pittoreSoffermandomi davanti a due quadri che feci diversi anni fa, notai che erano collocati  l’uno vicino all’altro e il soggetto era il medesimo. Pensai al motivo di questa scelta, in quanto uno lo intitolai omaggio a Manet mentre l’altro, dipinto dalla stessa angolazione,esprime la   tecnica pittorica da me sempre usata: compresi  il perché di questa scelta, sebbene le due opere fossero state eseguite a distanza di due anni. Il Maestro Manet, come d’altra parte tutti i Grandi Impressionisti mi portano a seguire le loro opere, studiandone,  il più possibile, le tecniche, i loro colori e le soluzioni pittoriche che con maestria mi fanno conoscere e interpretandoli, per  poter a mia volta esprimermi  attraverso  segni e  colori che, con il pennello,  traccio sulla tela.

Entrano da parte mia in gioco emozioni, stati d’animo di quel momento che influiscono molto sul carattere, a volte violento, con toni di colori accesi, a volte tenui  quasi a significare  paradisi celestiali. Mi è sempre piaciuto il contrasto nei colori, esaltando il particolare e sfumandone gli altri.

Può essere anche l’interpretazione della vita, che mi dà momenti di gioia e momenti di sofferenza. Secondo lo stato d’animo l’opera nasce.

Il soggetto dei quadri è la BASILICA DELLA MADONA DELLA SALUTE IN VENEZIA  e il cavalletto è stato posto nel punto dove viene costruito il ponte di barche che collega S. Moisè  e la zona della chiesa di Santa Maria del Giglio con la sponda opposta, per consentire l’attraversamento del Canal grande e quindi il passaggio della processione dei fedeli, per rendere omaggio alla MADONNA affinché, per sua intercessione, protegga loro in buona salute.

La festa della Salute è una devozione prettamente veneziana e sicuramente a minor impatto turistico, è una rievocazione  dei veneziani ed evoca un sincero e profondo sentimento religioso a cui  non intendono mancare.

Un po’ di storia : Venezia  nel diciassettesimo secolo, ha dovuto affrontare problematiche economiche  politiche e sociali.  La peste si presenta dopo 54 anni , decimando metà della popolazione. Nonostante tutte le misure igienico-sanitarie  adottate dalla Serenissima, la situazione non sembrava aver più fine e la popolazione era decimata.

Per il conseguente voto pronunciato da Doge Nicolò Contarini, fece erigere una chiesa per chiedere l’intercessione della MADONNA al fine di porre fine alla pestilenza:

La peste fu debellata nel 1631, la chiesa fu eretta per opera di Baldassare Longhena proprio su Canal Grande e intitolata alla MADONNA DELLA SALUTE.

La tradizione vuole che da quel momento un ponte di barche sia costruito in modo da avvicinare il Santuario alla città

Sono pochissimi i veneziani che mancano all’Appuntamento siano essi religiosi o atei.

In quel giorno attorno alla Basilica e nelle vicinanze, viene allestito un vivace mercato : bancarelle di dolci, palloncini, giocattoli per la gioia dei più piccini, ma altrettante bancarelle di ambulanti che vendono candele votive di tutte le dimensioni per portarle in voto alla MADONNA DELLA SALUTE.

Quindi tradizione religiosa ma popolare che fa incontrare tutti e che oranti si portano all’altare della MADONNA per chiedere la Sua protezione.

 

ALCUNI DIPINTI DELL’  “OPERA PRIMA” 

 (Titolo dato ad  una mostra fatta nel 2005  perchè tutti i dipinti presentati erano stati esposti appunto, per la prima volta).

 

                                                                                         dipinto-giampy-1

dipinto-giampi-3

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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  Spero che possano rendere in fotografia, ma vi assicuro che sono ben diversi. Gioco molto con le profondità dei colori, i miei quadri bisogna vederli da lontano. La foto appiattisce l’immagine sia perché non è in dimensioni reali, sia perché viene a mancare la profondità di campo.

 Spero di non far brutta figura !

 

Giampiero6.ve

 

Nota di Rosaria3.na

Giampietro Baroni è un nostro caro eldynauta (giampietro6.ve) che ho avuto il piacere di conoscere qui in chat, anche se da poco tempo. E’ molto modesto e timido per far apparire le sue capacità pittoriche, ma penso che possiate giudicare da soli, nonostante manchino alcuni elementi che la fotografia annulla, come da lui stesso detto in precedenza.

 

 

Sfogliando il blog “Eldyna” ho notato un’ antica ricetta vicentina e allora è scattata in me l’idea di scrivere qui qualcosa sull’origine di questa torta, anche se non si sa molto della sua storia e del perché si chiamasse così. Vi dirò quanto è di mia conoscenza, essendo io una vicentina doc.

Il titolo non faccia venire cattivi pensieri. La "putana" in questione non turberebbe i sonni nemmeno della, compianta da alcuni e vituperata da altri, senatrice Angelina Merlin, perché anzi, essendo lei stessa veneta, ne apprezzerebbe molto le qualità.

