scritto da rosaria3.na il 14 11 2009
Prima di fare questa intervista a Nadia, per cercare di capire meglio quanto detto nel suo commento relativo all’art. “Giovani che si uccidono”, facciamo un breve excursus sull’antefatto.
Lorenzo.rm ha pubblicato un articolo sul suicidio di un giovane, che si è lasciato travolgere dalla metropolitana di Roma perché non riusciva più a districarsi tra le bugie dette ai suoi in merito agli esami all’Università: aveva detto di essere ad un passo dalla laurea ma gli mancavano ancora 20 esami.
Vari sono stati i commenti e tutti asserivano che i giovani, oggi, sono più fragili emotivamente e psicologicamente e che noi adulti siamo responsabili di ciò e dobbiamo cercare, quindi, di aiutarli.
A tutti questi commenti, poi, se ne è aggiunto un altro di “testimonianza” diretta , molto coinvolgente.
In risposta a quest'ultimo ce n’è stato un altro, quello di Nadia, che già in precedenza aveva espresso il suo parere che riporto testualmente: ” Concordo con tutti i commenti scritti e dico che ci sarebbe molto, MOLTO da dire per questo argomento ma come sempre, qui è difficile parlarne.
Aggiungo solo una cosa: conosco persone che indirettamente hanno avuto a che fare con queste tristissime tragedie e spesso ripetono che chi si suicida, non sa che danni provoca psicologicamente a chi resta. Io spesso rispondo: ma vi siete mai chiesti che danno ha provocato chi resta a queste persone deboli che mandano messaggi in continuazione per cercare aiuto?
Siamo sempre lì, non si vuole vedere, non si vuole ascoltare e non si vuole soprattutto aiutare. Le persone, ti aiutano per un po’ poi, si stancano, troppo difficile mentalmente seguire una persona che chiede aiuto. In sostanza, esiste troppo EGOISMO.”
Forse il commento di “testimonianza” è scaturito proprio dal fatto che Nadia diceva sostanzialmente che sono le persone che assistono passivamente, senza captare il messaggio di S.O.S. che viene dai giovani, a provocare danni a chi si suicida e non l’inverso. Nadia ha risposto quindi dicendo : “Certo, sono convinta che sia un dramma per chi resta e che la vita viene distrutta ma quello che insisto a dire è che purtroppo il danno maggiore viene arrecato a quelle persone che, non riescono a superare queste crisi e si fanno del male. Se c’era stato già un tentativo, e poi al secondo c’è riuscito, non aveva, al primo, mandato un GRIDO d’aiuto?
Mi spiace sinceramente che tu sia stata testimone in questa drammatica storia ma, credi, ci sono passata molto vicino anch’io in qualche modo e se non trovi aiuti validi e non trovi chi ti sostenga dall’inizio alla fine….bè, la fine della storia la conosciamo tutti, purtroppo. Io combatterò sempre per queste persone che necessitano di un sostegno morale ma purtroppo a volte ti senti dire (o te lo fanno capire) che non sei un familiare e che non ti devi impicciare degli affari loro. Questo per dirti che devono essere le persone più vicine (familiari) a prendere in mano la situazione e questo purtroppo, accade troppo poche volte. Mettiamo anche in conto che non è facile occuparsi di un ragazzo adolescente in uno stato depressivo ma so’ anche che molti genitori fanno finta di non capire. La stessa cosa vale per tutti quei ragazzi che assumono droga. La mia domanda è sempre la stessa: DOVE SONO I GENITORI? E concludo: DIALOGATE, DIALOGATE DIALOGATE!(ci sarebbe ancora molto da dire ma…..)
A questo punto mi sono chiesta del perché Nadia asserisse con tanta sicurezza ciò e ho voluto farle un’intervista proprio allo scopo di capire meglio il suo pensiero. Intervista che sottopongo alla vostra lettura.
D) Nadia, a cosa attribuisci la fragilità psicologica dei giovani di oggi e a chi, secondo te, la colpa?
R) Un causa plausibile per la fragilità dei giovani è che, mentre diversi anni fa, cercare di soddisfare i bisogni primari, quelli alimentari in primo luogo, impegnava spesso tutte le energie degli individui, oggi l’attenzione si sposta soprattutto su capricci e mode, che sono sicuramente più ambigui e difficili da seguire. Questi sono i risultati di una società evoluta ma che è anche causa di molti problemi. Inoltre un motivo che aggrava questa situazione è la carenza delle relazioni affettive in famiglia. Può essere che il padre e la madre siano impegnati nella propria professione e non abbiano il tempo di dedicarsi ad una completa educazione dei figli. Questa situazione lascia il ragazzo in una condizione di solitudine e dà uno stimolo a crescere ancora più in fretta e ad operare scelte autonomamente. A tal proposito devo dire che proprio stamattina ascoltavo una intervista fatta al ministro della P.I. che diceva di aspettare un figlio e alla domanda: “ Come pensa di conciliare il compito di mamma con quello di donna in carriera” la Gelmini ha risposto che sarà come la maggior parte delle donne che lavorano: dividerà il suo tempo fra lavoro e famiglia perché non è la “quantità” che vale, quanto la “qualità”. Non sono d’accordo su questo e quando ho avuto mia figlia ho fatto la mia scelta: ho chiuso con il lavoro per dedicarmi esclusivamente a mia figlia e lo stesso ha fatto mia figlia quando ha avuto i suoi (ben 4). Certamente ci sono stati momenti di difficoltà economica, ma basta sapersi gestire e rinunciare al superfluo per andare avanti. Ho ricominciato a lavorare solo quando mia figlia ha ragiunto l’età di 9 anni (era ormai grandetta) e lo stesso farà mia figlia con i suoi. I figli si fanno e si crescono senza affidarli a terze persone.
