scritto da nadia il 18 06 2011
Se pensiamo a Parma automaticamente associamo questa bella città a prosciutto, parmigiano e tortellini, ma Parma non è solo ottima cucina, è molto di più e per una come me che ama l’arte, andando a Parma, in un  recente percorso artistico, non mi sono privata del consueto  concentrato di emozioni. Parma è anche la città dei grandi della musica, Giuseppe Verdi e Arturo Toscanini ma anche dell’arte in genere. E’ infatti in questa città che si possono ammirare le più grandi ed importanti opere di  quel grandissimo artista che è Antonio Allegri, noto come il Correggio che, con il suo maestro, Andrea Mantegna, precorre audacemente, (di almeno cento anni)  tante decorazioni barocche , modificando la solennità del mito e dell’antichità classica, caratteristiche del suo maestro, in modo del tutto personale e cioè con la dolcezza emiliana, sua terra natale. Da considerare anche, per questo pittore, il passaggio spontaneo da soggetti religiosi a soggetti mitici, con continuo scambio tra  sacro e profano affidandosi ad un’intimità raffinata che coglie il senso del piacere sottile; mi riferisco, in particolare, a dipinti come IO e ZEUS (o IO e GIOVE) LEDA e il cigno DANAE dove la sensualità dei corpi è rappresentata in tutto il loro appassionato  abbandono ma in modo quasi elegante. Nella  meravigliosa mostra che ho avuto modo di ammirare qualche tempo fa, Parma onora questo splendido artista, che a lei ha regalato le maggiori imprese murali della sua carriera, con un tributo di grande portata attraverso percorsi e laboratori artistici finalizzati a conoscere ed apprezzare tutti i cicli pittorici e le tecniche di questo grande pittore e di alcuni suoi contemporanei. Ho avuto modo di ammirare gli affreschi della Cupola del Duomo, della Chiesa di San Giovanni Evangelista e del Convento di San Paolo. Di questi capolavori cercherò ora,  malamente e umilmente, di farvi partecipi. Nella cupola del Duomo, la raffigurazione è l’Assunzione della Vergine. Essendo il Duomo di Parma, o Cattedrale,  la chiesa di tutti, per permettere una visualizzazione completa dei  meravigliosi affreschi della cupola, sono state allestite speciali impalcature che ci hanno permesso di godere da vicino di questi capolavori. Da spettatore è difficile vedere con chiarezza l’atto della traslazione del corpo di Maria, non c’è la dimostrazione oculare perché Maria, trasportata dagli angeli, è confusa in mezzo ad essi in un intrico di corpi volanti. E’ dominante, invece, il moto ascensionale molto accentuato ed ottenuto con la spirale delle molte figure che sembrano quasi galleggiare sulle soffici nuvole, sempre più leggere, sempre più inconsistenti man mano che salgono verso la luce divina. L’effetto illusionistico “dal sotto in su” preponderante nel futuro stile barocco, culmina al centro della cupola e si ha l’impressione di essere risucchiati in un cielo infinito, privo di figure e costituito esclusivamente da luce. Il tutto in un inarrestabile e trionfante spettacolo di esaltazione collettiva dove la prodigiosa fantasia del Correggio incontra il suo momento più elevato. Nella Chiesa di San Giovanni  Evangelista la cupola è decorata con la VISIONE DI SAN GIOVANNI . Anche qui abbiamo una visione “da sotto in su” e questo fa riflettere molto su un probabile soggiorno del pittore a Roma, anche se non ne esistono prove documentate. Il morbido articolarsi dei corpi, lo scorcio possente derivano sicuramente dalla conoscenza delle Stanze di Raffaello e della volta michelangiolesca della Sistina; l’artificiale infrangersi del centro della cupola, quasi a vedere il cielo,  è molto simile al soffitto della Camera degli Sposi del Mantegna a Mantova. In questo affresco il pittore ha una sua personale gioiosa visione del mondo ultraterreno. Nel cerchio inferiore della volta siedono, su solidi strati di nuvole, gli Apostoli, ritratti in diversi atteggiamenti quasi da sembrare, essi stessi, ruotare con cherubini e nubi, sopra di loro, in un vorticoso crescendo fino a giungere al vertice dove il Cristo fluttua, la veste svolazzante, circondato dalla luce solare dorata. Nel Convento di San Paolo, in un piccolo ambiente, Correggio ha decorato la CAMERA DELLA BADESSA. Si tratta di una stanza che fungeva da sala di ricevimento di Giovanna Piacenza, la badessa appunto che commissionò al Correggio l’affresco delle sue sale. Sopra il camino, sulla cappa è dipinta Diana sul suo carro e sulla testa reca una mezzaluna, parziale simbolo allusivo dello stemma della badessa composto da tre mezzelune. La volta è immaginata come se fosse un pergolato con sottostanti tondi da cui si affacciano dei putti in diversi atteggiamenti. Ancor più sotto vi sono delle lunette con inserite piccole statue, mini-sculture dove il pittore fa evidente uso di chiaro-scuro. Pur essendo spunto religioso, il tema è certamente profano, adatto a ritrovo mondano e letterario degli  intellettuali invitati di Giovanna Piacenza. Concludo notando che Correggio, sia che affronti temi sacri in vasti spazi che temi profani in spazi ridotti, persegue comunque il proprio ideale di bellezza. E anche in questa “strada dell’arte”, perdendomi in questa contemplazione,  ho incontrato emozioni e provato sensazioni straordinarie. Come sempre, l’arte mi “parla” col suo speciale linguaggio che va oltre la mia percezione e la mia limitata capacità di comprendere ma che giunge pura e intatta nel mio intimo fino a toccare la mia anima. Ma l'emozione che provo ammirando queste opere meravigliose non avrebbe senso se non fosse condivisa da chi, come me,  ama l'arte in modo totale ed assoluto e nella condivisione l'emozione raddoppia. Franci