La "putana" è un dolce di origini antichissime e viene preparato in un recipiente chiamato "covercio" e posto sotto le braci del camino, quando ancora nelle vecchie case, specie di campagna, si cucinava sul fuoco vivo del grande camino, il "fogolar" simbolo dell'unità familiare. Era fatta con ingredienti poveri, spesso con solo quello che si aveva in casa, proprio per questo le ricette che si trovano in giro sono molto diverse l'una dall'altra (perché tramandate di generazione in generazione): alcuni mettevano la grappa e altri no, spesso si trovavano le noci, a volte si usavano solo le mele e altre volte solo le pere.

Il periodo in cui veniva preparato era quello invernale, in genere dopo le feste natalizie.

La ricetta è della zona vicentina dove "Na feta de putana, un bicer de vin dolse e un bon cafè" è a tutt'oggi il modo migliore di dare il benvenuto agli ospiti.

Così faceva la mia amica Fiorella che, preparata la torta, telefonava agli amici e diceva: ''go fato la putana'' ......e le risate non mancavano! Certo è che quando lo diceva lei, sapevamo si trattava della torta ma se lo sentivamo dire da quella ''gentil signorina'' che frequentava la zona di Ponte Furo e che tutti conoscevamo con il nome di Celestina, di sicuro capivamo ben altro e lascio a voi l'immaginazione!

Una variante è la torta “putana gentile” fatta col pane raffermo, anzicchè con i due tipi di farina. Eccovi come pare sia nato il nome.

L'origine di questo nome pittoresco
Torta putana

Torta putana

attribuito a una torta sembra risalire agli anni immediati del dopoguerra.

Un noto ristoratore di Piazza delle Erbe, a Vicenza, aveva creato una torta - derivazione del "maccafame", antico dolce popolare vicentino - e non aveva ancora trovato un nome da darle.

Frequentatore assiduo del suo ristorante, tutte le sere, era un distinto signore, piuttosto taciturno, sempre vestito elegantemente di scuro.

Come allora succedeva spesso, improvvisamente mancò la luce e, essendo novembre e già buio, il locale piombò nell'oscurità più completa.

Un attimo di silenzio, poi un violento fracasso di piatti rotti.

Riapparve la luce.

Un cameriere che stava portando una torta in sala era inciampato, il piatto era volato fracassandosi mentre il dolce si era posato intatto sul piatto del distinto signore.

"La putana!", esclamò costui, e forse fu l'unica parola sconveniente che avesse mai pronunciato in pubblico.

A questo punto il ristoratore, con un grande sorriso, esclamò:

"Ecco il nome per la mia torta!".

Questa "putana gentile" è una versione ingentilita di quella famosa torta.

Questa la ricetta:

 INGREDIENTI (per 8 persone)

-250 gr. di pane raffermo

 -200 gr. di zucchero

-100 gr. di burro più quello per imburrare la tortiera

-100 gr. di cedrini

-50 gr. di uvetta sultaninia

-5 uova

-1 litro di latte

-rhum

-la scorza grattugiata di 1/2 limone (solo la parte gialla)

-la scorza grattugiata di 1/2 arancia (solo la parte arancione)

-lievito

-pangrattato

-fecola di patate

 LA PREPARAZIONE

La sera prima affettate il più finemente possibile il pane raffermo e mettetelo in una capace ciotola. Irroratelo con il latte intiepidito, coprite con un canovaccio e tenetelo sino al giorno dopo in un luogo fresco e asciutto. Il mattino successivo sbattete energicamente il pane, che avrà assorbito tutto il latte, con una frusta in modo da ottenere una specie di crema bianca e omogenea. Unitevi, una alla volta, le uova intere, quindi lo zucchero, due cucchiaiate di rhum, la scorza grattugiata degli agrumi, il burro sciolto a bagnomaria, i cedrini tagliati a pezzetti, l'uvetta ammollata in acqua e ben strizzata, una cucchiaiata rasa di fecola di patate mescolata a un pizzico di lievito e fatta scendere a pioggia attraverso un setaccio. Mescolate vigorosamente amalgamando bene il tutto. Imburrate e cospargete di pangrattato una tortiera di 26 cm. di diametro e versatevi il composto. Cuocete la torta in forno a una temperatura di 190°C per circa 50 minuti, sino a quando la superficie sarà ben dorata. Levatela dal forno e lasciatela intiepidire nella tortiera  prima di sformarla. E' ottima sia tiepida che fredda.467636143_52407bf18511

Vini consigliati: prosecco o moscato

 

 

 

NOTA

A riguardo del ''covercio'', tutti i siti internet danno questo nome al recipiente per preparare la torta ma, da quello che so io, il significato di covercio o coercio è ''coperchio''. Non vedo nessun nesso con il recipiente e non credo sia nemmeno chiamato così perchè è simile ad un piatto (cioè basso). Come potete osservare la torta diventa alta e non potrebbe essere contenuta in una forma liscia e bassa. Mi riservo di chiedere alle signore molto più anziane il nome del recipiente.