Altro responsabile ad entrare in gioco è “il carattere del giovane”; in base ad esso ogni genitore deve comportarsi di conseguenza, cercando di aiutare i propri figli laddove risultano carenti.
Quando frequentavo la 3^ Media serale (ero ormai adulta), per l’esame finale, ci fecero preparare una tesina su un argomento a scelta. Io scelsi quello relativo alle “paure ed incertezze negli adolescenti”, proprio perché, essendo passata attraverso la depressione (quella post-parto che spesso colpisce le donne in quel particolare momento della vita) e, non avendo avuto nessun aiuto esterno, l’ho superata da sola credendo fermamente nei valori importanti della vita che avevo ben saldi ed essendo consapevole di avere la responsabilità di crescere ed accudire mia figlia. Altro motivo della scelta fu che la psicologia umana mi ha sempre affascinata.
D) Nadia, secondo te esiste la solidarietà umana e, se sì, in che misura?
R) Premesso che la solidarietà umana debba consistere soprattutto nel dare se stessi, ossia mettere se stessi al servizio del prossimo, secondo me non esiste se non in pochissimi casi, ma, se parliamo di solidarietà verso i propri familiari, essa diventa un obbligo morale.
D) Come ti comporti in caso di limiti che ti vengono posti quando, pur volendo aiutare una persona, ti viene impedito di farlo perché non sei parte integrante della famiglia?
R) Nella mia vita ho spesso avuto a che fare con persone soggette all’uso della droga, o con loro familiari e ho persino vissuto da vicino casi di suicidio.
Racconto uno dei tanti episodi accadutimi. La figlia di una mia carissima amica era entrata in depressione post-parto (ma forse un inizio di depressione era già in atto prima). Io le parlavo molto, essendo molto amica della mamma e anche della ragazza, coetanea di mia figlia. Ad un certo punto mi accorsi che mentre io da un lato costruivo, cercando di stabilire un rapporto di fiducia con la ragazza, la madre, dal canto suo, demoliva tutto ciò, dicendo alla figlia che io le dicevo solo sciocchezze. Bisogna anche dire che la mamma non contribuiva ad innalzare il grado di autostima della figlia considerandola spesso una nullità. Ciò nel tempo ha rafforzato questa depressione già latente e scoppiata, poi, in maniera eclatante, dopo il parto. Dopo alcuni di questi miei interventi, notai che la mamma, quando ci incrociavamo per strada, mi evitava. Da allora mi ritirai in buon ordine. Nel tempo sono venuta a conoscenza che la ragazza è stata seguita da uno psichiatra e che forse (deduzione mia) lo psichiatra ha adottato le mie stesse tecniche e quindi adesso la mamma si è riavvicinata, ma non ammetterà mai che agivo nel giusto. Io sono dell’avviso che le incertezze e le fragilità psicologiche nei giovani vadano affrontate fin da piccoli responsabilizzandoli in maniera adeguata.
D) Secondo te chi soffre di più: chi, dopo un percorso abbastanza difficile e oppresso dalle proprie problematiche, si toglie la vita o i familiari che restano sgomenti di fronte a tale tragedia?
R) Soffre di più chi si toglie la vita quando si accorge che i suoi messaggi di aiuto non vengono recepiti e, pertanto si prende la difficile e tragica decisione del suicidio. Che momenti terribili saranno!!!!!
D) E’ facile per un genitore raccogliere il grido di aiuto che, silenziosamente, un figlio lancia?
R) Certamente il “mestiere di genitori” non è facile e non lo si impara su nessun manuale, solo sul “campo”, ma è anche vero, come dicevo prima, che la loro presenza vigile e costante e un dialogo continuo dovrebbe far loro avvertire i campanelli di allarme di un eventuale insorgere di depressione. I giovani, e soprattutto gli adolescenti, vanno seguiti, stimolati a parlare ed ascoltati. Dialogo, dialogo dialogo!!! Solo così si può evitare di incorrere poi…in gravi depressioni che portano spesso al suicidio.
Il suicidio in età giovanile rappresenta una causa di morte abbastanza frequente.
Pertanto, la diagnosi precoce ed un trattamento etico e responsabile dei genitori, pronti a cogliere il campanello di allarme, sono i passi necessari per portare alla guarigione il giovane paziente.
Per la valutazione della diagnosi precoce si devono tenere in considerazione numerose spie che compaiono con alterazioni delle normali abitudini di vita o del comportamento e che i genitori, in primis, devono essere molto attenti a captare; infatti i sintomi iniziali di depressione possono essere ben mascherati e possono poi manifestarsi in maniera conclamata successivamente.
L’aiuto dei propri familiari e, in alcuni casi, il trattamento psicoterapeutico, sono da prendere in considerazione all’insorgenza dei primi sintomi di depressione, in modo da ridurre in maniera significativa il rischio di suicidio.
Spero, con le risposte date in questa intervista, di aver esplicitato al massimo il mio pensiero che, nel commento, forse è risultato insufficiente ed incompleto. Non mi stancherò mai di dire: DIALOGATE CON I VOSTRI FIGLI!
L'argomento rimane aperto, spero ci sarà occasione di parlare ancora delle problematiche dei giovani. Non se ne parla mai abbastanza.
Grazie per l’attenzione!!!

P.S. Grazie Nadia per questa intervista, in cui hai voluto chiarire con noi il tuo pensiero!!!
