
Rinaldo Nocentini
Questo Nocentini è un emigrato da tre anni in Francia, corre con una squadra francese, ha 31 anni ed è toscano di Arezzo. Bravo, bravissimo. Ha detto che ha cercato l’occasione e l’ha trovata. La maglia l’ha presa quasi per caso ma ce l’ha ed è un orgoglio per noi. Tanto più che potrebbe tenerla, forse, per qualche giorno.
Alberto Contador è andato al secondo posto e Lance Armstrong al terzo (distacchi minimi, 6 e 8 secondi). Si è avvicinato il lussemburghese Schleck mentre Carlos Sastre, altro favorito, è al 15° posto, a 1,49 secondi, ed il russo Menchov al 34° a 5,02. Che sia tagliato fuori?
Mah, è meglio non fare pronostici per ora e celebrare la vittoria dell’Italia e del toscanaccio di riserva (quello vero, vi ricordate? era Gino Bartali, e lui è stato uno degli eroi italiani al Tour de France).

Il "toscanaccio" Gino Bartali

Bicicletta da corsa 1949

Vorrei scrivere un po' di come ho conosciuto questo mondo, queste persone e raccontarvi una storia.
Non scrivo per ostentare chissà quale bravura, quanto per esporre un mondo sconosciuto da molti e che da molti viene commentato e che poi girano la testa dall'altra parte. Sono consapevole delle complessità di questo argomento, mi farebbe piacere che diventasse uno stimolo alla discussione e di confronto. Alla condivisione, alla identificazione di questo mondo, che a parte qualche episodio che fa notizia, nessuno ne parla.
La chiesa ha certamente sviluppato con anticipo una visione più lungimirante rispetto alle istituzioni, parecchi anni or sono. I primi istituti che accoglievano i disabili erano pressocchè tutti cattolici, però ha avuto difficoltà a mio parere a immaginare la persona disabile come partecipazione di diritti e doveri, come artefice della sua esistenza unica, come soggetto attivo, ovvero come credente.
Le cose negli ultimi anni, sono cambiate molto, a mio avviso, nella giusta
direzione con varie strutture pubbliche con vari centri di aggregazione e similari.
L'handicap è uno svantaggio, la convinzione nella nostra società equivale ad una condizione psicofisica interiore da una persona ''normodotata''. L'intento è quasi sempre quello di isolare, di bandire il temine ''handicappato'', considerandolo disprezzato, si cerca di ammorbidire il temine, come se questo portasse in qualche modo alla riduzione della menomazione.
Chi è costui: è una persona che a causa di una situazione particolare, si trova impedito nel fare ciò che altre persone fanno, un uomo/donna
paraplegico al tavolo da lavoro, in auto, in barca, facendo sport, è tutt'altro che disabile.
Davanti ad una gradinata, ad un ascensore piccolo, ad un mezzo di trasporto pubblico non adeguato, è handicappato. Il nostro sforzo non deve essere quello di modificare il termine o inventarne di nuovi ma piuttosto di educare la gente a guardare ogni uomo per la dignità del suo essere tale.
Credo che superato questo muro, le porte della società si apriranno ancora di più.
LA MIA ESPERIENZA:
Siamo negli anni '80, con il mio lavoro avevo tempo libero e sempre con il mio lavoro, in quel periodo mi portava a rilevare incidenti stradali, a volte tragici e quasi sempre sul luogo del sinistro venivano chiamati gli operatori della C.R.I. (ora 118). Ci si conosceva e un giorno una di queste volontarie mi disse: sai Renzo, non conosci qualche persona che ha il cap (ora c.q.c. = carta qualificazione del conducente-patente professionale per trasporto pubblico, ovvero una patente speciale)? Poichè ci è stato donato un minibus per trasporto dei ragazzi handicappati ma non abbiamo nessun volontario che ha questi requisiti. Io al momento non le dissi che ne ero in possesso ma dopo qualche giorno, dentro di me, c'era qualcosa che non potevo esimere a dare la mia disponibilità, poiché ero in possesso di tale requisito. Iniziai a trasportare questi ragazzi nelle varie strutture dove c'era bisogno e sempre più mi appassionavo in quel mondo che in quegli anni era veramente sconosciuto e rifiutato. Poi, dopo un periodo durato alcuni mesi, per motivi di istituto, venni trasferito in altra sede con altre incombenze, così dovetti abbandonare i ragazzi ma come potevo, andavo sempre a trovarli specialmente d' estate. Li trattenevo con vari giochi di sport. In quel periodo poi con l'Unitalsi Lombardia, andai a Lourdes come barelliere. E' stata un'altra esperienza di vita. Partiti da Milano, mentre si barellavano gli ammalati, notavo sui volti dei miei compagni sentimenti diversi. Per alcuni era già un'esperienza consolidata ed erano felici di poterla ripetere, per altri come me, era la prima volta. Viaggiammo tutta la notte e finalmente dopo 13 ore arrivammo a Lourdes. Mentre aiutiamo i malati nel trasbordo su automezzi attrezzati per il loro trasferimento al Santuario, pensavo: sicuramente tutta questa gente è venuta per qualcosa...ma cosa esattamente?....una grazia o un miracolo?

