scritto da rosaria3.na il 2 07 2010

In questo racconto che Giulio sottopone alla nostra lettura traspare la “saggezza” di un “Vecchio” (così come lo chiama l’autore). In poche e chiare parole, riassume la situazione odierna e, come tutte le persone che hanno vissuto in altri tempi, non riesce ad accettare quello che succede “oggi”. La frase tipica è….”Ai miei tempi …” e addirittura rifiuta il cosiddetto “progresso”, tanto lontano dal suo modo di concepire il mondo. Dall’alto della sua saggezza, “ emette la sentenza: - Maledico i potenti della terra che spendono miliardi di dollari negli armamenti” e ciò sta a dimostrare quanto sia, nonostante l’eta’ avanzata, aggiornato sui problemi che affliggono l’umanità.
IL VECCHIO
Baffoni ruvidi rivolti all’insù, occhi nascosti da folte sopracciglia grigiastre , umidi e infossati. Faccia rugosa segnata da una vita passata nella cava, nei boschi e nei campi.
Curvo sotto il peso degli anni , appoggiato alla crocchia del bastone,
la sua mente affonda nei ricordi della giovinezza:
- Ai miei tempi, chi non aveva un lavoro, allevava delle bestie, coltivava i campi, andava a far legna nel bosco e, finche il sole non tramontava, non si rientrava in casa. Oggi come accendi la televisione, t’accorgi che è una guerra continua. Se questo è progresso , speriamo che Cristo mi chiami presto perché, se te lo devo dire, mi fate pena. -
Vorrei dire qualcosa ma non trovo le parole. Si soffia il naso con un fazzolettone a quadri bianchi e blù, poi con calma, lo depone nella tasca della giubba. Si siede a fatica sul muretto della piazza, il bastone gli sfugge di mano e rotola giù dal muro, mi precipito a raccoglierlo e glielo po
rgo. Mi guarda compiaciuto:
-Hai sentito come è leggero? E’ di frassino. Per intrecciargli la crocchia, ci ho messo tanto tempo. Hai capito, ignorante! -
Mi metto a ridere dicendogli che ho capito. Finalmente anche lui sorride mettendo in mostra i denti anneriti dalla nicotina .Mi allunga la scatola del tabacco, il trinciato forte. - Fatti una sigaretta- sussurra come parlasse fra sè. - Come faccio a dirgli che non sono buono? Incomincio a mettere un pizzico di tabacco sulla cartina, ma nel momento della chiusura il tabacco va per terra. Mi guarda scuotendo il capo, riprende un po’ di tabacco e, con movimenti sicuri, dalle sue mani esce una sigaretta perfetta. L’accende e me la passa. I colpi di tosse rimbalzano nello stomaco, la gola mi brucia, gli occhi lacrimano, cerco di darmi un contegno dimostrando apprezzamento per il fumo: ma è troppo acre. E mentre sorride sotto i baffi, fa sparire nella tasca interna della giubba , tabacco e cartine.
Alcune persone passano nella via :-Oh, che fate?- Un saluto appena accennato è l’insieme di tutti gli aggettivi delle buone maniere. Con l’unico incisivo stacca un pezzo di sigaro, il rimanente lo sistema nel taschino del panciotto e mentre cicca e sputacchia , scrolla il capo:
- Vedi ! Oggi chi sta bene, non pensa a chi ha fame. A quei bimbi che hanno la pancia gonfia , a quelle mamme che non hanno più lacrime. -
Si ferma asciugandosi gli occhi e soffiandosi il naso. Le sue labbra tremano, poi con voce sicura come un giudice emette la sentenza: - Maledico i potenti della terra che spendono miliardi di dollari negli armamenti. -
Rimango muto, sorpreso, non mi aspettavo da un uomo così vecchio tanta attenzione ai problemi del mondo. Quanta ricchezza interiore nasconde questo grande uomo. Ci scordiamo con troppa facilità che vecchio vuol dire saggezza; e saggio è colui che ha esperienza della vita. Conoscenze conquistate traversando valli piene di rovi e scarsi frutti. E’ l’uomo che ha valicato montagne irte segnando nella pietra i sentieri che portano al sapere.
Un vecchio, non dirà mai - E’ il destino - ma ti farà capire che, ognuno di noi, il destino, se lo costruisce con il sudore e il sacrificio. L’importante che della propria vita ne faccia un tesoro.
Mi batte sulla spalla come se volesse svegliarmi: - Andiamo, si fa due passi -
Il vecchio si appoggia al suo bastone, poi gira lentamente la testa in tutte le direzioni come un periscopio d’un sommergibile:
- Vedi ? Questi campi una volta erano tutti coltivati. Noi li abbiamo strappati al bosco, non passerà molto che ritorneranno ad essere ricoperti di rovi. Vuol dire che raccoglierete le more. -
Il campanile suona a distesa, è mezzogiorno, è ora di tornare verso casa. Si mette in bocca un altro pezzo di sigaro e lo succhia come se fosse una caramella. Ogni tanto gira il capo e – ziss – schizza lontano una raffica di saliva che macchia l’erba:
- Stai tranquillo ! Qui le vipere non ci vengono, sentono l’odore del tabacco.
Si alza a fatica scuotendosi con una mano i pantaloni. Ci si avvia piano piano verso il paese. Ci salutiamo e mi dà una pacca sulla spalla, per me vuol dire tanto. Passano diversi giorni ed ognuno di noi percorre il suo ingranaggio della vita.
Il suono della campana scandisce i tocchi: avverte che qualcuno se né andato da questa vita terrena. Un messaggio che entra in tutte le case del paese. E un esclamazione . - Poveretto! Era così buono! -
La stanza era piena di gente, donne e uomini.
Al centro un lettino con quattro candelabri, sopra il Vecchio con un abito blù, la camicia bianca e una cravatta nera come i calzini. I baffi, nascondevano interamente la bocca. La donna più anziana pregava ad alta voce, gli altri rispondevano in un brontolio incomprensibile dove alla fine si udiva un – Amen –
E, mentre guardavo il Vecchio, sentivo contro le mie spalle , qualcosa di duro, allungai una mano e capii che era il suo bastone.
L’aveva attaccato ad un chiodo al muro. L’accarezzai con delicatezza, poi strinsi forte e mi sembrò di stringere la sua mano ossuta .
Per un attimo lo vidi con il sigaro fra i denti che mi sorrideva dicendo - Addio, Addio ! -
La stanza era ormai piena di persone: un breve cenno di saluto e uscii. Mentre tornavo verso casa mi accorsi che nella mano destra stringevo il bastone.
