Ed eccomi a rendervi partecipi di questo altro viaggetto da me effettuato nel giorno 31 ottobre e 1 novembre. Siete pronti??? E …allora…SI PARTE!!!!

Il viaggio è alla volta di Bolsena, per scoprire una parte della “TERRA DEGLI ETRUSCHI”.

E’ un viaggio all'interno delle terre, della cultura ereditata dal glorioso popolo degli Etruschi in un ambiente ancora selvaggio e incontaminato ricco di colori, sapori, suoni e profumi come in pochi luoghi si possono trovare. Si trova al centro di un importante crocevia culturale e naturalistico in uno dei contesti più belli e caratteristici d'Italia, tra Lazio, Toscana ed Umbria ed è a poca distanza dalla città dei Papi "Viterbo".

Il Lago di Bolsena, portale di entrata della Tuscia, terra di Storia e Tradizioni millenarie viene denominato anche "il lago che si beve" grazie alle ottime condizioni di trasparenza e limpidezza della sua acqua.

Il lago di Bolsena (qualche notizia)

lago_di_bolsenaIl Lago di Bolsena è situato nell'alto Lazio, nella caldera principale del complesso vulcanico Vulsinio. Ha forma ellittica e vi emergono due isole, Bisentina e Martana, probabili residui di crateri vulcanici ed è circondato in buona parte dalla catena dei Monti Vulsini. Alimentato principalmente da acqua piovana, ha numerosi immissari di portata modesta mentre il fiume Marta, unico emissario, nasce dal porto dell'omonimo centro abitato e sfocia nel Mar Tirreno. Sulle fertili sponde ai boschi di querce e castagni si alternano coltivazioni di vite, olivo e ortaggi. Fra le molteplici attrattive turistiche ci sono quelle di genere archeologico e culturale; sulle rive del lago si sono succedute, infatti, la civiltà Villanoviana, l'Etrusca e la Romana, mentre il periodo medioevale, non meno importante, ha lasciato segni indelebili nei piccoli centri che lo circondano. Una strada di circa 60 Km lo circonda e sia che ci si trovi a pochi metri da riva oppure distante sulle coste, il panorama che offre è sempre molto spettacolare.

Dopo gli Etruschi, i Romani e le invasioni barbariche, la chiesa e i nobili, fra i quali eccelsero i Farnese, segnarono la storia recente del comprensorio.

Nelle acque del lago i pesci sono ancora numerosi; le anguille, già note ai Romani, sono citate da Dante nella Divina Commedia. I principali pesci presenti attualmente, oltre alle citate anguille, sono: l'ottimo coregone, il luccio, il persico reale, il persico trota, la carpa, la tinca, la scardola (qui chiamata impropriamente lasca) e infine il piccolo latterino, che spesso è preda di pesci predatori e di uccelli acquatici.

Dopo Bolsena, con l’aiuto di una guida, siamo andati a visitare Civita di Bagnoregio, denominata “la città che muore”.

Civita_di_BagnoregioStoria, arte, cultura e tradizioni, sono i requisiti fondamentali di un territorio che sembra quasi essersi fermato in un passato ricco di avvenimenti. Civita di Bagnoregio è un esempio di meraviglia unico nel suo genere. Unita al mondo solo da un lungo e stretto ponte, la "Città che muore", ormai da tempo così chiamata a causa dei lenti franamenti delle pareti di tufo, racchiude un ciuffo di case medioevali ed una popolazione di pochissime famiglie. Appoggiata dolcemente su un cucuzzolo, la cittadina sovrasta imperiosamente l'immensa vallata sottostante, offrendo così al turista un incantevole e indimenticabile scenario. Situata sulla cima di un colle tra le vallate formate dai torrenti Chiaro e Torbido, Civita  appare arroccata su uno sperone di roccia sovrastando l' ampia conca increspata dai “calanchi”.

calanchiQuesto isolamento é il risultato di una irrefrenabile erosione che vede lo sperone tufaceo progressivamente assottigliarsi su un sottostante strato argilloso anch'esso instabile poichè per la sua natura geologica é destinato a subire l' azione erosiva degli agenti atmosferici che lo modellano nelle tipiche forme dei “calanchi” (piccoli bacini delimitati da creste e pinnacoli creati dall'azione dilagante della pioggia sull'argilla).  Oggi Civita è un luogo incantato, dove il tempo non sembra scorrere più. La totale assenza di automobili rende l'atmosfera all'interno di Civita ancora più irreale.

