scritto da francesca il 3 01 2018
Ho tante lacune, tanti difetti, ma ho anche un pregio: mantengo sempre la parola data. Vi dissi che per un po’ di tempo sarei sparito e sento ancora il vostro brontolio contento che diceva: “ era ora ! “. Stamani ho deciso di spalancare le porte del mio rifugio: sarete miei ospiti. Prima di entrare, aspettate un attimo che devo fare un po’ di largo: ci sono anche dei cavi elettrici per il pavimento e potreste inciampare. Non mi chiedete a cosa servono, lo vedrete.
Voglio rimettere a posto la “sala musica” perché c’è troppa confusione, così dicono le mie donne. Non è esattamente una sala musica, né un salotto: ma una semplice stanza, la mia stanza, nella quale rimpiatto e conservo tutte le mie cose. Per me è ordinata come un giardino ben curato; per altri, invece, è un disastro. Sono sicuro che la pensate come me.

Ci sono solamente due sax contralto posati sul trespolo di sostegno, due chitarre, una tastiera, qualche flauto dolce, e due leggii. Appiccate alle pareti, quattro casse che quando sono in funzione trema anche la casa. Sul mobiletto il mixer, lettore cd, amplificatore, cuffie e spartiti di varie musiche adagiati sulle mensole sparpagliati in perfetto disordine ch’io possa subito vederli.
Una scrivania con il diabolico computer, stampante e relativa poltroncina. Mensole con dei libri e targhe, coppe, attestati ecc. C’è anche una piccola bandiera tricolore con un nastro azzurro fissata nell’angolo. Attenzione, conservo in una teca anche una pistola da caricare con pallettoni e fiaschetta per le polveri, pare che fosse di un mio antenato: Chissà come è arrivata a me.
Un lettino che funge da divano con orsetti, bamboline, spazzole, specchietti e casine delle bambole della piccola principessa: ha imparato dal nonno. Non date ragione alla gendarmeria domestica, esagera sempre. Sono uno che sfiora la perfezione, ogni cosa è al suo posto, proprio come la voglio io. Quando ci mettono le mani le figlie a mia insaputa con quei prodotti puzzolenti “mangia polvere”, credendo di fare cosa buona e giusta, per un mese ho l’asma, la tachicardia e non trovo più nulla. Nulla! Sento che cominciate ad essere solidali. Tutto questo preambolo per entrare nel concetto della mia ospitalità nei vostri confronti.
Sapete perché vi dico queste cose? Non è che sono solo io ad avere uno spazio, un salotto, o una libreria: in ogni casa ognuno si crea il suo angolino. Il mio pensiero va oltre: qui, sono passati gli anni, qui ho trovato il tempo da dedicare agli altri, qui mi sono cimentato con la musica, qui sono nati i miei scritti: le mie semplici pubblicazioni.
Forse, forse, ho creato qualcosa di interessante? Non lo so, non spetta a me dare certe valutazioni.

Una vita scorre davanti ai miei occhi, quei bambini e bambine nelle foto, ormai sono persone adulte. Ecco che gioia e amarezza si mescolano, il tempo passa inesorabile. E in questo spazio, quando mi va, prendo il mio ferraccio e suono. Le persiane dei vicini di casa sbadigliano, si aprono, non si fanno vedere, ma so che stanno ascoltando. Vivacizzo il borgo e mi manderanno anche a qualche accidente.
E ritrovo la voglia di comunicare, incontro amiche e amici che affiorano fra le righe con sorrisi e pacche sulle spalle. E immagino persone lontane che conosco solo virtualmente e mi sopportano con le battute alla Panariello, o come si dice noi: con delle bischerate.
Ma so che mi apprezzano, spero, per la mia parlata ruspante, Toscana, versiliese, scevra di fronzoli. E penso anche alla buona Francesca che cerca di postare il mio racconto cercando qualche foto appropriata, perché sa che sono un soggetto scontroso e noioso. Poi ti dice : < Guarda un po’ se ti garba? > ( Ha imparato l’italiano, non dice più – ti piace- ) E come faccio a dirle di no, chissà quanto ha girato in Internet. E aspetti con piacere qualche commento, non tanto per la critica ma per vedere se sarà di loro gradimento. Ecco che questa sala, come dice una nota canzone della mia gioventù: “… questa stanza non ha più pareti, ma alberi, alberi infiniti…” Ma s’affaccia lungo il balcone dello Stivale e incontra Amiche e Amici di una Valle che suona come una favola: Eldy.
Non faccio nomi perché dimenticherei sicuramente qualcuna o qualcuno. Questo è il motivo perché vi ho fatto entrare nella mia sala musica. Insieme mi avete aiutato a scrivere queste riflessioni. Uno zibaldone alla versiliese che Vi dono con piacere e affetto. E, grazie della visita.

Giulio - Il solito Maledetto Toscano