Lourdes
La risposta nn è così semplice, una cosa è certa, vi è una spinta interiore che accompagnava tutti.
Mi sono reso conto di quanto sia difficile per i diversamente abili, vivere in una società che guarda al benessere, ai propri bisogni e si mette la testa giù per non vedere cosa li circonda.
E' auspicabile e doveroso a questo fine, il coinvolgimento di tutte le istituzioni per avere più sinergia in questo mondo per un significativo inserimento in tutto e per tutto.
Una delle conquiste di maggiore valore etico dello Stato italiano è quello di considerare tutti i cittadini ''uguali'' e di condannare ogni discriminazione che precluda la propria possibilità ad ogni persona.....sarà vero?
Una buona notizia di quest'anno è che c'è una proposta di legge che tutti i comuni di una certa dimensione, avranno una nuova figura nel comparto delle pari opportunità: il disabily-manager.
Un esperto incaricato di rendere la città più accessibile alle persone diversamente abili, dagli ostacoli, ai trasporti e più accessibilità nei luoghi pubblici. Nella nostra vita quotidiana, nel benessere, nella corsa a fare carriera, etc, abbiamo dei benefici a fronte di questi benefici ma abbiamo dimenticato l'attenzione a chi ha problemi.

Partita di Torbal (non vedenti)
bambini....etc......risultato? Lo spazio per tutti questi utenti risulta essere stretto, sicuramente pieno di barriere e ostacoli.
Ora comprendiamo che è importante fermarsi e ricordare, ripensare al cammino fatto fino ad ora della nostra propria vita e riflettere un po'. E magari per una volta nella vita vi siete chiesti osservando queste persone; forse un disabile è più intelligente di me? E la paura per un istante è entrata in voi. Non dite di no, ho sentito questo brivido sulla mia pelle!
Per i portatori di handicap il fenomeno risulta essere dimenticato, gli stessi rivendicano spazi più fruibili, privo delle cosiddette barriere architettoniche. I fenomeni che vi sto descrivendo si registrano in tutto il mondo e non solo in Italia. In Italia però, se mi è consentito fare questa affermazione, da sempre vi è un'attenzione alla qualità del prodotto, voglia di renderlo attraente e appetibile per tutti. I progettisti dimenticano la praticità dell'agevolare la persona con problemi e si portano sui colori, forme. Con il ricorso alle duttilità dimenticando le parole chiave: agevolare-muoversi-vivere.
Tutto ciò che sono, tutto ciò che amo, tutto ciò che rispetto, lo devo anche agli insegnanti che ho appreso in questo mondo sconosciuto e a queste persone tenere, simpatiche e molto intelligenti. Non è nella mia indole vantarmi o raccontare vicende della mia vita privata, ma penso che questo mio scritto faccia ricredere tante persone a una seria riflessione.








