scritto da rosaria3.na il 10 07 2009

Facciamo il punto? Certo, ancora è presto per fare bilanci di alcun tipo. Le difficoltà del Tour sono tutte da affrontare. I campioni affilano le armi. Tutti i corridori, le squadre, gli interessi che ruotano intorno, è tutto un turbinio. I giornali impazzano e sotto sotto hanno i loro  beniamini ed i loro tornaconti.

Ma c’è qualcosa di importante da sottolineare. Ed è il ritorno di

Lance Armstrong

Lance Armstrong

Lance Armstrong. Lui non è il capitano della sua squadra, la Astana, il capitano è Contador. Ma, diciamolo chiaro, ha fatto ancora vedere di che pasta di combattente sia fatto. Gli è quasi riuscito di prendere la maglia gialla e sarebbe stata l’84^ della sua carriera. L’impresa non è stata raggiunta e adesso è secondo, a 22 centesimi dallo svizzero Cancellara, che capeggia ancora la classifica. Terzo è Contador, a 19 secondi.

E’ presto, dicevo. Per fare bilanci o, anche, per tracciare probabili eventi futuri. Ma le polemiche, gli sguardi scuri, i distinguo espressi fanno capire che Lance, il grande texano, è ancora un aspirante vero alla vittoria finale. Personalmente gli facciamo i nostri migliori auguri. 

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Sara...... di Antonello Venditti (L'accostamento della canzone è solo per il nome)

 

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 Ti chiamerò Sarah.

Come la tua gatta.

O anche la mia?

Quando ti sei accorta

che la donna non è

un fortilizio da espugnare,

un castello da cingere

d’assedio e conquistare?

Un territorio da difendere

con le unghie e coi denti?

Ieri, oggi,

presto, tardi?

E’ un piacere,

confondendo i tempi,

vederti muovere,

dirigere, ordinare,

disciplinare,

dare direttive,

mettere a posto i molesti,

indirizzare i timidi,

disprezzare i bugiardi

ed i perditempo.

E’ un piacere

indagare, indovinare

i tuoi pensieri profondi,

i motivi dei tuoi sguardi fuggenti,

delle tue malinconie.

Pesa il fastidio, il dolore

 di chi, volente o nolente,

si sente in guerra col mondo.

Di chi tuttavia vuole esprimere

il mare di dolcezza in cui è immersa.

E non sa come fare, cosa fare.

Forse il tuo improvviso tremore,

uno sguardo inaspettato

che si fissa e fa capire

il bisogno di un contatto

più vivo, più vero,

meno episodico.

Ah, che gioia cogliere

quello sguardo,

cedere ad un invito subito negato,

insistere e raccogliere

nel cavo di mani affettuose

lacrime mai piante,

desideri sempre nascosti,

affetti desiderati e mai raggiunti.

Sono miracoli, questi, Sarah.

Come l’incanto di una notte

dai neri colori ravvivati da

bagliori di luce e poi,

di un mattino in cui anche

la colazione può diventare

un rito. Di un tramonto senza angoscia.

Di una sera da non aspettare

con inquietudine.

Con il passaggio dalla quiete

di uno sprofondo all’incanto

di un paradiso. Forse mai cercato

e tuttavia fortunatamente conquistato.

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