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In seguito alla pubblicazione dell’articolo ripreso dal quotidiano L’Avvenire, titolato “L’EPOPEA DI ENIO, SOPRAVVISSUTO A SANT’ ANNA DI STAZZEMA - Quando un gesto di pietà ‘racconta’ la follia di una strage”, a firma di Nicoletta Martinelli, postato qui alcuni giorni or sono, Giulio ha da aggiungere ulteriori ragguagli sull’accaduto in quanto conoscitore dei fatti e della persona di cui si parla. Egli trae informazioni dettagliate sia da un suo libro pubblicato qualche anno fa e sia da internet, come lui stesso spiega nella premessa.
Ecco i fatti.
Nota di Giulio
Mi sento in dovere di dare ulteriori notizie sul'Eccidio di Sant'Anna di Stazzema , anche perchè, nel luglio del 1988 fu pubblicato un libro dal titolo “Sant'Anna, guida per un pellegrinaggio di pace” con i caratteri della casa editrice ETS di Pisa , a cura di Costantino Paolicchi e Giulio Salvatori. E per molti anni è stata la pubblicazione ufficiale dei tristi fatti. Considerato inoltre che il sig. Enio Mancini, di cui si parla nell'articolo proposto dalla signora Lieta, mi conosce da tanti anni, non posso nascondermi dietro il famoso dito, ma contribuire doverosamente a far conoscere un fatto tanto grave a tutti coloro i quali vorranno leggere. Vi accompagnerò dall'inizio con un capitolo : ”Come si raggiunge Sant'Anna”, tratto dal libro di cui trattasi, e la parte dei fatti dal sito del Comune di Stazzema, evitando così, possibili contestazioni. E' ovvio che si tratta di una sintesi.
Come si raggiunge Sant'Anna di Stazzema.

- Sant'Anna_di_Stazzema
Partendo dalla città di Pietrasanta, ci si immette sulla strada che conduce a Lucca; dopo circa due km, la segnaletica ci indica una via panoramica che si snoda tra colline ricoperte di ulivi(...) fino a raggiungere Sant'Anna a 660 mlm. Il Villaggio è posto a semicerchio, le case si rincorrono a gruppetti (...) fanno da cornice i monti Lieto e Gabberi. Le case, oggi, sono quasi tutte ristrutturate, vi è anche un campetto di calcio. (...) Tanta gente di Sant'Anna da tempo vive altrove, in paesi della piana della Versilia e in altri luoghi lontani. Ma spesso ritornano alle loro radici, per portare un fiore all'Ossario che accoglie le spoglie di 560 martiri dell'Eccidio. L'opera s'innalza sul Col di Cava, chiamato quassù “A ciel Furato”, è stat realizzato nel 1947 e completata nel 1948, su disegno dell'Architetto Tito Salvatori. (...) Con il valido aiuto della gente del posto.