 Di seguito la visita di Montefiascone

Il nome

montefiascone PANORAMALe radici del toponimo Monte Fiascone (dovuto al fatto che si trova a 600 m s.l.d.m. e per via dell'EST! EST!! EST!!!) sono ammesse ad ammettere un Mons Faliscorum, con riferimento ai Falisci, che sarebbero approdati da queste parti dopo la distruzione dei vari centri dell'ager faliscus ad opera dei romani. C’è anche l'improbabile ipotesi di Mons Phisconis, dal nome di una popolazione di origine greca, ma ciò è soltanto una pura casualità.

 

 La chiesa di san Flaviano

san flavianoL’edificio di culto principale della piccola cittadina, è la Chiesa di san Flaviano, eretta sulla strada che porta direttamente a Orvieto, risalente al XII sec. Possiamo risalire al secolo preciso, grazie al campanile romanico a vela che lo testimonia. La facciata della chiesa, è rimasta incompiuta dalla seconda metà del XIII secolo, è formato nella parte inferiore da tre arcate gotiche coronate da una loggia risalente al periodo del XVI secolo. Nell’arcata centrale si apre il portale, costruito in stile gotico, che permette l’immissione nella chiesa inferiore, formata da tre navate con tre absidi disposte ad arco. Appena si entra, sulla destra è situata la famosa pietra tombale del prelato Giovanni Fugger (vedi più sotto la leggenda). L’interno della chiesa è decorato da un capitello della penultima colonna a destra dove c’è una figura umoristica, nell’ultimo pilastro destro c’è un ciborio che risale al XIII secolo.  Ci sono degli affreschi risalenti al XVI secolo che decorano le tre absidi; nella parete d’ingresso c’è la Crocifissione e Vita di Santa Caterina, che sono degli affreschi risalenti al XV secolo. Per accedere alla chiesa superiore occorre passare per una scala situata nel fondo della navata destra, anche questa è a tre navate, divise da basse colonne con archi, al centro della nave mediana si apre uno spazio rettangolare dal quale si scorge la chiesa inferiore.

Storia

Sorge alle pendici del Colle Falisco, lungo la via Cassia, nel luogo in cui si ebbe il primo nucleo dell'insediamento abitativo, spostatosi poi sulla sommità dell’altura, a seguito della distruzione del borgo da parte dei Viterbesi, nel 1187.  La chiesa dapprima era dedicata alla Vergine e, infatti, compare con il titolo di Santa Maria in un documento della metà del IX secolo. Successivamente prese il nome dalle reliquie del martire Flaviano, in essa custodite.

Gli affreschi

Complesso ciclo di affreschi, realizzati in un arco di tempo che va dal XIV al XVI secolo e che comprendono più di una Crocifissione, le storie di San Nicola da Bari, San Michele Arcangelo, San Flaviano tra Santa Caterina d'Alessandria; compare l'Annunciazione, la scena della Natività e quella dell'Adorazione dei Magi; Cristo in trono tra San Pietro e San Paolo; i quattro Apostoli, un corteo di quattro vescovi; i resti di una Dormitio Virginis; l'immagine acefala di San Francesco; Santa Margherita d'Alessandria con un drago; le Storie della vita di Santa Caterina e quelle di Santa Faustina. La Cappella degli Innocenti conserva affreschi cinquecenteschi tra cui “La strage degli Innocenti” in un paesaggio che ricorda quello del lago di Bolsena con uno scorcio della cittadina di Montefiascone e la chiesa di San Flaviano. Nel catino dell'abside centrale compare “Cristo benedicente tra angeli apocalittici”. Ai suoi lati si trovano San Paolo e un’altra figura identificata, con San Giovanni Battista o con San Pietro. Al di sotto si pone l'immagine di San Flaviano martire a cavallo e con il vessillo crociato. Gli affreschi delle absidi laterali del XVI secolo mostrano il Battesimo di Cristo nel Giordano tra Santa Lucia e San Martino, una Annunciazione ed altre scene di vite di santi. 

