con queste poche righe esprimo le mie considerazioni sulla meditazione. Da parte mia mi sono chiesto: quali benefici l’uomo occidentale può trarre da una pratica come la meditazione, così lontana nel nostro modo di essere, di vivere. Esistono molti metodi, probabilmente le pratiche della meditazione assumono una connotazione diversa in base alla religione cui appartengono, ma sostanzialmente la base dovrebbe essere comune, più o meno queste: allenamento della mente, liberarla da pensieri e paure, controllo del proprio corpo, esercizi di respirazione, concentrazione e gioia di vivere.(!?) Sono abituato a essere pratico e allora domando: Ho un problema da risolvere dopo aver fatto meditazione, liberata la mente, è più facile la sua risoluzione? O è meglio pensare a quale sia il modo migliore di uscirne? Esercizi di respirazione apnea ci sono tecniche, scientifiche, di respirazione e rilassamento, con tanto di allenamento dei muscoli che regolano la respirazione. Concentrazione, chi ha mansioni particolari è sempre concentrato (anche un portiere di una squadra di calcio lo è). Controllo del corpo si ottiene con lo sport. Gioia di vivere…non c’è bisogno di ommm  ommm  ommm… ma di ben altro! In conclusione preferisco pensare, perché è un’azione che si fa sempre ogni volta che si svolge un’attività cerebrale; si riflette, si analizza e si ripensa a un avvenimento, a quello che devi risolvere, mentre la meditazione è qualcosa di astratto come l’amore o il perché della vita. Una mente allenata non invecchia.  I primi problemi di attenzione e velocità del pensiero si manifestano già a 60 anni, quelli di memoria intorno ai 65 e quelli di ragionamento complesso intorno ai 70 anni. Per fortuna il cervello può essere tenuto in allenamento e più si usa meglio funziona. (fonte Web) Secondo me la meditazione non è una filosofia né una religione, bensì un modo di vivere cercando di dimenticare i problemi quotidiani, senza però risolverli. Ultima domanda: Non è egoistico, liberare la mente, dimenticare il mondo e limitarsi a starsene seduti a meditare?