Partendo dalla città di Pietrasanta, ci si immette sulla strada che conduce a Lucca; dopo circa due km, la segnaletica ci indica una via panoramica che si snoda tra colline ricoperte di ulivi(...) fino a raggiungere Sant'Anna a 660 mlm. Il Villaggio è posto a semicerchio, le case si rincorrono a gruppetti (...) fanno da cornice i monti Lieto e Gabberi. Le case, oggi, sono quasi tutte ristrutturate, vi è anche un campetto di calcio. (...) Tanta gente di Sant'Anna da tempo vive altrove, in paesi della piana della Versilia e in altri luoghi lontani. Ma spesso ritornano alle loro radici, per portare un fiore all'Ossario che accoglie le spoglie di 560 martiri dell'Eccidio. L'opera s'innalza sul Col di Cava, chiamato quassù “A ciel Furato”, è stat realizzato nel 1947 e completata nel 1948, su disegno dell'Architetto Tito Salvatori. (...) Con il valido aiuto della gente del posto.
Eccidio di Sant'Anna di Stazzema
Da Wikipedia
Luogo: Sant'Anna, frazione di Stazzema
Obiettivo: Cittadini che avevano appoggiato la resistenza partigiana
Data: 12 agosto 1944
Tipologia: Fucilazione di massa
Morti: 560
Esecutori: Tedeschi della 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer SS"
Motivazione: Atto terroristico premeditato
Ossario Sant'Anna di Stazzema
L'eccidio di Sant'Anna fu un crimine contro l'umanità commesso dai soldati tedeschi della 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer SS", comandata dal generale (Gruppenführer) Max Simon, il 12 agosto 1944 e continuato in altre località fino alla fine del mese.
Breve cronaca
Ai primi di agosto 1944 Sant’Anna di Stazzema era stata qualificata dal comando tedesco “zona bianca”, ossia una località adatta ad accogliere sfollati: per questo la popolazione in quell’estate aveva superato le mille unità. Inoltre, sempre in quei giorni, i partigiani avevano abbandonato la zona senza aver svolto operazioni militari di particolare entità contro i tedeschi. Nonostante ciò, all’alba del 12 agosto ’44, tre reparti di SS salirono a Sant’Anna, mentre un quarto chiudeva ogni via di fuga a valle, sopra il paese di Valdicastello. Alle sette il paese era circondato. Quando le SS giunsero a Sant’Anna, accompagnati da fascisti collaborazionisti che fecero da guide, gli uomini del paese si rifugiarono nei boschi per non essere deportati, mentre donne vecchi e bambini, sicuri che nulla sarebbe capitato loro, in quanto civili inermi, restarono nelle loro case.
In poco più di tre ore vennero massacrati 560 innocenti, in gran parte bambini, donne e anziani. I nazisti li rastrellarono, li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case, li uccisero con colpi di mitra e bombe a mano, compiendo atti di efferata barbarie. La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva solo 20 giorni. Fu trovata, ancora viva ma gravemente ferita, da una sorella miracolosamente superstite tra le braccia della madre ormai morta. Morì pochi giorni dopo nell'ospedale di Valdicastello. Infine il fuoco, a distruggere e cancellare tutto. Non si trattò di rappresaglia. Come è emerso dalle indagini della Procura Militare della Spezia, si trattò di un atto terroristico, di una azione premeditata e curata in ogni minimo dettaglio. L'obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra le popolazioni civili e le formazioni partigiane presenti nella zona.