Leggenda  sul vino “Est est est”esy est est

Il nome di questo vino deriva da una leggenda.

Nell'anno 1111 Enrico V di Germania stava raggiungendo Roma con il suo esercito per ricevere dal papa Pasquale II la corona di Imperatore del Sacro Romano Impero. Al suo seguito si trovava anche un vescovo, Johannes Defuk (o Giovanni Fugger), intenditore di vini. Per soddisfare questa sua passione alla scoperta di nuovi sapori, il vescovo mandava il suo coppiere Martino in avanscoperta, con l'incarico di precederlo lungo la via per Roma, per assaggiare e scegliere i vini migliori.

est est estI due avevano concordato un segnale in codice: qualora Martino avesse trovato del buon vino, avrebbe dovuto scrivere "est", ovvero "c'è" vicino alla porta della locanda, e, se il vino era molto buono, doveva scrivere "est est". Il servo, una volta arrivato a Montefiascone e assaggiato il vino locale, non poté in altro modo comunicare la qualità eccezionale di quel vino, decise di ripetere per tre volte il segnale convenuto e di rafforzare il messaggio con ben sei punti esclamativi: EST! EST!! EST!!! Il vescovo, arrivato in paese, condivise il giudizio del suo coppiere e prolungò la sua permanenza a Montefiascone per tre giorni. Addirittura, al termine della missione imperiale vi tornò, fermandosi fino al giorno della sua morte (avvenuta, pare, per un eccesso di bevute). Venne sepolto nella chiesa di San Flaviano, dove ancora si può leggere, sulla lapide in peperino grigio, l'iscrizione: "Per il troppo EST! qui giace morto il mio signore Johannes Defuk". In riconoscenza dell'ospitalità il vescovo lasciò alla cittadinanza di Montefiascone un'eredità di 24.000 scudi, a condizione che ad ogni anniversario della sua morte una botticella di vino venisse versata sul sepolcro, tradizione che venne ripetuta per diversi secoli. Da questa vicenda nasce il Corteo Storico falisco e viene tratta la manifestazione “Fiera del Vino”, che si svolge ogni anno nel mese di agosto.

A fine giornata si ritorna in albergo per la cena  per poi riprendere, il breve tour, l’indomani mattina alla volta di Viterbo. (2^ tappa)

viterboViterbo è il capoluogo dell'omonima provincia, abitualmente detta Tuscia. Conosciuta in tutto il mondo come la Città dei Papi, è situata al centro della provincia, a ridosso dei Monti Cimini fra il Lago di Vico e quello di Bolsena. Netta la differenza urbanistica fra il centro storico di stampo medioevale e la periferia caratterizzata da palazzi di concezione moderna. La città medievale nasce da una fortificazione longobarda che divideva i possessi nella Tuscia dal ducato bizantino di Roma.

Nel 1099, grazie al notevole incremento demografico, si passa dallo stato di “castrum” ad uno stato con istituzioni comunali.

Inizia in questo secolo il periodo di fioritura della città che si assicura il possesso di vari castelli e la protezione di Federico I con la quale avrà il diritto di espansione.

Nel 1172 la città di Ferento viene distrutta e il suo simbolo, la Palma, viene aggiunto al Leone di Viterbo, diventando così emblema della città.

All’inizio del XIII secolo Papa Innocenzo III cerca di costituire uno stato territoriale a Viterbo che, non essendo d’accordo, chiede aiuto all’imperatore Federico I dando così inizio alla lotta tra Guelfi e Ghibellini che durerà fino al 1250 circa.

In questo contesto storico ritroviamo le vicende della patrona di Viterbo, Santa Rosa, che si oppose ai ghibellini e all’assalto di Federico II.

