scritto da francesca il 14 07 2018
          Non frequento i bar, ma quella mattina , prima di andare a vedere il mio piccolo frutteto, decisi di prendermi un cappuccino e una pasta. Mi sistemai nell’ultimo tavolo nell’angolo e guardavo quante persone, al mattino, fanno colazione al bar, credo sia un'abitudine di molti. Preferisco la mia tradizionale tazzona di caffè e latte a casa con pane tostato e marmellata. Mentre mi gusto tranquillo il tutto, si avvicina un signore e si siede al mio tavolo. Abbozzo un buon giorno con la testa perché la bocca è occupata. Non mi risponde e mi fissa intensamente: le altre persone guardano e sorridono, non capisco il perché.             Poi inizia a parlare: < Caro Mario, è tanto che non ti vedevo, mi fa proprio piacere incontrarti di mattina. Come stai? Ti vedo proprio bene! Sai, io ho già fatto colazione a casa: pane, lardo, e un bicchierotto di vino. Qui piglio solo un caffè corretto a grappa. Ti dispiace se fumo? Dopo il caffè, non ne posso fare a meno di una sigaretta, me lo richiede proprio il sangue.> E come facevo a dire che non si può fumare. Cosa potevo dire? Non lo conoscevo e, pertanto, continuai a sorseggiare il cappuccino e mangiare la pasta. Dissi solamente che non mi chiamavo Mario. Si mise a ridere sonoramente e tutti, ma proprio tutti, si misero a ridere. Rimasi calmo e lo guardai negli occhi: < Le ho detto che non mi chiamo Mario, mi confonde con un’altra persona, forse mi somiglia> Sembrava Panariello, con un forte accento versiliese: < Mariannaladra, Maremmacane, io bonino, mi pigli anche per i fondelli? Mario, oh Mariooo, ma un ci fa così, ma un mi riconosci? Sono Alvaro! Al- va- ro ! Hai capito ? > Ma te guarda chi dovevo incontrare, non sapevo più se era lui ad avere ragione o io che non ricordavo. Cercai di frugare nella memoria, ma quella persona, non la conoscevo per nulla. Dissi se potevo offrire un caffè, ma lui mi anticipò gridando: < Franco, Francoooo, portami un bersagliereeeee > Franco, il barista, gli portò un bicchierotto di questo bersagliere.         Dall’odore si sentiva che era un insieme di vino, aperitivo, cognac…insomma un miscuglio di roba forte. Si portò il bicchiere alla bocca e lo scolò d’un fiato. < Grazie Mario, come hai fatto a sapere che avevo sete? Vedi che mi conosci? Abbiamo passato tanto tempo insieme, ciao, salutami la zia Rosaria>         Inutile dirgli che delle zie che si chiamassero Rosaria io non ne avevo. Pagai il conto e mentre uscivo dal bar, qualcuno alle spalle disse: < Stamani è toccata a te>. Mi avviai verso la macchina, poco lontano, Alvaro canticchiava felice. Il caffè corretto a grappa e il “bersagliere” iniziavano a fare effetto.

 

Giulio

scritto da francesca il 8 07 2018
In Eldy , più o meno , siamo tutti anziani e non so quanti hanno la fortuna d'avere ancora la mamma , io l'ho persa in questi giorni di dieci anni fa , aveva 94 anni . Certe volte , alla sera , quando dopo cena mi siedo davanti alla televisione , in modo distratto penso : "ho telefonato oggi a mia madre ?" Come se il legame non potesse mai annullarsi con la morte , infatti che cosa c'entra la scomparsa , con i ricordi , gli affetti ancora vivi sulla pelle , l'amore per la propria mamma. Alla sera a letto nel buio , tendo ancora la mano per cercare di sentire un movimento , un lieve soffio d'aria , che mi dia la sensazione che è ancora lì a tutelare il suo ottantenne bambino. La mamma ce la portiamo dentro perché quel cordone ombelicale che è stato tagliato alla nascita , idealmente non si è mai spezzato . Non importa se una madre è bella o brutta, difficoltosa o saggia, sana e disponibile o malata e scostante , è la tua carne , siamo il suo ventre , siamo le sue lacrime , il suo sorriso , la sua mano che alla fine stanca stringi finché il freddo della morte la rende inanimata nella tua. Mamma , maman , mamae , moèder , mùtter , mami, mamicka , mama , mam , è il primo fonema del bambino ma...ma ...in tutte le lingue in tutti i luoghi , il primo viso che vediamo , il primo contatto fisico che abbiamo , la prima sensazione vitale con il suo latte.   Non sono un credente e non penso che Giuseppe Ungaretti lo fosse almeno nell'accezione del termine , ma vorrei proporre la sua poesia "la madre" , per pensare che in un possibile "dopo" le madri ci saranno per proteggerci anche di fronte al giudizio di Dio.        

Franco