- Lista delle vittime

Il 19 agosto, varcate le Apuane, le SS si spingevano in comune di Fivizzano (Massa Carrara), seminando la morte fra le popolazioni inermi dei villaggi di Valla, Bardine e Vinca, nella zona di San Terenzo. Nel giro di cinque giorni uccidevano oltre 340 persone mitragliate, impiccate, addirittura bruciate con i lanciafiamme.
Nella prima metà di settembre, con il massacro di 33 civili a Pioppetti di Montemagno, in comune di Camaiore (Lucca), i reparti delle SS portavano avanti la loro opera nella provincia di Massa Carrara. Sul fiume Frigido venivano fucilati 108 detenuti del campo di concentramento di Mezzano (Lucca), e per finire a Bergiola e a Forno i nazisti facevano circa 200 vittime. Avrebbero continuato la strage con il massacro di Marzabotto.
La famiglia Tucci
Un episodio rilevante dell'eccidio fu il massacro della famiglia di Antonio Tucci, un ufficiale di marina che lavorava a Livorno, ma originario di Foligno, che aveva condotto la sua famiglia a Sant'Anna di Stazzema. In questa strage morirono 8 dei suoi figli (la cui età andava dai pochi mesi ai 15 anni) e la moglie. Soltanto lui si salvò perché in servizio a Livorno.
Il 25 aprile 2004 il Comune di Foligno, durante la festa della Liberazione, rendendo omaggio alle vittime della Resistenza e degli eccidi, ha intitolato una piazza del centro cittadino a Don Minzoni; in mezzo alla piazza è stato realizzato un monumento che comprende una fontana a forma di clessidra, nel cui fascione centrale sono scolpiti in bronzo alcuni episodi a ricordo delle vittime, tra i quali la Croce della famiglia Tucci.
Milena Bernabò (conferimento 12 ottobre 2004)
Il processo
Nell'estate del 1994, Antonino Intelisano (il procuratore militare di Roma), mentre cerca documentazione su Erich Priebke e Karl Hass, avvia un procedimento che porterà alla scoperta, in uno scantinato della procura militare, di un armadio contenente 695 fascicoli «archiviati provvisoriamente», riguardanti crimini di guerra commessi da tedeschi e repubblichini. Tra questi viene trovata anche della documentazione relativa al massacro di Sant'Anna, per il quale verrà riaperta l'inchiesta che porterà ad individuare alcuni dei responsabili.
A distanza di quasi sessant'anni, il 20 aprile 2004, davanti ai giudici del Tribunale Militare della Spezia è stato celebrato un processo per questo crimine. Poiché tra soldati ed ufficiali gli imputati sarebbero stati centinaia, fu deciso di rinunciare a processare i soldati - esecutori materiali dell'eccidio - per processare solo gli ufficiali che di quel eccidio erano stati i veri responsabili, essendo stati loro a dare l'ordine del massacro. Il giudice delle udienze preliminari ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio per i tre ufficiali SS accusati di essere gli esecutori dell'eccidio. Tra i militari tedeschi accusati: Gerhard Sommer, 83 anni, comandante la 7. compagnia / II battaglione del 35. reggimento Grenadieren della Divisione Panzergrenadier Reichsführer SS e gli ufficiali Alfred Schonber, 83 anni, e Ludwig Sonntag, 80 anni. Per altre due SS, Werner Bruss, 84 anni, e Georg Rauch, 83 anni, richiesto il non luogo a procedere, mentre per Heinrich Schendel, 82 anni, il Gup ha rinviato gli atti al pubblico ministero fissando il termine massimo di 5 mesi per ulteriori indagini. Il 22 giugno 2005, dieci ex ufficiali e sottufficiali tedeschi vengono condannati all'ergastolo per il massacro, dal tribunale militare della Spezia. Al momento della sentenza i dieci erano tutti ultraottantenni.
L'8 novembre 2007 vennero confermati dalla Corte di Cassazione gli ergastoli all'ufficiale Gerhard Sommer e ai sottufficiali nazisti Georg Rauch e Karl Gropler. La Cassazione si è espressa contro la richiesta di rifare il processo in quanto i soldati delle SS sentiti come testimoni dovevano essere considerati coimputati e quindi le loro testimonianze non valide. La sentenza rigetta questa tesi e conferma che l'eccidio è stato un atto terroristico premeditato.
La ricostruzione degli avvenimenti, l’attribuzione delle responsabilità e le motivazioni che hanno originato l’Eccidio sono state possibili grazie al processo svoltosi al Tribunale militare della Spezia e conclusosi nel 2005 con la condanna all’ergastolo per dieci ex SS colpevoli del massacro; sentenza confermata in Appello nel 2006 e ratificata in Cassazione nel 2007. Nella prima fase processuale si è svolto, grazie al Pm Marco de Paolis, un imponente lavoro investigativo, cui sono seguite le testimonianze in aula di superstiti, di periti storici e persino di due SS appartenute al battaglione che massacrò centinaia di persone a Sant’Anna. Fondamentale, nel 1994, anche la scoperta avvenuta a Roma, negli scantinati di Palazzo Cesi, di un armadio chiuso e girato con le ante verso il muro, ribattezzato poi “Armadio della vergogna”, poiché nascondeva da oltre 40 anni documenti che sarebbero risultati fondamentali ai fini di una ricerca della verità storica e giudiziaria sulle stragi nazifasciste in Italia nel secondo dopoguerra.

Bassorilievo dell'eccidio
Bassorilievo dell'eccidio

Il monumento ricordo dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema, simbolo di pace e fratellanza

Nota di Rosaria
Per un ulteriore approfondimento dei tragici fatti di quei giorni aggiungo due video