scritto da nadia il 14 06 2011
Siamo ormai alle porte dell’estate, c’è chi ha già organizzato le vacanze e chi, ancora in dubbio tra Italia ed Estero  percorre ragionamenti tortuosi per arrivare finalmente alla scelta finale. C’è gente che è stata a Puernambuco,   sulle Piramidi, in cima a Machu Picchu e non conosce le bellezze di Roma, Firenze o Venezia. E allora vi propongo un pezzo della nostra meravigliosa e nostrana terra che spesso visito e ogni volta mi lascia senza fiato dall’emozione: le CINQUE TERRE in Liguria che nulla hanno da invidiare alla più famosa Costiera Amalfitana. Considerato PARCO NAZIONALE ed inserito dall’Unesco nel patrimonio mondiale dell’umanità le Cinque Terre sono il frutto di un progetto che da più di mille anni è tenuto insieme dai suoi abitanti che ne realizzano comunità e ragioni dell’abitare. Parlo di piccoli borghi abbarbicati sulla roccia quasi a sfidare la legge di gravità, sentieri a picco sul mare, romantici percorsi da visitare mano nella mano. Consiglio a chi le percorre per la prima volta, di servirsi della ferrovia acquistando la Cinque Terre Card Treno ma se proprio non volete rinunciare a panorami mozzafiato prendetevi qualche giorno di vacanza e percorrete a piedi, zaino in spalla e magari uno o due al giorno, tutti i sentieri che collegano questi piccoli angoli di paradiso. C’è anche un’altra via, molto suggestiva, per arrivare alle Cinque Terre  ed è via mare che indubbiamente offre panorami indimenticabili e sensazioni uniche. Si può prendere il battello da diversi punti di imbarco: Levanto, Portovenere, Lerici, Camogli e Sestri Levante e, volendo, si può raggiungere anche Portofino con lo stesso battello. Partendo da quella più ad est, e cioè RIOMAGGIORE si arriva a MANAROLA percorrendo la VIA DELL’AMORE. E’ tra tutti, sicuramente il sentiero più facilmente percorribile e di breve tratto. Al termine di questa passeggiata Manarola vi attende con le sue case dai colori vivaci, abbracciate a una roccia a strapiombo sul mare. Percorrendo la via che porta al mare, resterete meravigliati dai “mezzi” in sosta ai lati della strada perché non sono auto ma barche.  Fermatevi sulla piazzetta che guarda direttamente al porto e tutt’intorno vedrete ristoranti e focaccerie. Compratevi un bel pezzo di focaccia ligure, sedetevi su un sedile di roccia proprio di fronte al mare e godetevi panorama e cibo. Dopo questa salutare pausa riprendete il cammino attraverso il percorso che vi porterà a CORNIGLIA, unico borgo delle Cinque Terre che non scende nel mare ma si trova su un promontorio roccioso a picco sul mare raggiungibile attraverso una salita  costituita da 382 gradini. Il percorso che va da Corniglia a Vernazza è forse il più faticoso, perché ricco di salite e discese ma anche il più spettacolare. VERNAZZA, sospesa tra mare e montagna è un groviglio di casette appollaiate sulla roccia con una deliziosa piazzetta in versione “piccola Portofino”. Stretti carrugi sui quali si affacciano infiniti negozietti offrono artigianato e prodotti locali. Ultimo tratto, non meno emozionante, è il percorso che va da Vernazza a MONTEROSSO. E’ questo un borgo leggermente più ampio dei precedenti con carrugi dagli scorci davvero suggestivi. Anche la spiaggia, seppur piccola, offre possibilità ai bagnanti e turisti di godersi una giornata di relax  prendendo il sole e facendo il bagno. E ora vi  chiedo di perdonarmi ma sapete come amo l’arte, per cui devo assolutamente spendere due parole anche in favore della rappresentazione artistica in questo territorio. Vi sono molti edifici religiosi in stile gotico ligure le cui facciate sono in marmo bi-colore, bianco e nero, e con il caratteristico rosone posto sul portone principale d’ingresso, di pregevole intaglio. Un esempio ne è la Chiesa di San Giovanni Battista a Riomaggiore, costruita nel 1340 che contiene pregevoli affreschi e un crocifisso ligneo di Anton Maria Maragliano, scultore ligneo ligure vissuto tra il 1664 e il 1739. Nei pressi del territorio di La Spezia sono state ritrovate varie statue stele risalenti al neolitico, probabilmente rappresentazioni di dee e dei. Sempre nell’entroterra del Golfo di La Spezia si possono ammirare santuari e antichi conventi in stile gotico ma su fondamenta e  mura romaniche risalenti all’anno Mille. E che dire del GOLFO DEI POETI tra Lerici e Portovenere che con il suo fascino ha ispirato poeti come Shelley e Byron. E nel frenetico movimento del mare, tra nuvole e lastroni di roccia sorge la fantastica Baia di Lord Byron dove, tra il 1700 e 1800 il poeta inglese soggiornò e trasse ispirazione per le sue notevoli composizioni. Altri artisti omaggiarono questo territorio di loro opere, Telemaco Signorini un pittore fiorentino della corrente dei Macchiaioli che rimase incantato da questi luoghi vi ritornò più volte. Lungo i sentieri di Monterosso, Eugenio Montale ha lasciato traccia di molti suoi pensieri, vorrei riportarne uno che mi ha colpito in modo particolare: Non più quel tempo, varcano ora il muro rapidi voli obliqui, la discesa di tutto non s’arresta e si confonde sulla proda scoscesa anche lo scoglio che ti portò primo sull’onde. Buona passeggiata e buone vacanze a tutti. Franci