Spesso vediamo su riviste e giornali alcuni “giochini” di illusioni ottiche, ma cosa sono in realtà?
Le illusioni ottiche consistono in fenomeni per cui le sensazioni visive generano, in determinate circostanze, delle false interpretazioni delle dimensioni, forme o colori di particolari figure e oggetti. La più comune illusione ottica è quella prospettica, in base alla quale è possibile ricavare da una figura in due dimensioni il senso della profondità.
Tale illusione si basa sul fatto che nella realtà gli oggetti più distanti appaiono rimpiccioliti e che quindi un oggetto rimpicciolito, in opportune condizioni, provoca la sensazione della lontananza. In molti casi il realizzarsi di particolari circostanze altera i normali processi di percezione, dando origine al fenomeno dell' illusione ottica.
Consideriamo, ad esempio, uno stesso quadrato bianco, una prima volta disposto al centro di un quadrato scuro molto più grande e una seconda volta semplicemente bordato di scuro: nel primo caso il quadrato bianco appare più piccolo che nel secondo.
La spiegazione del fenomeno risiede nel fatto che nell'immagine della figura che l'occhio forma sulla retina, il quadrato scuro esterno, nel primo caso, oscura il bordo del quadrato bianco interno il quale, pertanto, appare di dimensioni ridotte. Fenomeni analoghi al precedente si possono dare in molte altre condizioni, anche con figure variamente colorate; in questo ultimo caso possono verificarsi illusioni ottiche che falsano il tono dei diversi colori.
Affinchè l’immagine venga ricostruita correttamente dal cervello, l’osservatore deve occupare una posizione specifica; gli occhi osservano e il cervello rielabora le immagini. Ma la realtà non è come ci appare, è l'arte dell'illusione ottica a farla apparire reale. Uno dei motivi del fascino delle illusioni ottiche è la loro capacità di aprirci una porta su mondi concepibili eppure assurdi e allo stesso tempo di ricordarci che non tutto quello che possiamo immaginare o che ci sembra reale lo è necessariamente.
coniglio o papera?
Due facce o una?
Due giovani o due vecchi?
I due cerchi arancioni centrali hanno lo stesso diametro
Il libro di Mach. Vediamo un libro aperto verso di noi o il suo dorso?
Il vaso di Rubin. Due visi o un vaso?
E' il volto di un' anziana donna o di una giovane donna?
Qual è il pensiero fisso di Freud?
Quale dei due segmenti orizzontali è più lungo?
Si vedono tre volti: una giovane, una vecchia ed un uomo baffuto
Un teschio o una donna allo specchio?
Un vecchio o un giovane?
Una serie di calici. Ma siete sicuri?
Ed ora ... provate a "giocare" con il video!!!!! BUON DIVERTIMENTO
Grande risalto è stato dato dai giornali del 30 ottobre 2009 al tragico caso di un giovane che si è lasciato travolgere dalla metropolitana a Roma.
Il Messaggero l’ha chiamato Francesco e ha scritto nei titoli: Francesco, 25 anni, alla famiglia aveva detto di essere ad un passo dalla laurea ma gli mancavano ancora 20 esami.
E nel corpo di un articolo a firma di Veronica Cursi si dice: “Non riusciva a colmare quegli spazi vuoti nel libretto universitario.
E nemmeno il dolore, la paura, la vergogna di deludere i genitori che lo credevano uno studente modello e invece per Francesco, 25 anni, di Ascoli Piceno, in trasferta a Roma per studiare giurisprudenza e diventare avvocato, la laurea era ancora molto lontana.
Troppo difficile fare marcia indietro, ammettere di avere mentito per mesi tutte le volte che ai suoi raccontava di un successo universitario. A casa ormai già si fantasticava su quel giorno, sui festeggiamenti, sui regali per il “dottore” laureato alla Luiss. Per la famiglia avrebbe dovuto laurearsi a giorni e invece era ancora indietro di venti esami. Un’umiliazione troppo grande per lui che….ha preferito uccidersi piuttosto che ammettere la verità.”.Più gravi le ammissioni dell’Università: “Conoscevamo la situazione del ragazzo -ammette il Preside della Facoltà di Giurisprudenza….- per 6 o 8 volte era stato contattato dal nostro servizio Luiss ti ascolta, fatto da psicologi e funzionari. L’ultimo colloquio era avvenuto lo scorso settembre, anche in quel caso il ragazzo aveva promesso che avrebbe ripreso a sostenere gli esami” “….essendo maggiorenne….per un problema di privacy non abbiamo potuto contattare la famiglia”.
E sulla vicenda interviene anche il sindaco Alemanno: “Non credo che si possano trattare come minorenni gli studenti universitari. Sono le famiglie che devono vigilare di più, essere più vicini ai loro figli. Gli esami sono atti pubblici e i familiari hanno la possibilità di informarsi”.
Ci sono tanti elementi per le nostre osservazioni. Aggiungo soltanto che porto ancora la pena in cuore per la scomparsa di uno di questi giovani, suicida per motivi analoghi. Non siamo così forti come sembra, e le nostre debolezze spesso le nascondiamo a parenti, amici, a tutti. E quando ci sentiamo quasi avviluppati nelle spire di una piovra preferiamo scomparire, levare il disturbo.
Ed è certo colpa di noi stessi, in primo luogo, ma forse avremmo potuto salvarci o essere salvati.