Successivamente alla disfatta nei confronti di Federico II e alla vittoria interna dei Guelfi, Viterbo assume il ruolo di sede papale.

Il primo episodio che incrinerà questo equilibrio sarà l’elezione di Gregorio X, per la quale furono impiegati 3 anni: il popolo viterbese stanco dell’indecisione chiuse a chiave i cardinali (conclave: dal latino clausi cum clave), li nutrì di pane e acqua e scoperchiò il tetto lasciandoli sotto le intemperie.

L’ultima elezione papale fu nel 1281 quando il neo-eletto Martino IV decise di abbandonare Viterbo a seguito dell’’irruzione dei viterbesi durante il conclave.

Il trasferimento della sede papale ad Avignone comporterà la decadenza di Viterbo, che aveva raggiunto il massimo splendore, e la riapertura delle lotte tra fazioni interne.

Da questo momento in poi, nonostante il periodo signorile, Viterbo è legata alle sorti dello Stato Pontificio e, a seguito dell’Unità D’Italia, sarà assorbita dalla provincia di Roma e la qualifica di capoluogo le sarà riconsegnata solo nel 1927.

Il Palazzo dei Papi 

palazzo_papi_01Il centro di Viterbo offre numerosissime oltre che importanti opere d'arte. La più famosa è certo il Palazzo dei Papi, costruito fra il 1255 e il 1266 sul colle di San Lorenzo per proteggere il pontefice, con la celebre loggia formata in un solo lato da sette archi sorretti da esili colonnine binate che si intrecciano formando una elegante trabeazione. Dalla loggia si entra nella grande Sala del Conclave, teatro della famosa elezione di papa Clemente X (vedi sopra).

 

Il Duomo di San Lorenzo  

duomo san lorenzoAccanto al Palazzo dei Papi sorge anche il Duomo, dedicato a San Lorenzo. Il Duomo fu eretto nel corso del XII secolo sul terreno ove era sita una piccola chiesa del VII secolo dedicata a San Lorenzo, a sua volta edificata sulle rovine di un tempio pagano dedicato ad Ercole, ma la sua facciata risale solo al 1570, quando fu realizzata su disposizione dell'allora vescovo della diocesi e futuro cardinale Giovanni Francesco Gambara. Il Duomo ha subito notevoli danni durante un bombardamento della città da parte degli alleati nel 1944. Il restauro successivo ha restituito parte della struttura romanica preesistente ai rimaneggiamenti eseguiti durante il periodo barocco. Il campanile trecentesco è formato nella parte alta da strati segnati da doppie bifore e da fasce policrome orizzontali.

Lo spazio interno è articolato in tre navate separate da due file di colonne culminanti in eleganti capitelli. Il pavimento è in stile cosmatesco. Nella zona absidale della navata sinistra vi è il sepolcro di papa Clemente IV e poco distante è sita una pregevole tavola del XII secolo raffigurante la Madonna della Carbonara di stile bizantino. La leggenda dice che nella chiesa sia stato sepolto anche papa Alessandro IV ma che la sua salma sia stata spostata successivamente in luogo segreto, ma sempre nella chiesa, per sottrarla a violazioni da parte dei suoi nemici.

La città medievale 

Poco distante da piazza del Duomo si estende il vecchio quartiere medievale, conservato quasi integro, di San Pellegrino: qui si incontrano numerose case dotate di profferlo, la scala a vista tipica dell'architettura viterbese. Interessante anche la piazza del Plebiscito, meglio conosciuta dai Viterbesi come "Piazza del Comune" dove hanno sede il Municipio e la Prefettura. A lato del Corso, la chiesa di Santa Rosa, edificata su una piccola altura accanto alla casa della patrona di Viterbo.

Particolari della città sono anche le numerose gallerie sotterranee scavate nel tufo, che mettono in comunicazione gran parte degli edifici del centro storico. Oggi sono utilizzate come cantine; sono state utilizzate ancora nella seconda guerra mondiale come rifugio della popolazione durante i bombardamenti aerei che colpirono duramente la città nel 1943-44.

