scritto da francesca il 30 06 2021
  Ventinove gradi, anche in montagna questo caldo è insopportabile, stai seduto sotto gli alberi con l'eterna enigmistica aperta e speri in un movimento delle foglie, in un refolo, un filo d'aria che faccia immaginare un refrigerio. Anche Pongo, grosso pastore tedesco, rimane sdraiato con la lingua fuori e ti guarda con occhi intelligenti come per chiederti "hai caldo anche tu ?" Il pomeriggio s' inoltra verso verso una sera che normalmente è meno calda e che forse darà refrigerio. Poi d'improvviso, come obbiediente ad un maestro d'orchestra si muove un ramo, poi un altro , guardi in alto verso il cielo azzurro come non mai e vedi le nubi che si strappano , si allungano e si radunano leste come in un gruppo di pecore. Le cime degli alberi si piegano, prima dolcemente poi tendono a sferzare l'aria che si fa sempre più pulita meno afosa, anche Pongo si alza e abbaia, dicono che ha paura del vento. Il rumore delle foglie ora è una musica, qualche persiana sbatte, gli alberi e gli arbusti si piegano e ti sembra di respirare meglio. Vola via il giornale che avevo in grembo e nel rincorrerlo non sudo, sento il fresco che aumenta ad ogni folata. L'aria si è fatta più pulita, il sole intanto si sta arrendendo e cala dietro i monti che si sono fatti di un blu intenso. La temperatura è calata in poco tempo di parecchi gradi e sto seduto beato a godermi questa carezza sulla pelle , questa orchestra di foglie e rami che si sbattono fra loro. Basta il vento , un forte vento di montagna per cambiare tutto: "Vento vento portami via con te raggiungeremo insieme il firmamento dove le stelle brillano a cento..." canta la vecchia canzone, mi sa che andrò a prendermi una felpa, la senzazione ora è di leggera frescura, ma dopo tanto caldo resto a godermi questo onesto vento di montagna.     Franco
scritto da francesca il 21 06 2021
All’inizio è solo penombra, come nelle storie della creazione. Le porte della Basilica vengono chiuse, le luci dell’edicola di Michelozzo spente. Poi inizia a entrare un chiarore diffuso, che in pochi secondi si concentra un raggio di luce e percorre il marmo del pavimento, fino a fermarsi sopra l’antico Zodiaco che vi è intarsiato. Siamo a San Miniato a Monte, è il solstizio d’estate, oggi 21 Giugno, sono le 13.53 e il raggio di luce si arresta – con precisione estrema – proprio sul segno del Cancro, periodo che inizia nei giorni di San Giovanni, patrono di Firenze. Uno spettacolo che avviene da 800 anni (il pavimento è del 1207), ma che col tempo fu dimenticato, e da qualche anno riscoperto. La precisione con cui il sole colpisce il segno non può essere un caso. Una chiesa, San Miniato, che costituisce non solo uno dei luoghi più sacri della cristianità fiorentina, ma anche manifestazione evidente del legame tra Firenze e il misticismo medio-orientale, come testimonia anche l’origine greca (o armena) del santo stesso. E la presenza dello Zodiaco, di per sé simbolo non cristiano ma legato a forme di culto oggi definite «pagane», mostra la fusione tra varie forme di cristianesimo, e tra esse e altri credi preesistenti, che si è verificata nella Firenze di mille anni fa.