CHIEDO CORTESEMENTE A TUTTI I LETTORI DI QUESTO BLOG DI MODERARE UN PO' I TONI ED EVITARE DI SCRIVERE LUNGHI MONOLOGHI SUL RULLO DI CHAT. NON MI RIFERISCO A NESSUNO IN PARTICOLARE MA A TUTTI IN GENERALE. LA CHAT SERVE PER CHIACCHIERARE, SCAMBIARSI NOTIZIE, OPINIONI, PENSIERI, OVVIAMENTE NEL RISPETTO DELLE REGOLE DI EDUCAZIONE E CIVILTA'. NON POSSIAMO PRETENDERE CHE TUTTI LA PENSINO COME NOI MA GENERARE DIATRIBE STERILI PORTANDOLE AVANTI PER GIORNI, O ADDIRITTURA MESI, TROVO SIA COSA SCIOCCA, INFANTILE E ALQUANTO DISPERSIVA IN UNA COMUNITA' COSTITUITA DA PERSONE DIVERSAMENTE GIOVANI. PERTANTO, PREGO CHIUNQUE VOGLIA COMUNICARE IL PROPRIO PENSIERO DI NON SCRIVERLO IN CHAT MA POSTARLO QUI COME COMMENTO. PROVVEDERO' A MODERARE TUTTI I COMMENTI TRANNE QUELLI CONTENENTI OFFESE DIRETTE A PERSONE.-------------------------------------------------------------------
GRAZIE A TUTTI----------------------------------------------
Francesca
- Non mi ricordo più le cose. Non mi ricordo più niente. Il mondo prima, la quotidianità, è tutto distante, sfocato.
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- È normale. Sta resettando.
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- Resettando?
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- Ma certo, il suo cervello si era scordato com'era vivere normalmente e adesso poco a poco si sta ripigliando. Sapesse quanti oggi non si ricordavano come ordinare un cappuccino e un cornetto.
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- Senta, ma lei se lo ricorda?
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- Cosa?
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- Com'eravamo prima, prima di tutto questo.
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- Vagamente.
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- Me lo può raccontare?
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- Senta io dovrei…
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- La prego.
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- Va bene. Com'eravamo. Com'eravamo… come glielo spiego. Eravamo belli, Eravamo belli, dotto'. E liberi, liberi come l'aria. Eravamo ingegneri, dotti, biologi, giuristi, politici, allenatori, spesso nello stesso momento. Non ce ne fregava di niente, ma volevamo lo stesso dare il nostro parere su tutto. Eravamo ipocriti di un'ipocrisia spensierata che sapeva di pomeriggi d'estate. Forti con i deboli e deboli con i forti attraversavamo la vita pensando a una sola cosa, la nostra felicità. Nel mondo di prima tutti avevano diritto a un'opinione anche i più stupidi, anche quelli che non l'avevano costruita, l'avevano trovata per terra o se l'erano inventata. E quell'opinione era sacra. Guai a metterla in discussione quell'opinione. Eravamo coraggiosi dietro schermi e parabrezza, compassionevoli con ogni animale domestico e bastardi con tutto il resto. Eravamo a favore di così tante cose che una doveva essere per forza quella giusta. Non cercavamo la conoscenza, perché avevamo già tutta la conoscenza che ci serviva. Ci piaceva commuoverci, perché eravamo anime sensibili e dimenticare in fretta, per non perdere tempo. Avevamo un sacco di tempo libero e lo usavamo per farci stare sul cazzo più cose possibili. Odiavamo e odiavamo da uomini liberi, perché nessuno si permetteva di chiederti di motivare il tuo odio. Ciascuno di noi era il più intelligente, il più furbo, il più divertente della specie e tutti avevamo dei peni enormi, anche le donne. Facevamo a gara per non cambiare mai opinione e vincevamo tutti, sempre. A quei tempi non ci toccava essere cittadini informati o responsabili, non eravamo costretti a vivere nella orrenda schiavitù del senso civico, oppressi dalla fastidiosa coscienza che il benessere altrui dipende anche da noi. Non dovevamo metterci in fila per nessuno. Manco sapevamo cos'era una fila. Potevamo agire spensieratamente e guai a chi ci costringeva a pensare che le nostre azioni potessero avere delle conseguenze. Ci raccontavamo storie, bellissime storie di fantasia su cose lontane e sfocate come giustizia, cambiamenti climatici e uguaglianza di genere. Volevamo essere più buoni, trattare gli altri come noi stessi, creare un mondo migliore per i nostri figli, ma c'era sempre una partita di mezzo, un aperitivo, una cosa urgentissima da fare, un video spassosissimo sulle differenze fra Roma Nord e Roma Sud. Nessuno osava chiederci di essere coerenti, nessuno controllava davvero che facessimo quello che promettevamo di fare e nessuno ci faceva i conti in tasca. Eravamo così felici da permetterci di essere quasi sempre incazzati e avevamo così tanto di tutto quello che volevamo da sentirci in diritto di volerne di più. Eravamo le più belle teste di cazzo che abbiano mai camminato su questo pianeta.
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- Darei tutto per tornare a quei tempi.
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- Ci stiamo lavorando. Sono due e cinquanta.
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- E lo scontrino?
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- Il cosa?
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- Oh, grazie. Grazie davvero.
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(dal blog Non è successo niente)