Da non dimenticare infine il grandioso Presepe, oggi presso il Museo Civico, opera del pittore viterbese del XV secolo Antonio del Massaro, detto il Pastura.

La mattinata si è conclusa in un bellissimo bar, quasi in  Piazza delle Erbe,  con un aperitivo e poi tutti al ristorante "Al vecchio orologio" in via "Dell' Orologio Vecchio"  ( a pochi passi da Piazza delle Erbe). Nel primo pomeriggio, soddisfatti e consapevoli di aver visto qualche altra bellezza della nostra Italia, ci siamo messi in viaggio per ritornare a Napoli.

P.S. Tutte le notizie storiche, riguardanti i centri visitati,  ci sono state esposte  dalla guida e, poiche’ non le ricordavo tutte, mi sono documentata su  internet cercando di trovare proprio quelle ascoltate.

Grazie per avermi letto e viaggiato con me!!!!

 

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caduta del muro9 novembre 1989: dopo 28 anni cade il Muro di Berlino, l’emblema del mondo diviso in due tra Occidente e blocco sovietico, costato la vita a moltissimi cittadini mentre tentavano di passare da Berlino Est a Berlino Ovest. La  prima vittima uccisa nel 1962 mentre cercava di scavalcare il Muro fu un ragazzo: Peter Fechter.

Per 28 anni, dal 1961 al 1989, il muro di Berlino ha tagliato in due non solo una città, ma un intero paese. Fu il simbolo della divisione del mondo in una sfera d'influenza americana e una sovietica, fu il simbolo più crudele della Guerra Fredda.

 Un po’ la sua storia (anche se è ben conosciuta da tutti).

Come diretta conseguenza della seconda guerra mondiale e della guerra fredda, la Germania, nel 1949, fu divisa. Sul piano economico la Germania occidentale visse negli anni 50 un fortissimo boom, erano gli anni del cosiddetto "Wirtschaftswunder" (miracolo economico). Aiutata all'inizio dai soldi americani, la Germania Federale riuscì in breve tempo a diventare nuovamente una nazione rispettata per la sua forza economica.

La parte orientale faceva molto più fatica a riprendersi: era svantaggiata all'inizio per le pesanti richieste economiche fatte dall'Unione Sovietica per riparare i danni subiti nella guerra e per la mancanza di aiuti paragonabili a quelli che riceveva la parte occidentale. Inoltre la rigida struttura di pianificazione nazionale dell'economia non favorì lo stesso sviluppo come nella parte occidentale del paese. Più i due paesi si stabilivano al livello politico, più si facevano sentire le differenze per quanto riguarda lo standard di vita.

In quegli anni il confine tra est ed ovest non era ancora insuperabile e per tutti gli anni '50 centinaia di migliaia di persone fuggivano ogni anno dall'est all'ovest, per la maggior parte erano giovani con meno di 30 anni e spesso persone con una buona formazione professionale, laureati, operai specializzati e artigiani, che all'ovest si aspettavano un futuro più redditizio e più libero. Questo continuo dissanguamento stava diventando un pericolo serio per la Germania dell'est ed era un'ulteriore causa delle difficoltà economiche di questo stato.

 L'erezione del muro

muro3Nelle prime ore del 13 agosto del 1961 le unità armate della Germania dell'est interruppero tutti i collegamenti tra Berlino est e ovest e iniziavano a costruire, davanti agli occhi esterrefatti degli abitanti di tutte e due le parti, un muro insuperabile che avrebbe attraversato tutta la città, che avrebbe diviso le famiglie in due e tagliato la strada tra casa e posto di lavoro, scuola e università. Non solo a Berlino. ma in tutta la Germania, il confine tra est ed ovest diventò una trappola mortale. I soldati ricevettero l'ordine di sparare su tutti quelli che cercano di attraversare la zona di confine che con gli anni fu attrezzata con dei macchinari sempre più terrificanti, con mine anti-uomo, filo spinato alimentato con corrente ad alta tensione, e addirittura con degli impianti che sparavano automaticamente su tutto quello che si muoveva nella cosiddetta "striscia della morte".

