Alla luce degli ultimi fatti di cronaca, vorrei fare una riflessione sul ruolo della televisione di stato.
E' da tempo infatti, che eventi negativi vengono spettacolarizzati per ottenere il massimo dell’audience. Sicuramente il diritto d’informazione va rispettato, ma fino a che punto si deve violare l’intimità delle famiglie mostrando il loro dolore e le loro debolezze?
La trasmissione “Chi l’ha visto”, nata come servizio pubblico, ha assunto un altro significato, si punta sull’ascolto, quella di Sarah è stata una puntata choc! Difficile gestire una brutta storia come quella, ma era necessario fare uno scoop mostrando il dolore di quella madre calpestando la sua vita privata? E’ facile addossare la colpa alla conduttrice, brava giornalista sicuramente, ma forse il direttore di rete avrebbe dovuto spegnere i riflettori prima della notizia della tragedia avvenuta. Chiedo inoltre se una parte di responsabilità non l’abbiano anche i telespettatori, che avendo il telecomando in mano, avrebbero potuto fare silenzio su quell’orrendo spettacolo spegnendo il televisore.


Pochi giorni fa è scomparsa una vicina di casa, sapete, nei piccoli borghi quando muore qualcuno, è come se fosse un parente. Ci si conosce da una vita, si dialoga, si prende il caffè insieme, le donne si scambiano gli odori per la cucina, si fanno le festicciole del vicinato, insomma è l’armonia d’un paese.
Appresa la triste notizia, faccio una visita all’obitorio. Entro in punta di piedi e la osservo. Non vi era nessuno, solo due donne adagiate con cura nelle bare. Il silenzio mi soffoca, bisbiglio una timida preghiera o qualcosa del genere, allungo una mano per accarezzarla ma non ci riesco. In quei pochi minuti milioni di immagini sono passate davanti ai miei occhi.
La rivedo quando giocava allegra con le mie bambine, le coccolava sulle ginocchia e canticchiava sempre qualcosa. Lei non aveva figli e spesso comprava vestitini, bambole ...Era di famiglia insomma .
Esco e mi metto a sedere sotto una tettoia. Ci sono tante panchine, e altre persone chiacchierano fra loro. Aspetto che arrivi il marito per fare le dovute condoglianze. Passa il tempo, quasi due ore e non arriva nessuno. Non so cosa fare: ormai manca poco alla chiusura. Telefono a mio fratello per sapere qualcosa, mi risponde che ci sono stati tutta la mattina e che non sarebbero sicuramente venuti di nuovo. Ormai aspetto.
Nel frattempo, sono arrivate tante persone e il carro funebre col
sacerdote, corone etc. Le panchine si sono riempite, mi ritrovo pigiato in un angolino. In questi momenti dell’estremo saluto, sono inevitabili le lacrime, si abbracciano, si danno pacche di incoraggiamento sulle spalle. Una donna viene dritta verso di me, mi tende la mano, mi alzo, mi abbraccia e mi bacia. Mi ha scambiato per uno di loro. Non posso certamente scappare, altri mi baciano. Riesco finalmente a svincolarmi e mi allontano.
Quando arrivo a casa, mi vedono stravolto: racconto il fatto alla moglie e alle figlie.
Incominciano a ridere come matte, arriva anche il genero, questo si rotola perfino per terra. - E ti è andata bene - mi dice – Pensa se formavano il corteo con le macchine,
chissà dove ti avrebbero portato - Insomma questa farsa continua per tutto il pomeriggio. A nulla sono servite le mie giustificazioni.
La notte a letto, ho ripensato al fatto. Tutte le cose , secondo me, hanno una morale, un nesso, un qualcosa che giustifica il tutto. Mi sono ritrovato insieme a gente che non conoscevo, partecipando in rispettoso silenzio, al loro dolore. La morte ci fa riflettere, ci accomuna. Anche i cuori più duri, si plasmano e non sei capace di trattenere qualche lacrima.






