Ecco un altro bel saggio della sapiente arte dello scrivere semplice e in maniera coinvolgente di Giulio, detto "il maledetto toscano" come lui stesso ama definirsi, ma credetemi, per quel poco che io possa conoscerlo, di maledetto non ha proprio nulla, anzi credo abbia un animo molto sensibile. Inoltre ama moltissimo la sua terra e trasfonde questo suo "amore" nei suoi scritti.
Spesso mi chiedo se ha senso vivere in questo paese , ma poi mi pento subito di aver pensato una cosa simile. Proprio io che tante volte ho parlato di questo borgo come se parlassi di mio padre. Io, che in ogni sasso che affiora dai muri delle case, ho scavato la storia dei miei vecchi. Ma sovente ritorna alla mia mente la domanda:”Ha senso vivere in questo paese ?” Poi mi accorgo che le mie radici sono qui, tra queste case di sasso morto, e una pianta adulta non puoi sradicarla e piantarla altrove. Così facendo essa muore, non attecchisce: anche se affonda le sue radici in un'altra terra e prepotente s’innalza verso il cielo, il colore della sua anima sarà sempre diverso.
Che silenzio, che tristezza. Però al mattino quando il sole spunta di dietro la Pania della Croce e
illumina il paese e il bosco, caspita! E’ un'altra cosa. Gli occhi ti sorridono: i colori diventano vivaci, i fiori hanno un profumo diverso, le acque dei ruscelli cantano, gli uccelli fischiano allegri, e quel gatto che ieri sera miagolava forte e che gli avresti tirato una scarpa, ora lo accarezzeresti.
Non lo so cosa mi succede. Se guardo i campi così abbandonati, con quei rovi e felci che avanzano come piovre fagogitando le fatiche dei vecchi, e che piano piano ritorneranno boschi, che delusione, che rabbia.
Ma poi a primavera qualcuno coltiva il suo campetto, un po’ qui, un po’ là, ed è bello vedere quei fazzoletti di terra ordinati , con le zolle che s’aprono al sole , e i solchi seminati che si rincorrono panciuti da ciglio a ciglio. Il bosco riprende il suo colore, ricama il mantello per l’estate. E allora: profumo di ginestre, di castagno, di timo, di maggiorana, di nepitella, di origano, di eriche, di rosmarino,di mortella, di alloro, di salvia… Anche la salvia ha un profumo diverso quassù, ha più aroma, ecco! Però, sono stufo di vedere sempre le stesse cose! Ormai conosco ogni forra dei monti, ogni insenatura.
Anche le poiane di Monte Cavallo sono sempre le stesse. E quell’allocco che a notte fonda fa la serenata e non mi fa dormire, gli tirerei il collo.
Anche le campane hanno un suono diverso: si muovono con il sistema elettrico, non hanno più quello scampanio a distesa, ma sembra che qualcuno si diverta a picchiarci sopra con un martello. Non è il suono che invita i fedeli alla S. Messa, ma un tramestio di pentole rovesciate dalla finestra.
Però è bello il mio paese! Con quelle case che si abbracciano, che si sorreggono in una pisalanca di tetti, ti dà un senso di armonia , di intimità paesana.
Nel periodo invernale sembra che la gente vada in letargo. Giri per le vie del paese ma non incontri nessuno. Arriva la neve che ricopre i monti, il bosco, il paese.
Che spettacolo! Un unico grande tetto di cotone bianco soffice, soffice, mentre i camini delle case soffiano nel cielo il loro caldo respiro. Le grida delle mamme che richiamano i bimbi che giocano con la neve. I merli e pettirossi che si avvicinano alle case affamati.
E aspetti che ritorni la primavera e l’estate. Le porte si spalancano, le finestre si aprono le vie si popolano di turisti che strusciano gli zoccoli per le vie del paese. Il dialetto che si mescola ad un parlare diverso dal nostro, una chitarra che suona accompagnando un coro di voci allegre…la sera si va a letto tardi.
Però è una ventata di allegria , di novità, di facce nuove, appena il tempo di conoscerci e poi…via . E così ti accorgi che un altro anno è passato in questo paese che vorresti lasciare. : “Il tempo se ne va…” dice il motivo di una canzone.
I capelli ormai sono grigi, i figli sono partiti verso la città, ed io? Sono indeciso e non so cosa fare. Anche le mie radici che sono fissate bene in profondità cominciano a tentennare.
Forse un giorno anch’io me ne dovrò andare con tanta amarezza nel cuore. Però, non voglio pensarci , non so se riuscirò ad abbandonarti paese mio. Però ?!
Ma poi a primavera qualcuno coltiva il suo campetto, un po’ qui, un po’ là, ed è bello vedere quei fazzoletti di terra ordinati , con le zolle che s’aprono al sole , e i solchi seminati che si rincorrono panciuti da ciglio a ciglio. Il bosco riprende il suo colore, ricama il mantello per l’estate. E allora: profumo di ginestre, di castagno, di timo, di maggiorana, di nepitella, di origano, di eriche, di rosmarino,di mortella, di alloro, di salvia… Anche la salvia ha un profumo diverso quassù, ha più aroma, ecco! Però, sono stufo di vedere sempre le stesse cose! Ormai conosco ogni forra dei monti, ogni insenatura.
Anche le poiane di Monte Cavallo sono sempre le stesse. E quell’allocco che a notte fonda fa la serenata e non mi fa dormire, gli tirerei il collo.
Anche le campane hanno un suono diverso: si muovono con il sistema elettrico, non hanno più quello scampanio a distesa, ma sembra che qualcuno si diverta a picchiarci sopra con un martello. Non è il suono che invita i fedeli alla S. Messa, ma un tramestio di pentole rovesciate dalla finestra.
E aspetti che ritorni la primavera e l’estate. Le porte si spalancano, le finestre si aprono le vie si popolano di turisti che strusciano gli zoccoli per le vie del paese. Il dialetto che si mescola ad un parlare diverso dal nostro, una chitarra che suona accompagnando un coro di voci allegre…la sera si va a letto tardi.