 13 agosto 1961: viene eretto il muro di Berlino

Bloccato quasi completamente il dissanguamento economico dello stato, negli anni ‘60 e ‘70 la DDR (in tedesco Deutsche Demokratische Republik), nota anche come Germania Est, visse anch'essa un boom economico. Tra gli stati dell'est diventò la nazione economicamente più forte e i tedeschi cominciarono a rassegnarsi alla divisione. Di riunificazione si parlava sempre meno e solo durante le commemorazioni e le feste nazionali.

La caduta del muro

muro2Quello che infine, per la grande sorpresa di tutti e nel giro di pochissimo tempogorby2 portò alla riunificazione furono due fattori: l'arrivo di Gorbaciov come leader dell'Unione Sovietica e le crescenti difficoltà politiche ed economiche dei paesi dell'est e specialmente della DDR. Con la "Perestroika", cioè la radicale trasformazione della politica e della economia, che doveva portare alla trasparenza politica, Gorbaciov cominciò a cambiare strada all'Unione Sovietica.

I dirigenti della DDR videro questo processo prima con un certo imbarazzo e poi con crescente resistenza. Nel corso del 1989, i cambiamenti democratici, le piccole rivoluzioni nell'economia e nella politica in Polonia, in Ungheria e nell'Unione Sovietica riempivano ogni giorno i giornali in tutta l'Europa, solo nella DDR il tempo sembrava essersi fermato, ma molta gente adesso era impaziente e cominciò a protestare e manifestare apertamente.

Ogni tentativo di lasciare la DDR in direzione ovest equivaleva ancora a un suicidio, ma nell'estate del '89 la gente della DDR trovò un'altra via di fuga: erano le ambasciate della Germania Federale a Praga, Varsavia e Budapest (il territorio occidentale dove si poteva arrivare molto più facilmente!) Cominciò un assalto in massa a queste tre ambasciate che dovevano ospitare migliaia di persone stanche di vivere nella DDR. Ma il colpo decisivo arrivò quando l'Ungheria, il 10 settembre, aprì i suoi confini con l'Austria. Ora, la strada dalla Germania dell'est all'ovest (attraverso l'Ungheria e l'Austria) era libera! La valanga di fuga stava diventando inarrestabile.

Anche l'ultimo tentativo da parte del governo della DDR di salvare il salvabile, cioè il cambiamento dei vertici del partito comunista e del governo non servì a nulla. Quando la sera del 9 novembre un portavoce del governo della DDR annunciò una riforma molto ampia della legge sui viaggi all'estero, la gente di Berlino est lo interpretò a modo suo: il muro doveva sparire. Migliaia di persone si riunivano all'est davanti al muro, ancora sorvegliato dai soldati, ma migliaia di persone stavano anche aspettando dall'altra parte del muro, all'ovest, con ansia e preoccupazione. Nell'incredibile confusione di quella notte, qualcuno, e ancora oggi non si sa esattamente chi sia stato, dette l'ordine ai soldati di ritirarsi e, tra lacrime ed abbracci, migliaia di persone dall'est e dall'ovest, scavalcando il muro, si incontravano per la prima volta dopo 28 anni.

Tante le  iniziative in Tv   in occasione del ventennale di questo avvenimento per restituire soprattutto ai giovani le emozioni e la percezione di quello che avvenne quel giorno. 

domino-actionMa la celebrazione più importante è quella che ci sarà a Berlino, davanti alla Porta di Brandeburgo, dove verranno fatti cadere, ad effetto domino, tanti blocchi di muri; ciò avverrà alla presenza di Angela Merkel (Cancelliere della Germania), Ilary Clinton (Segretario di Stato degli Stati Uniti), Silvio Berlusconi (il nostro Presidente del Consiglio) e tante altre autorità. 

Tante iniziative, ma un unico messaggio: “Mai più MURI, il mondo nuovo e il modo di pensare senza contrapposizioni nati 20 anni fa sono un grande tesoro, non buttiamolo via!” (Mario Giordano, direttore di Studio Aperto, Italia1).

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