scritto da rosaria3.na il 20 11 2009

CHIEDO SCUSA,  PRIMA DI OGNI ALTRA COSA,  A GIULIO PER QUESTA SOVRAPPOSIZIONE.

MI E' SEMBRATO DOVEROSO RICORDARE  RAFFAELE, UNA  PERSONA  SQUISITA  E SEMPRE RISPETTOSA VERSO TUTTI,  SPECIE NEI MIEI CONFRONTI.

Una frase bella, a mio avviso, è  quella scritta su una  lapide,  sita nel cimitero di Pagani – SA.

 Eccola:

“Cchiù nun soffre…..dorme l’urdemo suonno…. nun ‘o scetate… lassatelo durmì”

Più non soffre, dorme l’ultimo sonno, non svegliatelo, lasciatelo dormire

E questa stessa frase  vorrei dedicare all’ AMICO RAFFAELE, napoletano come me,  che sempre mi lasciava messaggi in amici incoraggiandomi ed incitandomi a proseguire col blog  e dicendomi spesso che mi seguiva da sempre in silenzio. Avevamo frequentato lo stesso Istituto Magistrale a Pozzuoli e spesso avevamo ricordato i tempi in cui eravamo ragazzi (anche se lui aveva qualche anno in più) e ricordato alcuni dei vecchi proff, avuti in comune.  

Ho un solo rammarico…spesso mi diceva che qualche volta ci saremmo dovuto incontrare a Pozzuoli con le nostre famiglie,  ma non lo abbiamo mai fatto!!!   Peccato!!!!

CIAO RAFFAELE, DA TUTTI QUELLI CHE TI HANNO SEMPRE APPREZZATO E VOLUTO BENE!!!!!!! 

RACCONTO

racconti

Erano anni che la Marì e la Rò non si rivedevano. Da ragazze erano sempre insieme, anche a scuola dividevano il banco. Poi, finite le superiori, diventarono donne e le  loro strade si  divisero.

cartina21querciolo1Nel paese di Querciolo, correva voce che una famiglia  era venuta ad abitare su verso Impruneta e aveva preso in affitto la casa e la vigna di Rodò. Nel borgo era tutto un dire, ma nessuno sapeva chi fossero i nuovi arrivati. La Rò che ritornava da fare la spesa, ricostruì il mosaico delle informazioni e apparve l’immagine della cara amica. Infatti la riconobbe subito mentre questa usciva dal macello di Renà. La chiamò ad alta voce - Marììì ! Marìììì !- Correndo come un capriolo, si abbracciarono commosse mentre i passanti osservavano incuriositi. Si, era un po’ cambiata la Marì, aveva messo un po’ di ciccetta ai fianchi e dalle tempie cadevano alcune ciocche di capelli grigi. Ma aveva ancora la sua bella faccia tonda come la luna

   -Te Rò ,  sei sempre la stessa Magrona- disse la Marì.

Le domande e le risposte si intrecciavano, in poco tempo fecero la cronistoria della loro vita. La Marì non aveva figli e di questo incolpava il marito:

    _ Oh Rò, che ci posso fare se non me ne viene? Il Signore ha voluto così.

   Topolino2333magritte- Io, ho un figliolo di diciotto anni , alto, ricciolo, slanciato- disse la Rò - ma se te lo devo dire, mi sembra sempre un bimbetto, legge sempre Topolino, alle donne per ora non ci pensa.

   La Marì la fissò a lungo come se dovesse ricavarne un ritratto poi:

     - Oh Rò ! Ma il tuo figliolo ha una voglia di vino sulla chiappa …destra?

     - E sì! Ma accidenti a te, come fai a saperlo?

    - Oh, Rò, ti somiglia tanto che non mi posso sbagliare.

   - Gesummaria! Esclamò la Rò – Ma ti vuoi spiegare? Come fai a sapere che ha una voglia di vino proprio in quel posto lì?

    La Marì prese fiato, mentre la Rò fu costretta a sedersi sul muretto perché le gambe cominciarono a tremarle. -Stai Calma  - disse la Marì – Ora ti racconto tutto.

tramonto_vigna_chianti_G- Ero nella vigna a segare l’erba intorno alle viti, quando sento sotto di me un fruscio e un parlare piano, piano. Mi avvicino senza far rumore e ti vedo un ragazzo e una ragazza abbracciati, nudi nudi. Mi ritirai senza disturbarli, non si accorsero di nulla. Come erano belli! Rò! Ero così vicina che vidi chiaramente la voglia di vino sul culo del tuo figliolo, proprio sulla chiappa sinistra.

  -  Il mio Carletto??? E vuoi dire che facevano all’amore ? Chiese titubante la Rò.

- Noooo! Sei te che dici che il tuo bimbo legge sempre Topolino. Quella, Rò, era una bella topolina. Non te la prendere , beata gioventù.

    Le due donne si salutarono. La Rò si avviò verso casa con passo lento come se andasse incontro alla morte. La sera mentre stavano cenando, fissava il figlio con occhio indagatore.  Il padre mangiava tranquillo  e spronava il figlio perché studiasse

     _ Eh se studia - poi fissando negli occhi il marito -Se continua così, saremo noi a studiare, ho l’impressione che avremo delle sorprese , e grosse!

    Il marito non riusciva a capire il comportamento isterico della moglie. Il figlio non aprì bocca e  capì che l’unica cosa da fare , era quella di andare a letto. Rimasti soli, la moglie raccontò tutto al marito, dell’incontro con la Marì, infiocchettando i punti più delicati.  Il marito non si scompose e si versò un bicchiere di vino, poi disse:

    -E…la ragazza è bella?  E’ …bona? Insomma , è una bella donna? Mi dispiacerebbe se fosse una racchiotta.

    - Ho capito- disse la Rò- Tale il padre, tale il figlio.

   - E’ la vita - rispose il marito- Noi genitori vorremmo che i figli rimanessero sempre dei cuccioli con i quali giocare, fare le capriole  e non ci accorgiamo che son diventati grandi.

    La Rò si avvicinò al marito, gli passò una mano fra i capelli e lo baciò sulla fronte. La faccia si distese e gli occhi parlavano un linguaggio nel quale il marito sprofondava. La tenerezza avvolse entrambi.

     - Oh Rò ! – disse il marito- E’ sempre stato così! Noi che facevamo ?

    Quella sera, i piatti da lavare , rimasero sul tavolino.

giulio