scritto da francesca il 29 10 2018

Il mio vecchio maestro di musica, quando mi dava le prime lezioni, esclamava sempre :< Oh ragà! La musica ‘ngentilisce i cori>. Ero ragazzino,e guardavo tutti quei puntini informi del metodo, puntini chiusi, aperti, sgorbi neri, linee e forche che non capivo il significato.

Sembrava che qualcuno si fosse divertito a scarabocchiare dei fogli. In seguito, capii che ogni segno, linea, puntini ecc, avevano un loro preciso significato. Ma quella frase, me la porto sempre nel cuore e nell’animo: La musica ingentilisce i cuori.

E alla mia tenera età, si assaporano ancor di più certe espressioni musicali. Non amo la musica “spaccacervelli”, e mi arrabbio quando certe macchine circolano a tutto volume con motivi che non hanno nulla, se non il fracasso e il disturbo delle genti e, tanta maleducazione. Far parte di un gruppo, di un orchestra, di una banda, è come avere tanti amici che si tengono per mano,perché, se uno di loro “zoppica” traballa tutta l’orchestra. Qualcuno dirà che – scopro l’acqua calda -, ebbene, io vi comunico le mie esperienze, poi fate come volete. Del resto, che la musica serve anche come terapia curativa di certi disturbi, è stranoto.

Immaginate per un momento, di sentire in quella sala o sul palco, trombe, clarinetti, chitarra, violino, tromboni, pianoforte, cantante, fisarmonica , batteria, e, tutti, tutti , uniti per dare il meglio di quel brano, vi sembra poco? E quando il pubblico applaude, in piedi, convinto, ti senti gratificato di aver donato parte di te.

Tutto questo lungo preambolo per dirvi che: quando vi girano le scatole, siete giù di morale, quando qualcuno vi ha fatto arrabbiare durante il giorno, la sera mettetevi sulla poltrona, magari con le cuffie, chiudete gli occhi e, ascoltate il motivo che preferite. Se fate attenzione, sentirete tutti gli strumenti che vi ho elencato. Se poi, è un motivo della gioventù, si rivivono momenti che non si possono scordare. A me fa questo effetto.

La mia non è presunzione amiche e amici, ma è una terapia che non costa nulla e che non fa male allo stomaco o al fegato, ma che fa bene al cervello.

Questa volta non ce la faccio a scrivere maledetto toscano, ma Giulio Salvatori dalla Versilia con amore .

Giulio

scritto da francesca il 22 10 2018

Quello di cui voglio scrivere oggi necessita di una breve premessa. Ve la espongo con questa storiella:

"Un capitano dell'esercito prussiano si ritrovò un giorno a corto di soldi. Decise così di privarsi del suo orologio d'oro da taschino, un oggetto di grande valore tempestato di gemme preziose e così spedì il suo attendente da un noto gioielliere con l'orologio custodito in una scatola e un biglietto col quale gli proponeva l'acquisto. Il gioielliere scrisse una lettera dicendo di essere interessato e fece un'offerta. L'attendente tornò indietro con la missiva e l'orologio ma quando il capitano lesse l'offerta scrisse una risposta al gioielliere dicendogli che avrebbe potuto abbassare le sue pretese solo di pochi rubli ma non oltre quelli. Il gioielliere gli scrisse a sua volta comunicandogli che quella era la sua ultima offerta e se non l'avesse accettata avrebbe potuto anche aprire il pacchetto e riprendersi l'orologio. Cosa che il capitano fece, ma quando aprì il pacchetto, insieme al prezioso orologio trovò un altro bigliettino del gioielliere. C'era scritto: " E va bene, accetto il suo prezzo".

Non so se questa storiellina sia vera ma è l'atmosfera che descrive ad essere interessante perchè delinea un mondo in via d'estinzione. Quel mondo nel quale molte comunicazioni erano goverate dalla scrittura lenta, quella ragionata che ci costringeva a   mettere in fila i pensieri scrivendoli a mano, belli stesi sulla carta. Quel tipo di scrittura che ci imponeva di rileggerli quei pensieri e magari scriverli meglio, se necessario. Questa modalità non era solamente un esercizio di bella scrittura, significava assumersi un impegno, una responsabilità verso noi stessi e verso le persone con le quali si stava mantenendo una relazione personale o professionale.

Oggi il nostro modo di scrivere è cambiato con l'aumento della velocità con cui comunichiamo e il mezzo che utilizziamo ha finito per modificare il contenuto.

Che cosa ne è delle nostre povere vite governate oggi dalla velocità? Il nostro modo di comunicare con gli altri è completamente cambiato. Le relazioni personali, professionali, amorose sono state stravolte dai mezzi con cui veicoliamo le nostre parole ed i nostri messaggi, di qualunque tipo essi siano.

Il punto è: possiamo delegare alle macchine la complessità delle relazioni personali? La loro fragilità e magari la delicatezza di certe comunicazioni? Possamo comunicare la scomparsa di una persona cara con un sms? Nell'epoca in cui i nostri contatti, inclusi quelli più intimi, sono condensati in un messaggino o nelle 140 battute di un tweet, tutto viene veicolato attraverso la fibra ottica, l'amore, la salute, il lavoro.

Ricordo una notizia che fece scalpore qualche tempo fa. La Corte d'Appello di Roma ritenne legittimo il licenziamento di una dipendente comunicato via WhatsApp. Per i giudici romani la comunicazione di licenziamento fatta attraverso WhatsApp, equivale ad una raccomandata con ricevuta di ritorno (????).

Bisogna adeguarsi ai tempi? Questo vogliono comunicarci anche i magistrati?

Non voglio apparire irrimediabilmente nostalgica e non sono rimasta legata all'immagine della penna e del calamaio, ma l'idea che una persona possa scoprire di aver perso il lavoro e di essere stato licenziato dando un'occhiata distratta ad un messaggino mentre sta prendendo il caffè prima di uscire di casa, è una cosa che francamente mi mette i brividi. E nello stesso tempo mi costringe a riflettere sull'idea di moderno. E' questo lo scotto da pagare in cambio della comodità di avere strumenti di relazione sempre più sofisticati e disponibili?

Davanti alla mostruosità di vedere il proprio futuro cancellato con un tweet è davvero troppo sognare di tornare alla vecchia comunicazione fatta di parole e di sguardi? Ma di sguardi veri intendo, non di faccine gialle col sorriso o con la bocca in giù che dovrebbero sostituirli.

Francesca